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domenica, 30 marzo 2008

L’ambiguità semantica di molti termini a cui faccio ricorso nelle mie “esercitazioni di scrittura” è una vera e propria scelta di campo. Il mio repertorio lessicale -ecco qui un esempio di tautologia voluta, avrei potuto scrivere più semplicemente “il mio vocabolario”-, arricchisce il percorso espressivo e magnifica la finezza della nostra lingua ed allo stesso tempo guida il lettore in un “fuori strada” dislessiapieno di equivoche buche. È il caso del termine dislessia, usato in modo improprio in un mio articolo. Mi scrive Attilio Milo  - insegnante - genitore di una ragazzo dislessico - formatore per conto dell'Associazione Italiana Dislessia.

Egr. Socrathe,

scrivo questa mail con l'intenzione di aprire una finestra su di un problema che sembra aver bisogno del vostro aiuto. Il problema di cui parlo è la DISLESSIA o, meglio, i Disturbi Specifici d'Apprendimento.

La dislessia è un disturbo dell'apprendimento di origine genetica che riguarda la difficoltà di lettura, scrittura e calcolo. Non è causata da un deficit di intelligenza (anzi, i bambini dislessici sono, il più delle volte, molto intelligenti, vivaci e creativi), né da problemi ambientali o psicologici (che, invece, ne sono una conseguenza: perdita di fiducia nelle proprie capacità, mancanza di autostima, comportamenti sociali alterati, chiusura in se stessi, difficoltà di comunicazione…).

In Italia i dislessici sono 1.500.000, numero considerevole che non giustifica l'ignoranza e lo scarso interesse che il problema riscuote.

Le famiglie sono spesso sole nell'affrontare il problema e gli enti scolastici non sono il più delle volte in grado di supportare e venire incontro alle esigenze di questi studenti particolari che, invece, se ben guidati e indirizzati, potrebbero venire a capo delle loro difficoltà.

E' ormai scientificamente provato che la dislessia sia un disturbo causato da disfunzioni neurologiche derivanti da alterazioni genetiche (una semplice ricerca "dislessia+genetica" sul web potrà darne conferma).

Malgrado ciò la dislessia non è una malattia, ma un disturbo che colpisce un bambino in ogni classe (3-5% della popolazione scolastica); non esistono medicine che possano curare il disturbo, si possono attuare strategie di apprendimento (e di insegnamento) diversificate.

Perchè proprio qui sta il punto: ragazzi dall'intelligenza normale (a volte superiore), integri dal punto di vista fisico e neurologico, hanno un diverso modo di apprendere, non legato alla letto-scrittura, ma ad altri canali diciamo così "meno tradizionali".

Nel mondo anglosassone, dove il problema è stato scoperto molto tempo prima che da noi, è ormai normale parlare di dislessia e stili di apprendimento differenti: molti nomi noti nel campo della politica, del cinema, dell'arte, della musica e della scienza hanno ammesso di essere dislessici e di aver avuto difficoltà nel loro percorso scolastico. Malgrado ciò, una volta usciti dalla scuola, hanno potuto mostrare il loro valore.

Ma quanti non possono avere le stesse possibilità a causa di "maestri" ottusi che non vogliono adattare il loro stile di insegnamento allo stile di apprendimento di questi ragazzi?

E' proprio per informare in primis gli insegnanti e dare sollievo ai genitori e ai dislessici stessi che da 10 anni l'Associazione Italiana Dislessia si occupa del problema. Divulgando informazione, non farmaci o psicoterapie! E' un lavoro lento e metodico che si avvale di formatori del mondo scolastico, di genitori sensibili e di dislessici adulti (che hanno cioè lasciato il mondo della scuola) che portano la loro esperienza.

Su internet è possibile reperire informazione sul sito ufficiale (www.aiditalia.org) dell'associazione e sul forum (www.dislessia.org/forum/) nel quale scrivono genitori, insegnanti, tecnici sanitari e dislessici (qui anche non adulti).

Se avrà l'occasione di visitarlo si accorgerà che è una bella comunità solidale e superinformata, dove tutti sono accolti e non si dà importanza agli eventuali errori di scrittura (sarebbe assurdo!).

Scrivo nella speranza che un vostro accenno al problema possa arrivare ad un gran numero di persone e ci aiuti nell'opera di informazione che stiamo attuando.

