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domenica, 11 ottobre 2009

Una volta bastava essere il padre di un sospettato per sentire il dovere di dimettersi da un’importante carica pubblica. Successe a un uomo politico nei primi anni cinquanta del secolo scorso. Non era scritta questa regola da nessuna parte, in nessuna costituzione. In pratica si dava per scontata. Chi fosse stato implicato in un affare di giustizia non poteva assolutamente aspirare a mantenere l’incarico. Né poteva conservare il prestigio che quell’incarico gli attribuiva. Nel tempo, con il rilassamento dei costumi, l’incalzare di un galoppante consumismo che ha travolto in brevi anni tutto e tutti, questo dovere sempre più è venuto meno fino a essere dimenticato.

E’ quello che accade oggi.

Mi fa ridere il pio desiderio di alcuni che invocano a gran voce le dimissioni del signor B. Come se il signor B. fosse un politico d’altri tempi. Come se ancora nel signor B. fosse rimasto un briciolo di quell’antico pudore che fortemente motivava gli statisti del passato e ne determinava le traiettorie e le scelte.

Chi ha concepito il potere “ad usum delphini” e lo ha scalato, difficilmente si lascerà scippare l’opportunità di trasformare una “res”pubblica in una “res” privata.

L’errore lo fece molti anni fa Craxi. Quando si spese senza riserve  per il suo amico. Un amico non intelligente ma astutissimo che, oggi, gli avrebbe sicuramente  fatto le scarpe.

L’Italia è la nazione che sta alla finestra. Dai tempi dell’Unificazione mai che ne avesse azzeccata una. La prima guerra mondiale la vinse quasi per virtù dello Spirito Santo. A quale prezzo? Ogni volta che s’è buttata nella mischia, ha preso tante di quelle bastonate, poche, per la verità, in considerazione della sua ostinazione, da non indurla purtroppo al giudizio. Dalla finestra ha visto passare imperi; aerei che hanno ridotto in macerie le sue più antiche città; terroristi e partigiani; pochi uomini illuminati e un esercito di lestofanti.

Anche ieri era alla finestra. Le mani da pulite si erano sporcate da un pezzo. Un sorriso ebete di fronte a una bandiera strappata, derisa, offesa, segno tangibile di un popolo che mai si è unificato nella sostanza come qualcuno aveva voluto unificarlo nel nome.

 

Il sud disprezzato è diventato il postribolo di uomini del nord che hanno manipolato la sua volontà e le sue coscienze, elargendo elemosine come le marchette di un tempo gratificavano le vecchie puttane. Un vivaio di mercenari e di avventurieri al soldo di un moderno Giovanni dalle Bande nere.

Era alla finestra mentre la cricca dei mediocri preparava le esequie dell’ultima democrazia nel nome di un popolo prezzolato, anestetizzato da imbonitori corrotti che hanno fondato le proprie fortune speculando sui mali di una nazione invasa dalle metastasi di un cancro seminato da loro stessi a piene mani. L’immagine di Fede con quasi la bava alla bocca rimandava all’altra di Forlani durante un drammatico interrogatorio che segnò definitivamente la fine della Prima Repubblica.  Erano in gioco non la libertà e la democrazia  degli Italiani, ieri sera, bensì quell’intrigato sottobosco d’interessi e di  clientele fatto da mezze tacche, guappi di cartone, adulatori e ruffiani, costituente il contorno più maleodorante e volgare dell’ultimo Caligola. La follia, abilmente contrabbandata per intuito visionario attribuiva a vecchie strategie politiche e a dottrine superate l’esito di un responso avverso.

La sinistra sciocca, inconsistente e pasticciona accorreva, pietosa, al capezzale dell’augusto infermo per un doveroso gesto di solidarietà che nessuno avrebbe immaginato mai.

L’origine della vergogna è la prostituzione più spudorata della verità. Soprattutto quando questa avviene nei confronti di chi ha conquistato e detiene il potere. Non importa il mezzo con cui abbia realizzato tale conquista, non importa il fine. Machiavellicamente.

