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giovedì, 05 giugno 2008
Salvatore Carbone, Turiddu16 giugno 2008, Nino Minardo sbarca con i suoi uomini a Scicli. È un massacro politico sotto il micidiale fuoco amico del PdL. La famiglia degli Uccieri della Catena ha il suo uomo migliore in campo, Turiddu, paracadutato oltre le linee nemiche. Arriva l’ordine dal comando supremo: “che sia ritrovato e rimandato a casa”. L'incarico è affidato ai soldati semplici Migliorìn e Rielah,  che con diciassette uomini e un interprete (per tradurre Migliorìn), partono alla sua ricerca. La missione è possibile: Turiddu sarà spedito a casa!

L’enfant prodige della politica sciclitana degli anni 70 -80, gloria suprema del partito socialista sciclitano, ricopre la carica di sindaco e più volte quella di assessore non per meriti sul campo (pur avendo una discreta preparazione militare-politica) ma grazie ad una serie di mandrakate che lo portano a stringere in quegli anni un patto d’acciaio con il Generale Peppe Drago.

Siamo negli anni novanta, un terremoto giudiziario travolge Scicli e i suoi uomini politici migliori, il Comune viene commissariato. Turiddu si mette da parte, entra strategicamente nel limbo delle dimenticanze politiche, di uomini e fatti, e si prepara ad un’altra mandrakata. Si rituffa nell'agone politico e i risultati non tardano a venire. Dopo vari tentativi di ri-salire sul carro del Drago, tutti rispediti al mittente, riesce a chiudersi nella stretta della biscia, in un primo tempo in quota Minardo, Riccardo, per poi seguire l’astro nascente di Spaccaforno, Mr Leontini, un civile, un filosofo, un intellettuale prestato alla politica. Si candida nella lista di Forza Italia, e alle amministrative del 2003, con l’ennesima mandrakata entra a far parte del consiglio comunale. Siamo al prestigio finale. Fine della legislatura. Turiddu chiude la pratica Leontini – qui le fonti discordano, poiché Mr Leontini con Turiddu non ha mai avuto nulla a che fare- e con un colpo di mano, transita dal MpA delle perdute forze Galiziane a Idea di Centro del giovane e inconsapevole Minardo..

Un film sotto il segno di una sospetta ridondanza, rivelata anche dal ricorso insistito alle riprese “a spalla” -allusione straordinaria alla festa del Gioia, portato appunto “a spalla” dalla tradizione Ucciera di Scicli- e agli effetti speciali. Film di forti impatti e molte bellezze, gli amici diventano nemici e la mandrakata è sempre dietro l’angolo. “La memoria diventa così - più che un'occasione per riflettere, per parlare di storia e di etica - un argomento nostalgico di propaganda” (Peppe Savà).

SALVATE IL SOLDATO TURIDDO è un film di guerra, di mandrakate e di politica. Il 16 Giugno a Scicli!

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venerdì, 16 maggio 2008
Ho visto Pierre, sì, l'ho visto, ne sono sicuro, era lui. Era proprio lui.
Pierre non poteva mancare all'appuntamento più importante. Pierre c'è. E Pierre c'è non per scelta o per colore, Pierre c'è semplicemente per Scicli e per Giovanni Venticinque Sindaco. Pierre, il nostro Pierre, c'è. Nel Movimento per l'Autonomia di Scicli, Pierre c'è. E Giovanni Venticinque c'è, almeno per ora c'è. Sarà solo per pochi giorni ma c'è. Sul manifesto di Pierre c'è.  E la convinzione di Pierre di tornare sui banchi del consiglio comunale c'è. Intanto c'è. Sui manifesti c'è. Ma per rifarli c'è ancora tempo!

Pier Luigi Aquilino, Pierre, c'è!