Sono certo che accoglierà la mia sollecitazione e, con piacere, La saluto.

 

Attilio Milo

__________

A tutti gli insegnanti: corrigenda enim sunt peccata non reprehendenda..

Socrathe

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domenica, 16 marzo 2008

la Duchessa vede “i ruderi del Teatro Balbo, il terzo anfiteatro dove un tempo antichi guerrieri scendevano nell’arenala Duchessa vede “i ruderi del Teatro Balbo, il terzo anfiteatro dove un tempo antichi guerrieri scendevano nell’arena..”. Il trentennale del rapimento dell’Onorevole Moro accende la fiamma di una memoria, solida, resistente, condivisa; di un mistero ancora insoluto, segretato per troppi anni dagli “omissis” di Stato, di una storia fragile, contraddittoria, incerta, ancora precaria. È giunta l’ora di fare i conti con il nostro passato. La storia top secret del caso Moro è dentro più di 100 faldoni coperti dal Segreto di Stato e custoditi in un armadio blindato degli archivi della commissione Stragi. Era il 1998 quando il Presidente di quella Commissione, Giovanni Pellegrino, affermava: «Siamo vicini ad una svolta, so cose che non posso dire e che non direi neppure in seduta segreta alla commissione stragi» Il Senatore Pellegrino aveva appena ricevuto dall’allora Ministro dell’Interno Giorgio Napolitano, documenti «non portati a conoscenza dell’autorità giudiziaria», di «atti di elevata classifica», perciò da «considerarsi di vietata divulgazione». Un vero e proprio tesoro, custodito tra i fascicoli provenienti dal Sisde e dal Sismi, e coperti dal Segreto di Stato. Cosa nascondono quei documenti di così inquietante? Gli articoli di questi giorni per commemorare il luttuoso evento del 16 marzo 1978, hanno solo sottolineato una verità partecipata e patteggiata. “Sottratte le ragioni e i responsabili, chi ha ucciso quegli uomini e perché?” Sulla lapide di via Fani non c'è scritto. Come se non potesse essere ancora scritto”. Come se ancora non se ne potesse fare "storia". Come se fosse qualcosa di troppo azzardato da scrivere, o meglio, da riscrivere. Proviamo ad aprire il forziere delle verità taciute.

