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La Discarica dei Benpensanti

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venerdì, 22 maggio 2009
Dal quotidiano on line del Partito Democratico, delabandadeglionesti.it

delabandadeglionesti.it - quotidiano on line del PD
 
 
Confiteor Dario omnipotenti,
beatae Giovannae semper Virgini Melandri,
beato Maximo Archangelo D'alema,
beato Franco Marini,
sanctis Apostolis Walteri et Romano,
omnibus Sanctis, et vobis, fratres (et tibi pater Silvio),
quia peccavi
nimis cogitatione, verbo et opere:
mea culpa,
mea culpa,
mea maxima culpa.
Ideo precor beatam Rosettam Bindi
semper Virginem,
beatum Ioannem Archangelum Letta,
beatum Pierum Fassino,
sanctos Apostolos Walterem et Romanum,
omnes Sanctos, et vos, fratres (et te, pater Silvio),
orare pro me ad Dominum Deum nostrum.
Amen.
 
 
 


Franceschini, facci sognare!

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mercoledì, 20 maggio 2009

 

Il Pd ha una questione morale da tutelare. C’è anche un Codice Etico da far valere e che definisce, senza margini di discussione, chi può essere candidato e chi no: è amorale candidare “certa gente” rinviata a giudizio. Tuttavia è conveniente ricorrere al contributo degli indagati per sollevare le sorti del partito. Lo dice il Codice Etico del Partito. E lo dicono anche le liste per la corsa a Bruxelles, firmate dal Duca di Ferrara, Dario Franceschini.

 

Giustizia e legalità, la lista del PD per le Europee di Giugno:

 

Andrea Cozzolino: lista per l’Italia meridionale -Campania, Puglia, Abruzzo, Basilicata, Molise, Calabria- “il suo nome finì davanti ai giudici per una presunta truffa sulla produzione di energia. Al centro dell'inchiesta la costruzione della centrale biomasse (Biopower) di Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta. Le accuse andavano dall'associazione per delinquere finalizzata alla truffa, alla corruzione di pubblici ufficiali, alla rivelazione di segreti di ufficio e alla realizzazione di falsità in atti pubblici”.

 

Angelo Montemanaro: primario ospedaliero già assessore regionale alla Sanità, sotto inchiesta a Napoli per corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio.

 

Mario Pirillo: già assessore regionale in Calabria, il cui nome figurava tra gli indagati di Why Not, l’inchiesta che è stata strappata di mano a Luigi De Magistris - un magistrato di poco credito che si è permesso il lusso di ficcare il naso su Prodi & Co. - rimaneggiata e conclusa in tutta fretta. I panni sporchi di famiglia si lavano in casa. E “certa” Magistratura non si fa fregare da un De Magistris qualunque!

 

Antonio Saladino: ex leader della Compagnia delle Opere in Calabria. E di opere ne ha fatte! Ha creato un sistema affaristico stabile, “mantenuto e alimentato al fine di conseguire un clientelare consenso elettorale, assicuravano delittuosamente a strutture societarie di fatto governate da Saladino (e Pirillo!) fondi pubblici per l’esecuzione di lavori prospettati come di pubblica utilita”. In cambio Saladino, “su segnalazione dei politici, assumeva o faceva assumere, sotto varie forme contrattuali, tutte comunque caratterizzate da precarietà, un rilevante numero di persone”. Quella che si veniva a costituire, spiegano i magistrati che hanno trattato i “panni sporchi della sinistra”, era una vera e propria “pletora permanente di aspiranti lavoratori sempre in attesa di una stabilità” che i politici non avrebbero voluto o attuato. Inoltre si costituiva “un vasto e reiterato flusso, anch’esso clientelare, di finti lavoratori per opere e servizi mai realizzati o realizzati solo in parte o apparentemente“.

 

Dal discorso di Franceschini del 5 Aprile scorso:

 

“Il rinnovamento vero non si sta ad aspettarlo, lo si fa mandando via chi merita essere mandato via… Il Pd è nato per cambiare tutto e noi insieme cambieremo tutto!!”