Socrathe 

mercoledì, 14 maggio 2008
2008-05-14 21:54
SCICLI: ULTIMO ATTO DELLA GIUNTA FALLA





Acquistati in mattinata due nuovi mezzi per la scerbatura del verde pubblico. Due elefanti (vedi foto) ed una giraffa, al momento in manutenzione, presi in leasing dalla M.O. di Roma.
La M.O. che fa capo alla bella ed esuberante imprenditrice della famiglia Orfei, la signora Moira, è società leader mondiale per la  fornitura di liotri da giardino e circensi.

 

«Per il 2008 sono previsti una serie di interventi di scerbatura e risistemazione del verde pubblico, ha precisato l'assessore al verde della giunta Falla, Bruno Occhipinti - questa amministrazione ha sempre puntato al recupero ed alla valorizzazione del territorio e delle aiuole, e con l'acquisto dei due liofanti ci siamo confermati come esempio unico di lavoro solidale uomo-animale nella storia delle amministrazioni pubbliche».

 

La città è nettamente divisa. La politica del verde "bello e solidale" si scontra con il malumore della gente che non ne può più di proboscidi erranti  e di colline puzzose e  fumanti che le due liotroscerbatrici lasciano in ogni dove. «Da una parte, non si può che rimanere soddisfatti del fatto che in tutta Europa siano apprezzati non poco per i tesori artistico e paesaggistici di Scicli - ha commentato un passante - dall'altra, invece non si può che rimanere rammaricati perché non risulta che nella nostra città, tali reperti - le colline puzzolenti e fumanti- riscontrino un tale successo, e l'acquisto dei due pachidermi non è condivisibile con l'esubero di personale in pianta organica»

 

Parole dure, forti, dal popolo che a Giugno sarà chiamato alle urne, e che condanna senza mezzi termini l'operato al verde dell'amministrazione Falla, e che lasciano presagire una campagna elettorale dai toni altrettanto duri e forti.


Domani, intanto, un consiglio comunale aperto, è stato convocato d'urgenza per discutere delle esalazioni liotriche non captate.

 

 Socrathe



In basso:

 la liotroscerbatrice in via Bixio





la liotroscerbatrice in azione a Jungi.


giovedì, 10 aprile 2008

“Ma che ve lo dico a fare a voi figli di quella Contea di Modica, regnum in regno, che grazie all’autonomia ha vissuto fasti per 400 anni. Fasti di cui adesso godete e fate godere..”. Dal palco dei comizi modicani, il confederatore Lombardo parla alla platea del suo MPA. Doveva essere un comizio di coalizione. Così non è stato.

Ad attendere a Modica il Governatore incoronato dai sondaggi, c’era solo la folta schiera dei suoi autonomisti. Sul palco e tra la gente solo i fedelissimi del Movimento per l’Autonomia. Nessun rappresentante della Santa Alleanza di centrodestra, nessun esponente di quella coalizione che esiste solo per le regionali in Sicilia, e che alle Politiche è già sciolta come neve al sole. Tutti assenti dunque. Tutti alla macchia.

Tutti, tranne uno. L’ex Sindaco della città del cioccolato e dei fasti centenari, il barone rampante della Torre dell’orologio, era lì. Piero, sbandato dai sondaggi che lo vogliono terzo con distacco, dietro Orazio e Cosentini, sbaglia mossa, sale sul palco, invitato dall’infido Lombardo: “Non salgo sul palco se Piero non è con me”, annuncia alla scorta il futuro Presidente della Regione. E Piero ci prova, forte dell’effetto tripudio del futuro Governatore. Ma l’esultanza della folla, la scansione degli applausi in sillabe gioiose e di festa che accompagnavano in marcia trionfale le parole del discorso dell’onorevole Lombardo, dura ben poco. Una bordata di fischi, di urla e sberleffi accoglie Torchi sul palco.

Intanto a Scicli, nel capannone dei vivai Cintoli, l’on. Peppe Drago - aggiungendo il proprio nome alla lunga lista delle defezioni di personalità politiche di primo piano per il comizio di Lombardo a Modica - dava il via allo show più inatteso di questa campagna elettorale: “Orazio ha lavorato bene in questi due anni, e merita la riconferma alla Regione”. La “convention rusticana” dell’on. Orazio Ragusa non poteva avere battesimo migliore.