Le siepi di Via Fani, in quel tiepido mattino del 16 Marzo 1978, furono l’unico testimone oculare del massacro degli agenti di scorta e del rapimento dello statista della DC. Uomini con impermeabili blu e berretti da piloti dell'Alitalia, uscirono da dietro il verde pitosforo che costeggia la strada fino all’incrocio, armati di pistole e  M12. Spararono 91 proiettili contro gli uomini della scorta di Moro, annientati in una manciata di secondi. Tre Poliziotti e due Carabinieri: cinque vite. siepi di via fani, pitosforoA ricordare i custodi di Moro ai posteri sarà solo una semplice lapide, impressa sul muro tufaceo e protetta da un vetro di inaccettabile mistero. Un’esecuzione perfetta, chirurgica, per mano di due Killer professionisti. La maggior parte dei tiri, sparati dai due lati della strada e da due sole armi, andarono tutti a segno. Nessun colpo sprecato. Un’azione da manuale. Un attacco militare di estrema precisione. Il Presidente Moro uscirà con le proprie gambe dalla Fiat 130, incolume. La pioggia di fuoco non provò nemmeno a sfiorarlo. I proiettili usati erano di tipo speciale, di quelli in dotazione a forze statali militari non convenzionali. Gli stessi ritrovati, anni dopo, nei sotterranei del Ministero della Sanità, l’arsenale della Banda della Magliana. Nelle cinque edizioni del processo nulla di questo è mai emerso; le siepi non sono state chiamate a testimoniare. Una strana “smemoratezza”. «Il Presidente Moro fu rapito e tenuto in ostaggio per cinquantacinque giorni in Via Camillo Montalcini, zona Magliana». Ce l’hanno detto e scritto in tutte le salse, qualche giudice ci ha pure creduto. Ma è solo una verità processuale. Il che non vuol dire che è la verità assoluta. L’unico dato certo è che il demiurgo del compromesso storico –quella mattina del 16 marzo 1978- fu rapito. Ma il Presidente Moro fu sequestrato due volte nei cinquantacinque giorni che seguirono alla strage di Via Fani. Nessuno ha mai provato a confessarlo ai magistrati succedutisi alla conduzione del processo. La prima custodia si chiuse di fatto il 18 aprile quando il sequestro subì una svolta decisiva. La sprovveduta brigata che aveva accudito il prigioniero per un mese, fu attaccata da un falco rapace e senza scrupoli. Il covo di via Gradoli –un appartamento in uno stabile conosciutissimo ai servizi segreti italiani- quello per cui il Presidente Prodi scomodò l’anima di Giorgio La Pira in una seduta spiritica, fu “bruciato”. Saltano fuori appunti strategici e nomi. Il falso comunicato numero 7, quello del Lago della “Duchessa”, scritto sotto dettatura da un falsario legato alla Banda della Magliana -con la stessa testina IBM usata nei primi sei comunicati dalle ingenue colombe che tenevano Moro-, completa il quadro. «Noi vi abbiamo in mano, possiamo prendervi in qualsiasi momento». La “colomba” passa la mano, si alza dal tavolo da gioco, e lascia il piatto al “falco”, in una partita a poker giocata dalle stesse persone che scrissero con largo anticipo le sorti del Presidente della Dc nelle pagine dei due piani Victor (Moro vivo) e Mike (Moro morto). Da quel momento in poi fino alle 7.00 del mattino del 9 Maggio 1978, Moro, fu nelle mani degli alfieri del suo triste epilogo. Dove? Mino Pecorelli -due settimane dopo il ritrovamento del cadavere del Presidente della DC- scriveva di una “bionda Duchessa” in un trafiletto del suo giornale: “la Duchessa vede “i ruderi del Teatro Balbo, il terzo anfiteatro dove un tempo antichi guerrieri scendevano nell’arena.. ” «Chissà cosa c’era nel destino di Moro perché la sua morte fosse scoperta proprio contro quel muro». L’allusione a Gladio è rivelata senza indugio dalle parole del trafiletto del fantacronistico giornalista. Pecorelli fu ucciso nel Marzo del 1979 con quattro colpi di pistola calibro 7,65 caricata con proiettili dello stesso tipo di quelli che sarebbero poi stati trovati nella Santa Barbara della Banda della Magliana, nei sotterranei del Ministero della Sanità. Gli stessi proiettili del tipo “a lunga conservazione” furono rinvenuti nei depositi sotterranei dei Gladiatori. Una semplice coincidenza? Non direi. Ed ancora, Gladio era presente in via Fani, con armi, munizioni, colonnelli e soldati. È superfluo dare un nome al tiratore scelto di quel massacro di Stato. La “Duchessa” era una figura allegorica ricorrente negli scritti di Pecorelli. La Duchessa è presente nel falso comunicato n. 7 di Tony Chichiarelli -un falsario noto per le copie di De Chirico- mente pensante della banda della Magliana. La Duchessa era la proprietaria del palazzo principesco di via Caetani: la prigione del popolo. Nelle fredde stanze del palazzo rimbomba ancora la voce del Presidente della Dc che detta il suo memoriale all’anfitrione, la colomba “del potere più alto”, quella che portò a termine la partita dell’interrogatorio, quella senza volto  ma che un nome l’aveva eccome: Igor Markevitch o meglio Igor Caetani, marito della signora Topazia Caetani, principessa dell’omonima casata, e proprietaria del palazzo nobiliare che si trova all’angolo tra via Caetani e via dei Funari, a venti metri da dove la mattina del 9 maggio ‘78 fu ritrovato il corpo dell’Onorevole Aldo Moro. Un palazzo con il passo carraio e due leoni in pietra nel cortile, che corrispondono alle indicazioni fornite dal fantacronistico Pecorelli. Moro fu rapito due volte ma non fu trasferito mai di carcere. La prigione di Via Montalcini fu solo un set cinematografico per le foto di rito a corredo del memoriale narrato e mai per intero fotocopiato, costruita ad hoc dai “muratori” che lavoravano al piano Morte. Le quindici gocce di atropina che sarebbero servite a narcotizzare il Presidente, per liberarlo, non furono mai somministrate. Ci fu solamente un cambio di guardia alla sua custodia nei cinquantacinque giorni di detenzione: agli angeli bianchi della trattativa e della liberazione subentrarono i demoni neri della fermezza e della morte. Undici colpi, i primi due silenziosi gli altri nove a raffica scrivono la parola fine al sequestro del Presidente. Il costo totale dell’operazione “Moro Morto” fu di 35 Miliardi di lire, pagati dai servizi segreti nel 1984 alla Banda della Magliana, agevolando una rapina “sotto copertura” alla Brink’s Securmark, un deposito che faceva capo a una catena bancaria di Michele Sindona. Sul pavimento del deposito furono rinvenuti sette proiettili calibro 7,62 –lo stesso calibro della pistola usata per l’omicidio Pecorelli- sette piccole catene e sette chiavi ad evidenziare il numero, il Sette, come il falso comunicato del lago della Duchessa. L’ultima  pagina della nostra memoria ricorda una voce al telefono: “Brigate Rosse.. […] Adempiamo alle ultime volontà del presidente comunicando alla famiglia dove potrà trovare il corpo dell' onorevole. Aldo Moro. […] lei deve comunicare alla famiglia che troveranno il corpo dell'onorevole. Aldo Moro in via Caetani. Via Caetani. Lì c'è una Renault 4 rossa. I primi numeri dì targa sono N5."  Ma la storia fu tutta un’altra cosa. Se ci fosse luce, adesso, sarebbe bellissimo.