Un Uomo Libero

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sabato, 04 luglio 2009

sabato, 06 giugno 2009

Dieci domande al premier sul caso Kakà

È chiaro che il pink-tank, ossia il nucleo operativo messo su da Palazzo Chigi per far fronte all’affare Noemi, si è occupato anche del caso Kakà. Bugie palesi, depistaggi, zone oscure. Ecco dieci domande per Silvio Berlusconi, presidente sempre più dis-onorario del Milan, almeno per le frange estremamente moderate del suo tifo.

1) Signor presidente, come e quando ha conosciuto l’ingegner Bosko Leite, il procuratore di Kakà? L’ingegner Leite è veramente suo padre? O era il geometra di Craxi?

2) Veronica Lario ha detto che Lei, signor presidente, «frequenta minorenni». Frequentava Alexandre Pato, noto come il Papero, anche prima della sua festa di compleanno, il 2 settembre 2007?

3) Veronica Lario ha detto che lei «non sta bene», ha bisogno di cure. Signor presidente, onestamente, Lei si fida ancora di MilanLab?

4) Perché Adriano Galliani, avvistato a Madrid, ha depistato i giornalisti dicendo che era in Romagna, dalle parti di Rimini, guarda caso dove passerà l’estate Noemi Letizia?

5) Signor presidente, quando Kakà ha detto di no ai centocinque milioni offerti dal Manchester City, Lei l’ha elogiato, dicendo che «i soldi non sono tutto». Ora, però, Lei vende Kakà per poco più della metà. I soldi non sono tutto, ma visto che aiutano, perché non fa entrare lo sceicco nella società?

6) Lei ha detto che non voleva vendere Kakà, ma non può andare contro la volontà del giocatore. Kakà, in prima pagina sulla Gazzetta dello sport, ha ribadito che vuole stare a vita al Milan. Secondo Lei la Gazza è un giornale comunista che complotta contro la Sua persona?

7) È vero che ha chiesto la notificazione della cessione di Kakà dopo le elezioni europee? Perché non allungarlo fino alla Sua elezione al Quirinale?

8) Il Governo ha fatto leggi ad personam per i suoi interessi aziendali e processuali. Perché non ha mai fatto una legge di agevolazione fiscale per le società calcistiche italiane, così da rendere i club competitivi con altri campionati?

Luca Mastrantonio
Ilriformista

venerdì, 29 maggio 2009
Lodo Noemi salva velineLe alte cariche dello Stato ''non devono subire aggressioni da certa stampa deviata e piena di grumi eversivi". Cosi', il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, intervenendo all'assemblea della Confesercenti, sul Lodo Noemi Salva Veline. ''Il Presidente della Repubblica, il presidente della Camera, quello del Senato e quello del Consiglio nel tempo in cui si devono occupare del paese non devono subire aggressioni mediatiche da certi giornalisti schierati e comunisti''.
Per i nostri lettori, in esclusiva, una sintesi del provvedimento che farà sicuramente discutere l'Italia intiera!

Sospensione del malvezzo giornalistico nei confronti delle alte cariche dello Stato per frequentazioni di veline o aspiranti tali (articolo 1, comma 1). La sospensione opera solo et esclusivamente per il Presidente del Consiglio dei ministri il quale ha facoltà di somministrarla ad altre cariche dello Stato che ne facessero richiesta. La sospensione opera dalla data di assunzione della carica o della funzione e si applica anche ai fatti di cronaca e alle frequentazioni antecedenti l'assunzione della carica. Vale anche per i Som-ministrati.

 

Rinuncia alla sospensione (articolo 1, comma 2). Il Presidente del Consiglio ovvero il Som-ministrato può rinunciare alla sospensione in ogni momento.

 

Assunzione delle prove non rinviabili (articolo 1, comma 3). Nonostante la sospensione del malvezzo giornalistico, l’editore potrà procedere, se ne ricorrono i presupposti, e a suo rischio e pericolo, all'assunzione delle prove dello scandalo. Si tratta di una valvola di sicurezza che salvaguardia il diritto alla cronaca e al gossip da parte di certa stampa che non ne può fare a meno, tuttavia non pubblicabile.


Prescrizione (articolo 1, comma 4). Alla sospensione del malvezzo giornalistico è collegata la contestuale sospensione dei pettegolezzi del partito d’opposizione.