Mentre Piero Torchi a Modica saliva sul palco con Raffaele Lombardo, beccandosi i fischi di tutta una piazza, della piazza Matteotti, del suo popolo, della sua gente, di tutti quelli traditi dalla sua incosciente ambizione, il baffuto Peppe, a Scicli, tranciava giudizi e tracciava la rotta di Orazio: “Se Scicli risponde, noi faremo la nostra parte”. E mai pluraria maiestatis fu identificativo di un vero e scrosciante “io farò la mia parte”. Un Drago travolgente, impetuoso: “Insieme difenderemo la nostra città”, ha ricordato Peppe, nato a Scicli, in via Campanella, angolo corso Mazzini. Nessun freno, nessun capestro d’inibizione ad incoronare formalmente Orazio ad Onorevole della Regione Siciliana.


 

 

 

 

A Modica un sonoro coro di fischi consumava il destino di Piero. A Scicli, a pochi chilometri dal palco di Piazza Matteotti, Peppe Drago incorona Orazio in un tripudio di emozioni: Voi fate il vostro, che io faccio il mio.

Socrathe


 

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mercoledì, 09 aprile 2008

Me ne andavo bel bello per le calli solitarie di quella via che fu di Damasco e che adesso da Modica giunge a Scicli per la Spana. Ero assorto nei miei pensieri quando.. ohh! Una sparizione! Quell’angolo di “signoril grazia” che ad ogni passaggio il sorriso di Orazio prima m’offriva, adesso del riso della faccia di Piero s’adorna. Horribile visu! Scende da' miei pensieri l'eterna dea poesia: qui si dorme, guagliò!! A tergo lasciai l’ottava rima dei miei deliri e tosto proseguii:  col foco non si scherza Pierù!!

Ero solo alla prima stazione di quella che sarebbe stata la via della mia croce. Un'altra sparizione! Quei pali di legno, che tanto onore avevano offerto ai cavi sospesi della Sip -da quando l’uomo inventò il telefono, e che avevano sopportato in silenzio il nodo della bianca cravatta del mio Orazio, la maglia rosa della rotta di Piero in manifesto ora trattengono.

Iniziai la mia “discesa” pastorale" da umile e dotto vicario dell’imprecazione. A tutti i Santi del ciel del Paradiso m’appellai: Sant’Antonio aiutami tu! Sant’Aurelio prega per noi.. […] San Giuseppe trattienimi tu! Quest’ultima preghiera fu accolta nel regno dei cieli.
I Santi Peppe e Giuseppe non stanno mica nella casa del Padre a pettinar le bambole! Una voce angelica dall’ipod mi disse: calmati figliol mio, altrimenti finisce a schifìu. Piero sarà “menato” a guisa et maniera.

Mi calmai, proseguii nel mio cammino. Lasciai il buio dei tornanti della via della Spana e giunsi finalmente a Scicli. Ed ecco la luce, la folgore del mio destino.

Un Manifesto di venti metri quadri illumina di cremisi la via che fu di Colombo, appunto via Colombo:

 

Difendi Scicli

Egli c'è. Il Messia.
Il sole del mio sorriso è risorto.
Posso dormire tranquillo.
Dio esiste!

 

 

appelli

vil chi lui segue, e solo

magnanimo colui

che sé schernendo o gli altri, astuto o folle,

fin sopra gli astri il mortal grado estolle.

 

Socrathe


 


 

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domenica, 30 marzo 2008

L’ambiguità semantica di molti termini a cui faccio ricorso nelle mie “esercitazioni di scrittura” è una vera e propria scelta di campo. Il mio repertorio lessicale -ecco qui un esempio di tautologia voluta, avrei potuto scrivere più semplicemente “il mio vocabolario”-, arricchisce il percorso espressivo e magnifica la finezza della nostra lingua ed allo stesso tempo guida il lettore in un “fuori strada” dislessiapieno di equivoche buche. È il caso del termine dislessia, usato in modo improprio in un mio articolo. Mi scrive Attilio Milo  - insegnante - genitore di una ragazzo dislessico - formatore per conto dell'Associazione Italiana Dislessia.