 

Socrathe, 16 Marzo 2008

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sabato, 08 marzo 2008
Le vedove allegre

Sono vedove le giovani donne del nuovo millennio. Vedove perché sono sempre stressate, vedove perché sono più vitali e non hanno più tempo per nulla, vedove perché non hanno marito o perché l’hanno cacciato. Ma a 40 anni un marito serve sempre. Dopo i 40 anni, avere un marito a casa è cosa assai preziosa.. E chi non ce l’ha lo cerca. Principi azzurri in cerca d’autore state in guardia. Signori mariti e compagni di vedove non più allegre, siete tornati di moda. - Socrathe -

Un articolo di Terry Marocco.

 

Mai come oggi i mariti e i compagni sono tornati in auge, bene rifugio più prezioso del mattone, investimento cui solo una sventata potrebbe rinunciare. Solo fino a qualche anno fa alla domanda «a cosa servono i mariti?» alcune rispondevano alzando gli occhi al cielo: «A portare a casa la confezione da sei dell’acqua». Oggi un marito è oggetto prezioso da tenere e conservare. Guai a mollarlo o vi troverete a incarnare quello che il sociologo Mauro Pecchenino, cattedra allo Iulm e fondatore dell’Osservatorio sulla famiglia e la persona, definisce «l’ultimo tabù italiano: la donna sola, peggio se con figli. Colei da cui ogni uomo desidera fuggire».

Così le donne si sono fatte furbe: «Solo l’8 per cento dopo i 40 anni abbandona il marito e più della metà delle nostre intervistate confessa di volere una cosa sola: la sicurezza» afferma Pecchenino. A costo di passare sopra la pancia, l’alito pesante e la calvizie.

«Una volta trovato il marito si tiene, al limite si cambia, ma intanto si conserva il segnaposto» sostiene Silvia Ronchey, bizantinista.«A 27 come a 37 anni un compagno è indispensabile. Uno spiritoso, che ci tenga compagnia, un bastone per la vecchiaia, insomma quello che per le nostre nonne era una dama di compagnia. Uno chaperon è un must. Certo la scelta più giusta sarebbe il marito gay, che adora fare shopping, e ama le donne. In Gran Bretagna funziona a meraviglia, ma da noi ci sono ancora pregiudizi».

Una cosa è certa: le donne non cercano più Quello Giusto, il principe azzurro, piuttosto quello abbastanza giusto, «The Right Enough». «Bisogna sapersi accontentare» ironizza Erica Jong, la profetessa del femminismo americano, autrice del celebre Paura di volare. «Se volete un uomo ricco, intelligente, che sa ballare il tango e lo fa sei volte a notte, sappiate che non esiste». Anche Ronchey è d’accordo: «Se non volete rimanere sole, se volete scongiurare la sindrome Sarkozy, l’abbandono per la giovane e bella, scegliete un compagno che vi è inferiore, in qualcosa almeno. Seguite l’esempio di Hillary e tenetevi Bill».

