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Non capisco come ancora ci sia della gente disposta a offendere, giudicare e condannare in nome di un Vangelo che, di per sé, quasi mai si è espressamente pronunciato su quest'aspetto comportamentale della vita dell'uomo. Anzi!
La seconda lettera ai Corinzi, l’outing di San Paolo Apostolo.
In effetti, l'Apostolo, imbevuto di dottrina ebraica, è la voce più esplicita e nota levatasi dall'austero banco della Sinagoga a condannare un "way of life" estremamente diffuso e accettato prima nel mondo greco e poi, per tradizione, nel mondo romano. Ma Paolo non condannava l'omosessualità in sé. Preoccupato di apparire ortodosso al severo giudizio delle comunità ebraiche, la indicò come uno stile disordinato solo ed esclusivamente per criticare la società romana (di cui Egli faceva parte), responsabile dell'occupazione della Palestina e di una scarsa tolleranza religiosa nei confronti della Sinagoga. Nell'estate dell'anno 70 d.C. Tito Flavio Vespasiano doma nel sangue la rivolta giudaica e passerà alla storia per avere distrutto per sempre il segno millenario e irrinunciabile della loro fede: il Tempio, casa di Dio in mezzo al suo popolo. Fu, secondo l'opinione più documentata e recente, un imperdonabile errore al quale l'imperatore era sicuramente estraneo. Paolo scrive le prime lettere a partire dall'anno cinquanta. In piena crisi, dunque. Era per ciò necessario operare un distinguo tra l'intransigenza del costume ebraico e la calda lascivia della vita romana fatta di feste, di divertimenti, di riti orgiastici e permissivi. Lui stesso, in privato, si abbandonerà a sfoghi intimi e personali, di chiara matrice omosessuale, ricalcando una condotta civile romana perfettamente legale e accettata. Per questo avrà parole affettuosissime nei confronti dei suoi discepoli-compagni, delle cui vite disporrà come in un vero e proprio legame esistenziale.
Lascerà circoncidere Tito per spegnere le grosse critiche mossegli dai giudaizzanti, mentre aveva imposto a Timoteo la circoncisione per "cancellare" l'origine greca della sua paternità. In una delirante e disperata confessione nella lettera ai Corinzi 2 scriverà che Satana gli ha posto una spina nel fianco, un angelo vicino a schiaffeggiarlo perché non insuperbisse. Questo passo, molto oscuro ed equivoco, da sempre è stato ritenuto come una vera e propria confessione della propria debolezza carnale, di una mai sopita concupiscenza, di un'affettività forte e tormentata che mai seppe spegnere. Il quadro clinico generale, evidenziato dalle lettere ritenute universalmente autentiche, tramanda l'immagine funambolica di un uomo divorato dalla sua stessa carne. Così si giustifica l'accanimento verbale contro le libere pratiche sessuali del tempo.
Nel secolo passato un noto intellettuale francese Roger Peyrefitte pubblicamente accusò un altro grande intellettuale italiano, eletto poi romano pontefice, di omosessualità. Lo fece senza peli sulla lingua, attraverso una nota e diffusa testata giornalistica nazionale, sfidando l'uomo di Dio a fare outing. Quell'uomo non rispose. Non si difese. Non confermò. Dopo la sua morte apprendemmo che, spesso, portava il cilicio. Una pratica inusuale per i tempi moderni.
Non credo alle accuse millantate dal Peyrefitte, però che cosa avrebbe tolto all'uomo di Dio la sua natura omosessuale? Nulla. Assolutamente nulla. La sua ricerca di Dio fu autentica come tormentata fu la sua risposta umana e la sua fede.
L'uomo è stato creato per dare gloria a Dio. Nella sua interezza, nella sua natura. I Vangeli quasi neppure sfiorano, in quanto catechesi della prima Chiesa, questo problema. Il pensiero del Cristo, che essi raccolgono, si mantiene distante e lontano. Prudentemente lontano.
Fermo restando il divieto imposto da molti credi religiosi, io penso che la natura non abbia bisogno di una sessualità che si completi per riprodursi. Non avrebbero senso le migliaia di specie ermafrodite che popolano, insieme con noi, il nostro pianeta. Non avrebbero senso i legami omosessuali ben chiari ed evidenti esistenti in tutte le specie. Reputo una favola per bambini l'assunto, profetizzato da qualcuno come minaccia, di un'estinzione della specie in assenza di rapporti etero.
Secondo me (ma anche secondo un'opinione scientifica internazionalmente molto diffusa) l'omosessualità deve essere interpretata come un sentire differente e univoco: la soddisfazione di un bisogno.
Rifiuto gli eccessi, peraltro eccessivamente colorati, caratteristici di manifestazioni come il Gay Pride, pur accettando che simili eventi accadano in ricordo di una discriminazione che mai più, mai più dovrà essere operata dalla mente degli uomini.
Un Uomo Libero
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