Egr. Socrathe,

scrivo questa mail con l'intenzione di aprire una finestra su di un problema che sembra aver bisogno del vostro aiuto. Il problema di cui parlo è la DISLESSIA o, meglio, i Disturbi Specifici d'Apprendimento.

La dislessia è un disturbo dell'apprendimento di origine genetica che riguarda la difficoltà di lettura, scrittura e calcolo. Non è causata da un deficit di intelligenza (anzi, i bambini dislessici sono, il più delle volte, molto intelligenti, vivaci e creativi), né da problemi ambientali o psicologici (che, invece, ne sono una conseguenza: perdita di fiducia nelle proprie capacità, mancanza di autostima, comportamenti sociali alterati, chiusura in se stessi, difficoltà di comunicazione…).

In Italia i dislessici sono 1.500.000, numero considerevole che non giustifica l'ignoranza e lo scarso interesse che il problema riscuote.

Le famiglie sono spesso sole nell'affrontare il problema e gli enti scolastici non sono il più delle volte in grado di supportare e venire incontro alle esigenze di questi studenti particolari che, invece, se ben guidati e indirizzati, potrebbero venire a capo delle loro difficoltà.

E' ormai scientificamente provato che la dislessia sia un disturbo causato da disfunzioni neurologiche derivanti da alterazioni genetiche (una semplice ricerca "dislessia+genetica" sul web potrà darne conferma).

Malgrado ciò la dislessia non è una malattia, ma un disturbo che colpisce un bambino in ogni classe (3-5% della popolazione scolastica); non esistono medicine che possano curare il disturbo, si possono attuare strategie di apprendimento (e di insegnamento) diversificate.

Perchè proprio qui sta il punto: ragazzi dall'intelligenza normale (a volte superiore), integri dal punto di vista fisico e neurologico, hanno un diverso modo di apprendere, non legato alla letto-scrittura, ma ad altri canali diciamo così "meno tradizionali".

Nel mondo anglosassone, dove il problema è stato scoperto molto tempo prima che da noi, è ormai normale parlare di dislessia e stili di apprendimento differenti: molti nomi noti nel campo della politica, del cinema, dell'arte, della musica e della scienza hanno ammesso di essere dislessici e di aver avuto difficoltà nel loro percorso scolastico. Malgrado ciò, una volta usciti dalla scuola, hanno potuto mostrare il loro valore.

Ma quanti non possono avere le stesse possibilità a causa di "maestri" ottusi che non vogliono adattare il loro stile di insegnamento allo stile di apprendimento di questi ragazzi?

E' proprio per informare in primis gli insegnanti e dare sollievo ai genitori e ai dislessici stessi che da 10 anni l'Associazione Italiana Dislessia si occupa del problema. Divulgando informazione, non farmaci o psicoterapie! E' un lavoro lento e metodico che si avvale di formatori del mondo scolastico, di genitori sensibili e di dislessici adulti (che hanno cioè lasciato il mondo della scuola) che portano la loro esperienza.

Su internet è possibile reperire informazione sul sito ufficiale (www.aiditalia.org) dell'associazione e sul forum (www.dislessia.org/forum/) nel quale scrivono genitori, insegnanti, tecnici sanitari e dislessici (qui anche non adulti).

Se avrà l'occasione di visitarlo si accorgerà che è una bella comunità solidale e superinformata, dove tutti sono accolti e non si dà importanza agli eventuali errori di scrittura (sarebbe assurdo!).

Scrivo nella speranza che un vostro accenno al problema possa arrivare ad un gran numero di persone e ci aiuti nell'opera di informazione che stiamo attuando.

Sono certo che accoglierà la mia sollecitazione e, con piacere, La saluto.