 

Durata della sospensione (articolo 1, comma 5). Purtroppo la sospensione opera per l'intera durata della carica o della funzione e non è reiterabile (su questo punto però si pone un’eccezione, nel caso di una nuova nomina nel corso della stessa legislatura. Vale anche per i Som-ministrati interessati dal provvedimento.

 

Trasferimento dell'azione di gossip in altra sede (articolo 1, comma 6). In caso di sospensione, l’editore, ovvero il Segretario del partito d’opposizione, ovvero tutti coloro che volessero manifestare il dissenso nei confronti del Premier e dei Som-ministrati, e diffondere le "dicerie", a proprio rischio e pericolo, hanno possibilità di trasferire l'azione di calunnia pubblica, ovvero il gossip, ovvero il pettegolezzo in sede privata. Le sedi di partito, i bar, i ristoranti, le pizzerie, gli ostelli, i barbieri, le strade, e le piazze sono escluse dal contesto privato e da ritenersi pubbliche a tutti gli effetti. Nel particolare è ambiente privato quello circoscrivibile all’assoluta individualità della persona nella sua unicità e singolarità, tutto il resto è da ritenersi pubblico.

 

Disposizione transitoria (articolo 1, comma 7). Sospensione estesa anche ai fatti di cronaca rosa già in corso, in ogni fase e grado, all'entrata in vigore del provvedimento.

 

Entrata in vigore (articolo 1, comma 8). Il provvedimento entra in vigore da subito.

 

Il Guarda Sigillo

Socrathe

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domenica, 10 maggio 2009

Monica GuerritoreL’Italia è una Repubblica democratica fondata sul Varietà e sull’ansia da prestazione del Capo del Governo. La sovranità appartiene indiscutibilmente al gossip, senza restrizioni di forma e limiti di esercizio. Sono eleggibili alla carica di Primo Ministro tutti gli elettori che nel giorno delle elezioni hanno compiuto venticinque anni di onoratissima carriera sessuale e che hanno all’attivo almeno una passerella fotografica su Novella 2.000. Sesso, Varietà, Veline e gossip, il Nostro Premier in questo campo ha un curriculum di tutto rispetto. In Italia, oggi, dire Belusconi equivale a dire Sesso! E il sesso attira voti, consensi e Share. E chi parla e pratica di sesso davanti alle telecamere GOVERNA e vince la sfida degli ascolti in TV. Il punto è questo, e Santoro, il Principe di Anno Zero, finalmente l’ha capito. Il gradimento passa dal sesso. Se poi a Eros aggiungiamo un pizzico di alcova e di scappatelle di Governo, e innaffiamo il tutto con succo di femmine Papizzate, il gioco è fatto.

E chi meglio della signora Monica Guerritore potrebbe parlare di letti e di postriboli con dignità d’esperienza in celluloide, e soprattutto in modo professionale? Una carriera di tutto rispetto quella dell’attrice romana che ha sempre cercato di raccontare nei suoi film donne alle quali mancasse "qualcosa" -1984 Fotografando Patrizia-, donne che desiderassero "qualcosa" -1995 La Lupa-, donne che avessero perso "qualcosa" -Sensi-, donne che avessero qualcosa da mostrare -Scandalosa Gilda-, donne sull'orlo di una crisi di nervi -Mutande Pazze-, donne recluse e di clausura -Peccato Veniale-, e voglio fermarmi qui.

Monica legge le frasi di Madame Berlusconi come fossero pezzi del Diario di una Escort di Valèrie Tasso, un libro che con il dramma delle memorie di Anna Frank condivide solo il mezzo, il quaderno per gli appunti, e niente più. La voce calda e sensuale della Guerritore alza gli ascolti della trasmissione e mette zizzania tra gli ormoni dei presenti in studio. Santoro le azzecca proprio tutte! C’è poco da dire. Galeotto fu il “ciarpame” e chi lo disse! Le labbra carnose de la Venexiana dettano il tempo all’amplesso di gruppo sul vellutato salotto di Rai Due. E la temperatura in studio sale. E lo share s’alza. E non solo..