Niente Mr Big di Sex and the city, ma piuttosto Tom il marito scemotto di Linette, la più in gamba delle Desperate housewives, quella che con quattro figli riesce a fare la manager e a far funzionare la pizzeria (del suddetto scemotto). E poi i mariti si educano, come spiega Amy Sutherland, giornalista americana che ha passato un anno in una scuola per addestratori di animali esotici.

Nel suo libro appena uscito, What Shamu taught me about life, love and marriage, spiega come i nostri compagni possano essere trattati alla stregua di balenotteri. Un successo strepitoso e un film in arrivo, con massime da imparare a memoria: «Ignorate i suoi comportamenti negativi, se mentre lavate i piatti cerca ossessivamente le chiavi di casa, non ditegli “amore salteranno fuori presto”, non offrite aiuto, ma continuate implacabili a concentrarvi sulle stoviglie» scrive Sutherland. Ma se tira su un calzino sporco dal pavimento senza che voi glielo abbiate chiesto in ginocchio, oppure riesce a farsi la doccia senza che il bagno diventi un lago, è la volta di gratificarlo con lunghi complimenti (o gettandogli un pezzo di pesce, dal momento che di balenottero e non di uomo si tratta).

Sembra una strada dura e per niente romantica, ma è sempre meglio fare l’addestratrice di mariti che trovarsi a 35 anni vestita «all black» con la sigaretta accesa e in pancia solo uno yogurt magro fuori dal bar Radetzky a Milano all’ora dell’aperitivo con le solite tre amiche single.

Le più giovani questo l’hanno capito in fretta e infatti appena possono si sposano. Come Clementina Montezemolo, 27 anni, figlia di Luca Cordero, che il 10 maggio si unirà a Flavio Misciatelli. E lo fanno ostentando una serietà pari solo a quella delle nostre nonne.

«Il matrimonio è una scelta consapevole, il punto d’arrivo e di partenza di una storia. Oggi non è più necessario ed è per questo veramente voluto»: non ha dubbi Federica Gonzato, 24 anni, che tra poco sposerà Ubertino Landi di Chiavenna.

«C’è un ritorno all'ordine, è come se la mia generazione volesse dimenticare gli anni Settanta. Noi figli di divorziati e risposati prendiamo il matrimonio molto seriamente» spiega Caterina Bonvicini, 33 anni, scrittrice (è appena uscito per la Garzanti il suo L’equilibrio degli squali) che convive e presto si sposerà. «Perché ci credo e per precisione, per dare il giusto nome a un rapporto di convivenza, che di fatto è un matrimonio».

Incalza Pecchenino: «Dai 25 ai 35 anni ci si sposa sempre di più. Negli ultimi dieci anni i matrimoni sono calati solo dell’8 per cento. Anche se il 62 per cento non arriva al terzo anno, molti lo affrontano come un master, un’esperienza da mettere in curriculum».

Paola Maugeri, conduttrice televisiva, da Mtv a Scalo 76 su Raidue, davanti alle gioie della maternità (Timo, sette mesi, che allatta anche durante l’intervista) e a due anni di felice convivenza («Amo stirargli le camicie») non ha dubbi: «Un marito serve a tutto. Non c’è carriera per cui rinuncerei al matrimonio. Le donne pensano di poter fare da sole, di essere indipendenti, ma io credo che sia molto sbagliato. In due è meglio».

E la soluzione per trovare l’anima gemella è solo una «molto borghese e conservatrice» secondo Jong, che dall’alto dei suoi quattro mariti vaticina: «Bisogna tornare ai matrimoni combinati, quelli che hanno dominato i secoli, quando i genitori sceglievano qualcuno della tua stessa levatura sociale, con gli stessi gusti, le stesse scuole, le stesse lezioni di pianoforte. Se non lo ami? Con il tempo imparerai a farlo».