 

Attilio Milo

__________

A tutti gli insegnanti: corrigenda enim sunt peccata non reprehendenda..

Socrathe

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giovedì, 27 marzo 2008

Daniela Santanchè, una scrittrice di sinistra.

Daniela Santanchè, una scrittrice di sinistraPrivate dei diritti più elementari da una concezione dell'Islam a cui non sappiamo o non vogliamo dare risposte adeguate, inseguite anche nel nostro paese dalle imposizioni più aberranti del fondamentalismo religioso. Le donne violate con il loro grido di aiuto rendono sempre più attuale il monito che l'autrice lancia ai governanti italiani e europei. Perché nessuno debba dimenticare che la libertà delle donne dell'Islam è, in ultima analisi, la libertà di tutti noi. Daniela Santanchè analizza la drammatica condizione in cui si trovano migliaia di donne islamiche che vivono in Italia, denunciando le ambiguità e i silenzi della politica, soprattutto della sinistra “che non sa fare più il proprio dovere”. –Socrathe-


Un articolo di Pierangelo Buttafuoco.

Tutto comincia da ciò che accade alla vagina: un coltello da innesto serve per l’asportazione del clitoride, una lama seghettata viene utilizzata per il raschiamento dei tessuti molli: procedimento che dopo, a infibulazione completata, agevola la cicatrizzazione, anzi la saldatura delle grandi labbra affinché la verginità abbia un sigillo definitivo. In attesa dello stupro nuziale. Tutto ciò secondo un retaggio tribale. Tutto ciò, denuncia Santanchè, secondo un’errata e arbitraria interpretazione dell’Islam. Tutto ciò anche in casa nostra, in Italia, dove, secondo il dettagliato reportage delle Donne violate, l’immigrazione clandestina si accompagna agli abusi e agli orrori.

Un libro che denuncia la tragedia della segregazione delle donne dovrebbe essere libertario, sovversivo, progressista, insomma, molto di sinistra. E invece: «È la sinistra che non sa fare più il proprio dovere. Certo, ho ricominciato là dove 30 e più anni fa aveva finito Ludovico Corrao, il difensore di Franca Viola, la prima ragazza che si rifiutò di sposare il proprio seduttore-stupratore. Oggi è la destra che difende le migliaia di donne costrette alle più aberranti imposizioni del fondamentalismo religioso. Con il silenzio della sinistra resterebbero in catene, autentiche catene, le tante e troppe ragazze islamiche costrette all’oscurantismo».

Leggiamo: «Mangio filo spinato da 18 anni...». Un libro proprio ben scritto. «Peccato che non ci credano che lo scriva io. Ho buttato il sangue in questo lavoro. Ci sono nomi, indirizzi, numeri, statistiche...». Un vero reportage sul dramma che vivono le donne con il velo sradicate e travolte dal modello occidentale. Qui si racconta di Hina, la ragazza pachistana «uccisa in casa», ma anche di Souid, buttata giù dal balcone dal marito, di Amel investita con l’automobile da un parente, di Soumaya, insultata per essersi ossigenata i capelli, di Sobia, avvelenata per via delle sue frequentazioni occidentali, e di tutte le altre dimenticate, nascoste e rassegnate. Tutte imprigionate da un tabù etnico più che da una religione che ha dato grandezze e imperi all’umanità. Una storia su cui la sinistra tace, con un’illustre eccezione, Giuliana Sgrena, di cui Santanchè dice: «Ha avuto coraggio nel suo libro. La sua è l’unica posizione controcorrente nel panorama ideologico della sinistra italiana». Una storia dove la sinistra magari esercita un compiaciuto narcisismo. «Claudio Magris mi fa da faro a proposito di Lilli Gruber col chador: civettare con il proprio io fingendo di occuparsi degli altri è il tratto distintivo del cuore freddo».

Una storia dove la sinistra dovrà far fare il lavoro più difficile alla destra: «Fermare la lama che raschia la vagina».


 

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