 "Voglio tirare giù il sipario", sussurra dolcemente Monica, e Marco Travaglio si sbarazza una volta per tutte della pesante Toga di una vita passata in Procura, per vestire la maschera leggera dell’amante che ad occhi chiusi, nell’atto d’amore, attende l’epilogo: “magari fosse sua figlia”. Veronica Lario Guerritore parla di Noemi Letizia, del Papi ritrovato, e il Giudice Monocratico di Anno Zero si abbandona all’orgasmo. Il secondo della sua vita in ordine di tempo, a dire il vero. Il primo è stato nel 1994, a Napoli, quando Berlusconi riceve a mezzo stampa un avviso di garanzia e cade il primo governo della Seconda Repubblica. Post Mani Pulite. Monica è l’estasi allo stato puro! Il divorzio del Premier, le letteronze, le veline, il Papi, per bocca della Lario-Guerritore fanno miracoli. Lì dove l’azzurro e libertino Sildenafil con Travaglio non ha mai potuto, lì dove il caso Miller ha sempre fallito.

Anche Santoro si lascia guidare dall’inquietudine del racconto. In studio si respira aria di sesso, senza contaminazioni. L’avvocato Ghedini, colui che doveva sostenere la difesa del Capo del Governo in trasmissione, è fortemente imbarazzato, ha goduto anch’egli del malessere talamico di Veronica! Il gallismo imperituro del Maschione di Arcore è prodigioso. Emma Bonino si concede uno scatto ormonale che non ha precedenti nella storia della sinistra italiana. “Basta con le attenzioni e la battute sulle femmine”, la sua eccitazione al capitolo Veline-Premier-Lario non trova contegno. Dire Berlusconi, oggi, con Emma accanto, è come dire Diavolo! La voce pudica del popolo, per bocca sua, diventa il mozzico passionale di una mantide ossigenata, da sempre laica e mai religiosa. E così il riscatto politico dell'opposizione passa dal sesso, scritto e parlato, riformista e d'annata. Le femmine apprezzano le attenzioni destrorse e cattoliche del Premier? I maschi di tutta Italia, isole comprese, da oggi in avanti, dovranno fare i conti con i radicali liberi di una leonessa accalorata che tira graffi di sinistro.

Anno Zero sembra quasi un caffè letterario. In verità lo studio di Rai Due appare come un Lupanare di Stato. I disegni di Vauro portano via ogni dubbio. Il vignettista spoglia le Veline e la teenager di Casoria. È picco d’ascolti per Anno Zero. C’è il Re nudo. Ci sono le tette di Veronica. C’è Eros. C’è Novella 2.000, la Carta Costituzionale della nostra Repubblica figlia legittima delle banane di Governo. Tutto avviene a sostegno del divertimento dell’Imperatore che vuole l'attenzione dei media su di sè, in uno sfavillio d'immagini decameroniche degne del miglior Boccaccio. Così va il mondo nel Bordello televisivo di Stato: avviso della Casa di Tolleranza Italia ai signori clienti, è vietato molestare le signorine prima della marchetta. C’est magnifique. C’est l’Italie.

Socrathe

martedì, 05 maggio 2009

 

