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giovedì, 08 ottobre 2009
Siamo tutti uguali davanti alla Legge. La realtà purtroppo è ben diversa: i cittadini di “quest’Italia” non sono mai stati “uguali” davanti a “questa Legge”. Basti pensare al delitto Cogne, ad esempio, dove tutte le prove, e prime delle prove gli indizi, e prima degli indizi le tracce, e prima ancora delle tracce le evidenze, e le circostanze, e le congiunture, e la fermata dell’auobus e le macchie di sangue, e il pigiama, e l’arma mai trovata e tutto e più di tutto portavano spudoratamente alla mamma del bimbo ucciso come autrice del delitto con certezza inconfutabile, ecco che la politica ci mette la mano, bipartisan, i soldi e pure la difesa -l’omicida, per chi non lo sapesse, è parente, forse anche stretto, di un ex presidente del consiglio- e così cambiano scenari, mutano le ipotesi, il luminor del RIS fa cilecca, il pigiama è troppo stretto, il sangue diviene acqua, l’opinione pubblica si distrae, si ritarda il tutto, si mischiano le carte, si va a processo, con calma, e si edulcora la sentenza -il colpevole la mamma era e la mamma è rimasta- che avviene non per direttissima come doveva essere, come sarebbe stato, come sarebbe avvenuto se al posto della mamma di Cogne ci fossimo stati noi, comuni mortali, semplici cittadini, uguali davanti alla Legge.  Un periodo troppo lungo, stancante, pieno di virgole, senza punti d’interruzione, e con un'offesa alla coscienza: uguali? A capo.

Oggi, 7 Ottobre 2009 la consulta dichiara incostituzionale il Lodo Alfano. Giustissima decisione, non c’è nulla da dire. Per noi “costituzionalisti” da bar dello sport la sentenza è ineccepibile. Lo scudo Alfano è illegittimo. Siamo tutti uguali davanti alla legge. Tutti, nessuno escluso. Anche il capo del governo, il primus inter pares,  è un cittadino come altri, uguale agli altri, e come gli altri dev’essere giudicato, come tutti. Come i Pares. Quando il processo si farà, se si farà e come si farà. Basta rileggere l’incipit su Cogne, esplicativo dei pares in giurisprudenza.

Nulla d’inquietante dunque. Il Padreterno non ha chiamato il Presidente Berlusconi a giudizio e nessuna sentenza universale è arrivata dal tribunale dell’eterno, e con le dichiarazioni post lodo, chiamiamolo così, dell’opposizione tutta (tranne Didietro, ops.. DiPietro, ma va bene anche così, Didietro), mi sono reso conto che in queste ore l’Italia ha veramente vissuto il suo triste meriggio dei lunghi coltelli.

Siamo stati a rischio d’insurrezione popolare, italiani contro italiani, pares contro pares. Un clima irrespirabile e rovente, anime sovraeccitate in tenuta da sommossa civile, caldeggiata dall’una e dall’altra parte, da destra e da sinistra, dai giornali e dalle Tv, irresponsabilmente. Bastava poco ed era il patatrac! Abbiamo rischiato il peggio, signori miei: “Che Berlusconi vada avanti per la sua strada, che il Governo continui il suo percorso”. Un commento unanime -deciso con ragionevolezza a tavolino, nulla è stato lasciato al caso- mette tutto e tutti a tacere, cogliendo di sorpresa giornalisti e giornalai, già con l’elmo di Scipio in testa, pronti per la pugna!
Dal PD di Bersani, o di D’alema o di Franceschini, per far contenti tutti, dall’UDC di Casini, un solo grido: “diamoci una regolata ragazzi o qui l’Italia ci scappa di mano”.
Una sentenza non sovverte il voto popolare, niente dimissioni (Bersani), una sentenza non può e non deve avere conseguenze politiche (D’Alema), Berlusconi si occupi adesso dell’Italia e dei problemi degli italiani (Casini). Questa è la democrazia gente, la lezione arriva direttamente dai banchi della politica, sul tavolo dell’opposizione è sceso un velo di coscienza sotto forma di dovere morale nei confronti della libertà civile delle donne e degli uomini di questa Italia che oggi hanno rischiato seriamente di entrare in guerra, inconsapevolmente. Tutto questo il cittadino, inter e super pares, Silvio Berlusconi non lo capirà mai.
Viva L’italia e viva Dio..

 

                                                                                   Socrathe

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Commenti
#1    08 Ottobre 2009 - 12:13
 
Una sola precisazione: la Franzoni di Cogne è solo un'omonima della Franzoni moglie di Prodi:
utente anonimo

#2    08 Ottobre 2009 - 12:13
 
spaicente, ma Annamaria Franzoni non è parente delle moglie di Romano Prodi, solo un caso di omonimia. Invece ricordo che l'avvocato Carlo Taormina era difensore dell'attuale Presidente del Consiglio.
utente anonimo

#3    08 Ottobre 2009 - 14:08
 
beata ignoranza ... ma perchè non ti documenti prima di scrivere certe cazzate ?
utente anonimo

#4    08 Ottobre 2009 - 14:23
 
CHE MENTECATTO QUESTO, SPCRATHE, LEGGI PRIMA POI PENSA, RIFLETTI E POI POI SCRIVI
utente anonimo

#5    08 Ottobre 2009 - 14:29
 
Ha ragione l'autore dell'articolo, la Franzoni è cugina della moglie di Prodi
utente anonimo

#6    08 Ottobre 2009 - 14:40
 
I giornali hanno sempre smentito la notizia della parentela, così come Anna Maria Franzoni ha sempre smentito di essere stata lei l'autrice del delitto. I Franzoni smentiscono tutto, delitti e parentele.
utente anonimo

#7    08 Ottobre 2009 - 15:39
 
confermo che la Franzoni di Cogne non era neanche lontana parente della signora Prodi ..vorrei rammentare che quanto cadde il governo Prodi l'opposizione tutta e cioè tutti i rapresentanti che oggi stanno al governo e che gridano che la sinistra comunista sa solo offendere hanno brindato con grande maleducazione e cattivo gusto con mortadella e schampagne e forse questo la dice lunga dove è cominciato tutto questo odio, ricordo in ultimo che mia moglie con una attività finita male( e qui non parliamo di milioni di euro ).... è stato tolto il diritto di voto per più di sette anni ed è stata condannata a un anno di reclusione, ma mia moglie non aveva come amici i Signori Alfano Ghedini Previti ecc e ha pagato come una delinquente comune... invece per tutti i reati di questo sant'uomo e tutti i processi che deve subire?!?! La colpa è della consulta che sono tutti comunisti....mi auguro che paghi come è giusto che paghi e che non vaa tutto a finire a puttane ...pardon escort come per un suo illustre predecessore tale Andreotti!!!!!!
utente anonimo

#8    08 Ottobre 2009 - 17:37
 
Il processo della nipote di Romano Prodi, Anna Maria Franzoni è stato pagato con i soldi libici e le tangenti Aquitania. In rete non c'è uno straccio di smentita ufficiale da parte della famiglia Prodi. I documenti che provavano il contrario, ovvero che Anna Maria fosse parente di Flavia Franzoni, moglie di Prodi, sono stati misteriosamente cancellati. Perchè tutto questo?
utente anonimo

Commenti
:::: categoria : guerra civile, delitto cogne, lodo alfano, meriggio dei lunghi coltelli, rivoluzione popolare, manifestazione popolare, scudo alfano, bastava poco ed era il patatrac