 

Fuori gli indagati dal Parlamento italiano. Mandiamoli in Europa, a Bruxelles!

sabato, 26 aprile 2008

di Laura Cesaretti

A 24 ore dall’apertura delle urne romane, l’aria che si respira nel loft è tesissima.
Per la prima volta, la possibilità di una sconfitta e dei suoi disastrosi contraccolpi viene ammessa. E in ballo non c’è solo il sindaco della Capitale, ma un intero sistema di potere, una geografia politica, l’assetto e la futura linea di tutto il Pd. Perché una cosa è chiara, come spiega un parlamentare vicino a Rutelli: «Non ci sono alternative, se Veltroni esce male dalla partita del Campidoglio, il Pd finisce in mano a D’Alema».
All’inizio della prossima settimana è già convocato l’«ufficio politico», organismo anomalo composto dai maggiorenti Pd, che sarà chiamato a valutare la «situazione politica», come si diceva un tempo a Botteghe Oscure. E una cosa è certa: che a Roma si vinca o si perda, a finire sotto esame sarà l’intera gestione, accentrata al loft, della campagna elettorale e della vita del partito in questi mesi. A prescindere da Roma, i capi di imputazione contro il segretario non mancheranno. E si inizierà a parlare di assetti, a cominciare dai futuri capigruppo: dalla loro scelta si capirà molto del vero equilibrio di poteri interno, e di quanto la leadership di Veltroni sia destinata a resistere.
Certo una sconfitta a Roma lo indebolirebbe assai, e si scaricherebbe nell’immediato sull’uomo più potente del Pd veltroniano, quel Goffredo Bettini che ha avuto in questi anni la gestione politica concreta della Capitale. Ma la resa dei conti con Veltroni, segretario investito dai milioni di voti delle primarie, non è comunque destinata ad avere tempi brevi: la partita è destinata a giocarsi di qui alle Europee del 2009. È quella la prova cui viene atteso il Pd di Walter, e sarà una prova difficile da superare. «Perché nelle elezioni europee - spiega un dirigente ds anti-Veltroni - il benefit del voto utile sparirà. E secondo i primi calcoli che si stanno facendo, gli elettori che siamo riusciti a sottrarre a Sinistra Arcobaleno, Udeur e altri pezzi di centrosinistra azzerati torneranno a casa propria. Rischiamo di perdere dai due ai quattro punti, e il Pd crollerebbe sotto il 30%». In questa ottica, sono in molti a pensare che il primo congresso del Pd, la cui data non è stata mai fissata, potrebbe essere convocato all’indomani del voto, e sancire la chiusura di una fase. Quella di Walter. Di qui al 2009, però, ci sono molte tappe ancora da percorrere. La prima sarà la scelta dei capigruppo: l’ipotesi di congelare gli attuali (Soro e Finocchiaro), caldeggiata da Franceschini che vorrebbe mantenere il suo uomo a Montecitorio, e avallata come la più indolore da Veltroni, appare ormai tramontata. E infatti gli uomini del segretario rilanciano con un nuovo binomio, cercando di saldare l’alleanza con gli ex Ppi: Enrico Morando (vicino al leader) al Senato, e il popolare Beppe Fioroni alla Camera. Ma sarà difficile contrastare la candidatura pesante di Pierluigi Bersani, in campo alla Camera con l’appoggio dalemiano. «Montecitorio è la postazione cruciale - ha spiegato ai suoi il ministro degli Esteri - perché lì l’Udc è forte, e con loro dobbiamo costruire un asse di opposizione comune». Un asse per puntare ad una riforma tedesca che concretizzi quello che Veltroni chiama «l’eterno schema Dc-Pci di D’Alema», un Pd spostato su una linea socialdemocratica e alleato con i centristi di Casini. Schema che spaventa l’ex Margherita, destinata all’irrilevanza, e che si contrappone a quello del «dialogo» col Pdl su una legge elettorale bipartitica perseguito da Veltroni.

Anche noi nel nostro piccolo a questa conclusione c'eravamo arrivati da tempo: Socrathe: L'impero colpisce ancora

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lunedì, 11 febbraio 2008
L'impero del male colpisce ancora

L’impero del male colpisce ancora. Non c’è differenza tra gli uomini ed i partiti che animano la scena della nostra politica. Sono ispirati tutti da buonissime intenzioni ed a parole vogliono tutti le medesime cose: riforme, governabilità, onestà, competenza, meno tasse, salari più alti.