Il ballo, la cura del suo male. Berlusconi, nel 1997 è stato operato per problemi alla prostata. Non c’è di che vergognarsi, tantomeno da sorridere. Da quel momento in poi è iniziato il suo calvario attenzionale e mediatico. Il fatto è noto a tutti, e così pure alla stampa. Vi spiego. Il Premier vive il suo quotidiano nel ricordo del dolore. È quella cosa che i medici chiamano “genitalizzazione dell’attenzione” dall’impatto psicologico rilevante. Ovvero, Berlusconi convive con il fantasma dell’incomodo al basso ventre. Ogni movimento, ogni posa, è condizionata dal ricordo di quel dolore. L’imbarazzo per il Cavaliere è sempre in agguato! E lui, come tutti quelli che hanno vissuto tale angoscia, sente la necessità di toccarsi, di sistemare il fantasma dell’impiccio nascondendosi, perdonatemi il gioco di parole, nell’impaccio di avere una telecamera puntata addosso ad ogni occorrenza. Che per Berlusconi equivale a sempre. E, date le coordinate abbastanza scomode dell’impaccio, perdonatemi ancora il gioco di parole, il Premier non può “sistemare le proprie faccende” in pubblico! Ecco perché si tiene in disparte dopo un pranzo di rappresentanza, costretto ad alzarsi dalla tavola e a subire il ricordo di quel fastidio! Ecco perché scendere dall’auto per lui è un dramma! Non è bello palesare al mondo il disagio di un dolore, o meglio, del ricordo di un dolore. Chi ha avuto problemi di tal genere sa che non sto scherzando. Chi ha sofferto di quel male tende a genitalizzare la propria esistenza, ad angosciarsi per ogni bruciorino minuscolo in quel posto lì, a disperarsi quando è costretto ad alzarsi dal divano o dalla sedia in presenza di pubblico: nel pensiero di ogni addolorato incombe la toccatina! E così pure il nostro Premier: Berlusconi ha bisogno di toccare l’impiccio, stringendo i denti, nel ricordo dell'antico dolore. L’on. Scapagnini, sciamano personale del Cavaliere, ha trovato un antidoto che non va ad attaccare il fantasma del dolore ma cerca di coprire, nascondere, la genitalizzazione dell’attenzione del Premier (che è un problema per un uomo qualsiasi figuriamoci per il Capo del Governo!): tutte le uscite in pubblico del nostro Presidente del Consiglio, nell’occorrenza dell’impaccio (quando si alza dal trono di Montecitorio, quando scende dall’auto, etc) saranno accompagnate da musica ad alto volume e suoni Latini. Scapagnini, che nel campo del Latino Americano non ha rivali, l'ha pensata proprio bene. Bisogna ammetterlo. Musiche coinvolgenti e passionali per distogliere l'attenzione del pubblico dalla "genitalizzazione indotta" , nel turbinio di una danza che trascina.E con una mano alla cintura e l'altra alla cabeza la toccatina genitalizzata del Premier passerà inosservata.

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martedì, 05 maggio 2009

Dario Franceschini, l'ultima tentazione di SilvioChe il PD sia la copia aristocratica del PdL nessuno lo mette in dubbio. Ma che il PD abbia sbagliato tutto in questi 2 anni nessuno lo vuole ammettere. Un dato su tutti, la trasmissione in pubblico dell’idea politica.

Berlusconi è il PR (Public Relator) di se stesso e di tutto il PdL. La voce del Presidente del Consiglio, che ci piaccia o No! entra nelle case di ogni italiano. Silvio Berlusconi sa parlare alla gente. Sa vendere il proprio prodotto. Per uno che fa televisione commerciale da più di 30 anni piazzare sul mercato della pubblica opinione un’aspirapolvere a batteria solare o il Piano Casa è la stessa cosa. È il suo mestiere. Trafficare in parole la concretezza dell’agire: il termovalorizzatore di Acerra, il bonus famiglia, la gestione dell’emergenza Abruzzo, la social card, la detassazione degli emolumenti straordinari in busta paga, l’abolizione dell’ICI, et cetera. Che importa agli italiani se le misure anticrisi del governo sono state inefficaci? Per l’opinione pubblica, l’Esecutivo, ha fatto quel che poteva; c’è il bonus famiglia, c’è la social card, ci sono gli sconti irpef sul salario. C’è stato soprattutto il sorriso di Berlusconi. E al popolo piace il Cavaliere che sorride e che pensa positivo. Far passare il paradosso economico e sociale dei provvedimenti balneari di questo Governo dalle maglie fittissime del Vero, per il normopolitico italiano, era compito assai arduo. Berlusconi c’è riuscito!  Il messaggio di un’Italia che sorride alla crisi, edulcorato dagli espedienti -da Bagaglino- del Premier, s’abbarbica come l’edera sulle pareti del consenso. E lì rimane. Anzi, la fiducia per il nostro Presidentissimo guascone tende sempre al rialzo.