 

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giovedì, 21 febbraio 2008
Conosco Gianfranco dai tempi del Toulà. Negli anni 80' era un must sciare a Cortina. E noi ogni anno andavamo a Cortina! Era facile imboscarsi tra le fila dei dipendenti e degli iscritti al Cral del Banco di Sicilia di Palermo e partire. Settimana bianca e gratis! Che bei ricordi.
L'amore per i classici greci e latini portò Gianfranco a seguire Marcello, a Milano, lontano dalla Sicilia, lontano da Cortina, lontano da tutti e da tutto. Da allora non l'ho più sentito. È stato Ministro, Onorevole, Presidente. Quanta strada ha fatto il mio amico Gianfranco. Chissà se custodisce ancora nell'armadio dei suoi ricordi le foto delle randellate in testa, condivise con i crani dei compagni della Fgci di Palermo e beccate ad una manifestazione per uno sciopero dei metalmeccanici alla fine degli anni 70'. Che giorni quelli, e che botte. Allora si era comunisti per il gusto di esserlo. Per la voglia di essere contro e basta. E Gianfranco era comunista, e contro. Degli anni trascorsi nelle umide stanze della sezione del partito è rimasto ben poco. Dal Gianfranco Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana ereditiamo un blog.
I fatti: stamane, interrogavo il motore di ricerca più molestato al mondo riguardo i moti siciliani del 1848, indipendentisti. Salto a piè pari le minchiate di Wikipedia, scorro i primi venti risultati della query, mi blocco. Mi stava venendo quasi un infarto! Gianfranco Micciche: Rivoluzione Siciliana. Ma chi, Gianfranco il mio compagno? l'amico mio Miccichè? Ho pensato, vuoi vedere che quel disgraziato vuole fare le scarpe al fratello di Fidel, a Cuba, nella corsa alla successione presidenziale? Vuoi vedere che Gianfranco è tornato a fare il comunista e ci vuole mettere il cappello a Castro? "per me, oggi, non c’è amore che superi quello per la Sicilia e i siciliani onesti, liberi, coraggiosi e sognatori. Adesso sono con voi per la sfida, dura ma possibile, contro i nemici della libertà e contro gli amanti degli affari loschi!". Questo è proprio un discorso alla Nazione! Da Presidente di una Nazione, mi son detto. Questo è il discorso di Gianfranco ai cubani! Telefono al mio capo per farmi mandare a fare in culo in diretta e consolidare il fatto che fossi sveglio e che non stessi sognando. Tutto regolare, ero sveglio. Gianfranco è il nuovo Presidente di Cuba! Posiziono il mouse sul link, 21 feb 2008 .. Dream? No, truth! , attendo due.. tre.. cinque secondi, non resisto, vado. Sono nel Blog del nuovo Presidente di Cuba! Leggo: "Per me sarà una fatica enorme ma sono convinto di potercela fare, anche da solo (si fa per dire)! Ho parlato con il Presidente Berlusconi..[..]".
Siano lodati i Santi Silvio e Raffaele! Gianfranco è ancora qui con noi, in Sicilia! Gianfranco gioca a fare la "Rivoluzione delle Dodici Cariche" per il nuovo governo. "Tanti di voi non mi conoscono bene (ti conosciamo Gianfranco, ti conosciamo!), la cosa di cui potete stare certi è che avrò bisogno di tutti voi (non avevamo dubbi). Dobbiamo prometterci fermezza reciproca! Io prometto". Devo ancora incontrare il Pres. Berlusconi, e mi farò convincere a fare qualcosa che possa aiutare il cuffarismo a sopravvivere. Questo è un sogno che non intendo abbandonare. Questo è quello che dirò al Presidente, sperando che poi tutti voi abbiate voglia di lottare con me. E ti pareva che non mettesse noi in mezzo.
È il mio Gianfranco di sempre. 'O Siciliano Rivoluzionario!

Socrathe- La discarica dei Benpensanti-

 



Se Gianfranco correrà da solo , senza PDL, con la lista Rivoluzione Siciliana,

io lo voto!!

Socrathe

ore 23.53: ho mandato l'articolo alla mail del Presidente Miccichè.

Socrathe

ore 10.04 del 22/02/2008 ho postato sul blog di Gianfranco, in silenzio.