Tuttavia esiste qualcosa che puntualmente vanifica queste nobili intenzioni. Qualcosa di oscuro, che illumina le crisi di governo e punta il braccio dell’elettore dritto al voto.
È difficile spiegare cosa si nasconde dietro la forza del male della nostra politica, che guida la credibilità dello Stato ad approssimazioni tutt’altro che positive, al distacco della gente comune dalla politica, ad una guerra di tutti contro tutti.

Prodi è caduto. È stato buttato giù da un marito ferito, Mastella. Ma è stato proprio lui a preparare le valige a Massimo D’alema e all’allegra compagnia di governo?
Il centrosinistra, dopo aver sputato tutto il fiele del mondo, cristiano laico ed imprenditoriale, sui capelli auto-piantumati di Berlusconi nei cinque lunghi anni del suo dominio, acquista venti mesi fa – staccando un assegno al portatore di venticinquemila voti - la sedia più alta di Palazzo Chigi e con un colpo di mano la toglie da sotto il sedere del Presidente del Consiglio, mandandolo a gambe all’aria.

Un colpo di mano del Colonnello Veltroni. Sua è la mano che ha cecchinato il Governo. Walter è politicamente troppo furbo. Più di Berlusconi e D’alema messi assieme. Ha sondato che il suo partito stava drammaticamente perdendo prestigio e consensi, prende il necessario dall’armadio della stanza del Presidente del Consiglio e manda a casa Romano e i suoi fratelli con un biglietto di sola andata. Che pena vedere l’oracolo del Campidoglio nel suo primo discorso all’Italia emanar sentenze e trinciar giudizi sul “buon andamento” dei venti mesi del Direttorio Prodiano.

Il PD ha buttato giù il suo Governo, perché. C’è chi all’interno del partito aspira a conquistare la segreteria e spedire Walter a Palazzo Chigi. L’azionista di riferimento di questa rinascente scalata politica potrebbe essere D’alema. Lo davano per morto, in realtà è stato ben mimetizzato ed inguattato nella confortevole tana della Farnesina, in attesa di tempi migliori. Ora i tempi migliori sono arrivati e lui è uscito dal buco in cui era andato a svernare. C’è il gruppo di chi aspira alla Presidenza del Consiglio ed ha il suo candidato unico - inutile dirlo - in Walter Veltroni. Questo è il gruppo che ha sfasciato la coalizione di governo. Il più pericoloso all’interno del PD.

Fuori dal Loft dei tiratori scelti, c’è la sinistra arcobaleno, che ha fornito armi e risorse al cecchinaggio organizzato del Presidente del Consiglio. La rinascenza ideologica ed operaia l’ha costretta al Golpe, dando un esempio d’incapacità di governo, politica ed organizzativa quale raramente s’è vista e si vedrà in Italia. La sinistra aveva cominciato il gioco avendo in mano tutte le carte. Si è alzata dal tavolo della partita di governo con le tasche vuote e con i segretari di partito ridicolizzati dai fischi dei consigli di fabbrica.
La Grande Armata Rossa è stata sconfitta dai suoi Generali, da se stessa polverizzata e disfatta. I nemici sono stati solo spettatori di questa Waterloo in piena regola.

C’è in questo miserevole spettacolo che la politica italiana sta offrendo da mesi o da sempre oserei dire, una parte nient’affatto secondaria di Berlusconi. Il Cavaliere ha atteso per venti lunghi mesi sulla riva del fiume, dapprima solo, poi in compagnia di Fini, poi accompagnato dal sagace Casini, il passaggio dei cadaveri dei suoi avversari trasportati dal filo rosso della corrente di Governo. Il Leader Maximo della Casa delle Libertà non si è limitato solo ad aspettare. Alla Revolucion ha partecipato anche lui armato di consensi ed acquistando Senatori. Il patto elettorale con il PD ha fatto il resto.
Il Cavaliere oggi gode nel vedere Prodi impiccato all’albero del caduto governo ed esposto al becco dei suoi stessi avvoltoi. L’unica preoccupazione del Principe di Arcore, da qui al voto, sarà quella di tenere salda la sua coalizione. A farlo governare c’ha già pensato il socio Walter.

 – Socrathe – La Discarica dei Benpensanti -

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