Di contro il segretario del PD, il capo dell’opposizione. Dario, agli occhi del suo popolo, è uno che non le manda certamente a dire. Nella partita a carte giocata al tavolo con il Governo, se Berlusconi esce con il “carico a coppe” lui ci mette subito la “briscola”: per la serie, “di qui non si passa!”. Dario è l’erede naturale del wecanismo Veltroniano.  L’uomo giusto per il partito che si candida a governare il popolo dei forse ma anche quello dei perché. A mio modesto avviso, Dario Franceschini, non è in grado di comunicare nemmeno le proprie generalità anagrafiche senza incappare nel contraddittorio, figuriamoci l’idea politica di tutto un partito.  E I dati dell’ultimo sondaggio Ipsos del 2 Maggio -sulle intenzioni di voto degli italiani a un mese dal voto, commissionato dal sole 24 ore- mi danno ragione. Se un tentativo di comunicazione politica e programmatica da parte del PD, dal giorno delle dimissioni di Walter a oggi, c’è stato, questo ha raggiunto solo una parte di elettorato, quello di confine, quello aristocratico, quello d’elite. Passatemi la metafora: il messaggio di Franceschini si incunea timidamente nelle residenze estive e negli chalet di montagna dei Vip, la voce di Berlusconi tuona nelle case del popolo. Il paradosso per l’opposizione risiede proprio qui. L’eco del PD ha una cassa di risonanza angusta, seppur aristocratica. La politica del PD non arriva al cuore della gente. L’alternativa di governo si costruisce porta per porta scuotendo usci e opinioni. Occorre stanare gli italiani dalle alcove Silvio-simbiotiche; occorre programmare seriamente l’iniziativa politica. Affidare la comunicazione di un grande partito al contro Berlusconi e basta! non serve. Non dà risultati. E I sondaggi lo confermano. Per battere questo Governo bisogna pensare come questo governo! Serve un leader capace d’intercettare le opinioni e gli umori della gente, prima che i bisogni. Occorre copiare la politica del Papi Silvio. Ci vuole uno che la smetta di schierarsi sempre con le puttane, i gay, i delinquenti, i clandestini, i rom, gli islamici, e i pedofili. Ci vuole uno che abbia a cuore le sorti degli Italiani e non di chi viene a rompere i cabasisi in casa nostra chiedendo asilo e ventura senza mai dare nulla in cambio. Ci vuole uno che pensi agli italiani prima che agli stranieri. pdcartelloneCi vuole uno che dia la sua solidarietà alle donne stuprate e non agli autori dello stupro. Il buonismo del nessuno tocchi Caino non conduce da nessuna parte. La comunicazione del PD sino a oggi è stata fallimentare. Il Partito di Franceschini non e' stato capace di intercettare i disagi degli Italiani. Piuttosto che prendere iniziative serie, programmando e partecipando attivamente alle risoluzioni della nostra miseria vestita da social card, il PD ha solo allungato la mano sulle cosce delle Veline di Silvio, ha confortato la Merkel per la telefonata genitalizzata del Premier, nell’attesa di Pier Silvio, il tronista di Mediaset, l'erede.

Si costruisce così l’alternativa di governo? Affidando la soluzione dei problemi di tutto un popolo alla somministrazione di questionari sul “cosa vuol dire essere di sinistra oggi”? Ed essere di sinistra, oggi, vuol dire lasciare liberi di delinquere i clandestini? Significa non mettere limiti all'immigrazione? Significa denunciare continuamente il Governo di essere xenobofo, razzista, tagliagole, perche' richiede le impronte digitali? Significa criticare il piano casa a costo zero solo per il gusto di essere contro? Significa astenersi dal voto per il federalismo fiscale delle Regioni? Significa tifare per l’ex valletta d’avanspettacolo, Signora di Arcore e First Lady, che chiede conto e ragione delle maialate del marito? Certamente no! Essere di sinistra significa rendere sicuro il territorio, mandare in galera i delinquenti, ascoltare la gente, proporre il cambiamento. Essere di sinistra vuole dire battersi per una migliore distribuzione della ricchezza e sterilizzare il marciume etico sin qui propinato. Ecco cosa vuol dire essere di sinistra.

Belzebù- Lucifero -Berlusconi vince perché ha fatto innamorare il popolo italiano della politica del Fare, anche i più intelligenti e i più onesti, del Fare bene e anche male per il Fare.

Ba al ze bù (bub?)- il Signore delle Mosche - Franceschini perde e continuerà a perdere per seguire e soddisfare mediocri e aristocratici appetiti, rimettendoci l’anima e la luce dell’intelligenza, quella di sinistra, quella vera.

Socrathe

Il fotomontaggio di Dario Franceschini in versione velina è de ilriformista, il collage in copertina è nostro.