Socrathe:

Presidente,
ci tiene tutti col fiato sospeso!
La Rivoluzione s’adda fa, ‘a terra è ‘a nosta e nun s’adda tuccà. Reminescenze borboniche a parte, ieri ho mandato una mail al suo indirizzo di posta elettronica, mi ha risposto Storace! Questo sta dappertutto. Dagli archivi anagrafici del Comune di Roma al database delle mail del nostro Presidente. Lo denunci al webmaster del suo Blog. E che diamine. Perdoni le grida del mio disappunto che spezzano il silenzio del suo ultimo post. - Socrathe -

questo il link al post: http://www.gianfrancomicciche.net/2008/02/22/357/#comment-16156

Socrathe

 

su Sciclinews: Socrathe: Rivoluzione Siciliana

domenica, 04 novembre 2007
  

Quando le oche starnazzano

Gentili amici, chi non ricorda la propria storia é condannato a riviverla! Proprio cosí. Se ci fate caso, il dibattito in cittá, che prima ardeva come braci ardenti, sulla discarica, sulla fondazione del nuovo Partito democratico, sulle prioritá sociali e politiche, con l'omicidio Drago si é  tanto affievolito da far pensare che mai, in effetti, gli argomenti erano stati presi sul serio. Mafia o non mafia, ordine pubblico o disordine pubblico sta di fatto che i fuochi dell'attenzione si sono spostati altrove pericolosamente. E se prima il nostro benemerito sindaco paciosamente, dall'alto del suo Olimpo, si dilettava ad incarognire di tanto in tanto la plebe con qualche mossa ad effetto(pignoramenti, smentite di accordi palesi, ecc...), nell'immediatezza dell'omicidio Drago, ha saggiamente optato per una classica posizione di prudenza (o di omertá?), lasciando che il volgo sfogasse tutta la sua ira, quella vera e quella affettata. Rendendo grazie al suo nume tutelare, il Nostro ha risolto cosí, per un'ennesima volta, procrastinandoli, i problemi piú scottanti che affliggono da tutti i suoi mandati la cittá, sui quali si sollecitavano risposte urgenti. Il tempo e la dimenticanza, dice la saggezza antica, sono le migliori cure. Ma attenti! Non cadiamo anche noi in questo fatale equivoco! Se le oche del Campidoglio non avessero starnazzato a lungo, i romani lá rinchiusi, troppo tardi si sarebbero  accorti di Brenno e dei suoi uomini e sarebbero caduti nelle loro mani! Cosí non fu, ci racconta la leggenda. Brenno pretese un riscatto in oro per risparmiare la cittá e a quanti si resero conto delle sue bilance truccate pronunció, aggiungendo ai pesi la sua spada, la celebre frase:"Vae, victis!" 

Allora, manifestiamo pure contro la criminalitá emergente, ma ricordiamoci di tenere gli occhi e la mente molto ben aperti sugli altri problemi senza trascurarne nessuno. Guai a chi si lascia vincere!     

 


 
Riprendiamo il cammino..

Grazie, Uomo Libero.


mercoledì, 24 ottobre 2007


Signori,

accogliamo i molti fischi ed i pochi applausi allo stesso modo. Siamo noi attori ed autori dell'opera andata in scena. Vogliamo colpevolizzare l’ignara grammatica e la sprovveduta ortografia per poi condannarle in contumacia? Per favore, smettiamola. La colpa del cattivo spettacolo, se indigesto è stato, è solo nostra.

Non entro nel merito dell'acceso dibattito su Sacro (Filosofia, letteratura, cinema.. etc) e Profano (spernacchiamenti, ravioli, aquilotti.. etc).
Non mi compete e non ne ho voglia.

Coloro che scrivono, sui liberi Blog o sui fogli di un quotidiano, sui muri delle case o sulle pentole e sui coperchi delle nostre sventurate cucine, .. della mortadella andata a male che ci governa, delle amanti del prete, della pirofollia, delle cooperative fallite, di Seneca e del basolone.. sono semplicemente Artisti. Li chiameremo alla bisogna, poeti, saggi, succhiainchiostro o “imbrattapietre.. per poi unirli sotto lo stesso tetto, di una stessa casa: la passione.

Lo sapevate, lo sapevamo, lo sapete e lo sappiamo. Il narciso che cova dentro allo scrittore che in voi non morirà mai annegato nel fiume delle sue parole. Lo avete dentro e ve lo tenete!! Combattetelo se potete, se volete. Mai lo caccerete dalla vostra anima.

Orsù Gente, sorridiamo.. .

Voi scriverete sempre dei Dolori del Giovane Werther, così come riderete delle zucchine e dei tuberi, silenti e raglianti.

Siete clown in questo circo, non scordatelo, mai.

Le regole d’ingaggio erano chiare.

Adesso ridete..
per quel che v’avvelena il cor..

                                                                                          Socrathe®

Inchiostro senza maschera

 

Alla fine ho parlato del Sacro e del Profano; non ci posso proprio combattere con il fanciullino che mi piange dentro e addosso se non scrivo!!!! Il Narciso mio, è robba i chiazza!! Ne parleremo in distinta sede, contateci. Per leggere altri commenti al post

 

 


 

  Coop Risorgimento

FALLITA!!!Le vie del mare
L'insonnia.. delle bilance commerciali e dei pagamenti, la smania.. dei conti, l'ansia.. dell'iva, in Economia, sono malattie incurabili.
I bilanci non conoscono letti o guanciali su cui riposare...

L'unico sogno che la Risorgimento ha fatto, è stato quello di volare.. nel baratro.

Benvenuta Apofruit..

Sarai la finestra sempre aperta sul Mediterraneo.. tanto attesa dai nostri produttori, pronta ad accogliere i pomodorini di Hammamet, le carote di Dubai, le melanzane turche, i cetrioli.. sciclitani. Questi li produrremo sempre noi. Ne sono certo.

Buona giornata, gente..

Postato da: Socrathe® il: 25/10/2007

vai al post su Sciclinews

 


 

MEDIFORUM

Trattori e..Tutù.

Presidente di Mediforum, desideravo sapere se, al prossimo stage di balli caraibici, olimpici e latini, parteciperà anche il vostro Platinett..ato membro dalla basola.. danzante. Lo avete estorto, ieri, alla gloria delle serre e dei campi. Liberatelo oggi e senza condizioni all’antico suo sogno. (Basola Tersicorea).



Beati illi.. qui in circulum circumeunt..

Socrathe®


martedì, 16 ottobre 2007

 

  La debacle non è riconducibile solo all’incompetenza manifesta della Medica. C’è altro nel paniere del fallimento. Dove sono le intelligenze giovani, fresche, nuove che l’amico Walter ha pubblicizzato ovunque, nei mesi che hanno preceduto il parto del già nato vecchio partito? Era il modicano figlio del deplorevole ex deputato, la novità che presentava la lista nel nostro distretto? Ma fatemi il piacere!! Non ho nulla contro il giovane citato che sia chiaro, a tutti. Il rinnovamento doveva toccare nomi, figli e nepoti. Ecco una prima causa.

Scicli fa storia a sé.

I numeri della partecipazione al voto intramoenia, la dicono lunga sul mal governo della nostra città. L’Affaire Discarica sarà il tormento della conta dei voti del centrosinistra per molti anni. La Gente del nostro paese ricorderà per sempre, il Medico e gli amici suoi, come coloro che hanno sporcato città e campagne, come coloro che non hanno mai difeso il vanto di Scicli, svendendo al postribolo delle locations cinematografiche, l’immacolata bellezza di strade, viuzze, spiagge e palazzi.

Gli italiani delle miniserie e dei b-movies, celebreranno il Nostro paese come ricettacolo di mafiosi, delinquenti, drogati e sbirri. L’altra Italia, quella che non guarda la Tv, per impagabile fortuna, non saprà mai di Noi.

Che gioconda immagine della città che amiamo. Mancava solo il fetore ed il pericolo della mondezza conferita da altri per incorniciare dignitosamente l’opera politica unica del “Gruppo di Scicli” e, non ce la siamo fatta mancare!!!

L’opposizione (che è maggioranza di Consiglio ma non di Ragione) cavalcherà facilmente l’onda della vittoria, per il rinnovo amministrativo. L’attesa primavera, cancellerà in un sol colpo facce e nomi della casta che non ha governato come avrebbe dovuto.

Gli Sciclitani (perdonatemi il maiuscolo), si sono già costituiti parte civile nella causa contro il Medico, la Medica, parenti e loro affini, per mandarli al confino ad perpetuum; vogliono comunque essere rimborsati sino all’ultimo centesimo di euro per il male politico che hanno subito. Socrathe®

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