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La foto in originale è di Gianni Mania, la distorsione metafisica è del figlio del signor Adobe, il piccolo Photo, Photoshop per gli amici.
Pasqua e le tradizioni sciclitane.
E allora? Un Uomo libero non vuole sopprimere la festa del Gioia. Tranquilli. Non vuole invece che si ripetano i fatti di San Guglielmo. Vuole solo disciplinare una tradizione malintesa che, vissuta così, difficilmente potrebbe durare. Purificarla da tutti quegli orpelli non necessari che la qualificano all'estero come demenziale e pagana. Non credo che ci voglia molto per farlo. Occorre solo una forte presa di coscienza da parte delle Autorità religiose e da parte di quella fetta della società sciclitana più sensibile al nostro passato. Qualcuno potrebbe chiedere come? Semplice. Istituendo un vero e proprio albo dei portatori nel quale dovrebbero registrarsi tutti coloro i quali volessero portare la statua del Cristo nel giorno di Pasqua. Istruendo poi gli aderenti, durante l'anno, con un'informazione e una catechesi adeguate. Responsabilizzandoli in caso di danni a persone e cose. Così si eviterebbero lo scompiglio all'uscita e al rientro del Venerabile (un vero sacrilegio); il saluto a Busacca (una vera scemenza), i giri inconcludenti in piazza Carmine(demenziali) e tutte quelle manifestazioni che poco hanno a che fare col Cristo e la sua resurrezione. Per fare questo ci vuole molto lavoro, però. Da parte della Chiesa e da parte dei parroci. E qui, purtroppo, cade l'asino.
Un Uomo Libero
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Nel 1626 Scicli fu colpita dalla peste. Di questa terribile sciagura ne aveva avuto presagio una signorina tutta casa e chiesa, una vecchia bizzoca di Chiafura che portava sfortuna solo a nominarla, come raccontano le cronache del tempo, ma non era una majara. Anzi, tutt’altro. L'ascetica "donzella" nelle sue meditazioni aveva visto bene: i raggi della Gioia saranno incatenati nel giorno di Pasqua dai fiori di un Santo, la città sarà illuminata a morte dalle ciaccàre… Che voleva dire la profezia?
Si racconta che
Il Vescovo s'era messo in testa di cambiare le magnifiche sorti e il destino fausto e progressivo della città di Scicli che era uscita indenne dal terremoto del 1500. Il sisma distrusse Noto, Modica e altri paesi della Contea, non scordiamolo. A Scicli nessun danno degno di rilievo! Insomma una sorta di rivalsa del patriarca contro il popolo sciclitano -immune dalle sventure del secolo e del territorio- mutando l'ordine ciclico delle tradizioni. Una trovata geniale, bisogna ammetterlo. Per farla breve, il Vescovo mischiò le date delle feste solenni e ne uscì fuori un casino che non vi dico.
I popolani alla notizia che il Gioia non sarebbe uscito
E così gli sciclitani attaccarono le Chiese, s'impadronirono dei campanili e suonarono per una settimana intera le campane della città a morto. In qualche modo occorreva manifestare il proprio disappunto. Ma il Vescovo da quell’orecchio pareva non sentirci. La bolla del patriarca di Noto parlava una lingua abbastanza chiara: “i festeggiamenti della Pasqua sciclitana nell’anno del Signore 1626 dovevano essere traslati di un mese rispetto al rito della Cavalcata del Santo Giuseppe che, per lo istesso anno, doveva celebrarsi nel giorno in cui i fedeli di tutto il mondo cristiano avrebbero pregato per
A nulla valse issare sul campanile del Duomo di San Matteo una “pezza” scarlatta a mo’ di disgusto sbattuto dal vento. La stoffa -trovata da un pescatore donnalucatese sulla spiaggia di Micenci, tale “Ciccio u caliatu”- era maleodorante e sporca… forse una maglietta abbandonata da una nave “guastata” al largo delle coste sciclitane […]. L’indumento diventerà di lì a poco il simbolo delle rivendicazioni sociali di massa gridate dai proletari di Scicli e di tutto il mondo. Ma questa è un’altra storia.
Alla folle decisione del Vescovo di mutare gli eventi prendendo
E così Scicli fu veramente distrutta dal male, dalla nera gramaglia, di cui parla il Carioti, e non solo. Arrivò dunque la peste e alla tragedia nera s'aggiunse la verde invasione delle cavallette che nel 1626 divorarono i raccolti producendo danni incalcolabili al territorio, all'economia e al popolo tutto. Poi arrivò l'alluvione che appianò le campagne e le case e poi ancora acqua dal cielo copiosissima che Dio te la manda! [...] E appunto il Signore e tutti i suoi Santi l'avevano mandata! ...
Scicli, Aprile 2009. Pasqua è già passata. Il Gioia è passato. Oggi sarà in scena per le strade del paese l'infioratissima Cavalcata di San Giuseppe che doveva essere festeggiata il 19 Marzo!
Trecentottantatrè anni dopo la storia si ripete... !?!
(1) la ‘ncravaccata
Un ringraziamento particolare va alla famiglia Petrolius, sciclitana, per avermi dato l'opportunità di consultare il manoscritto del 1781 "Cronache dal Basso Impero" .
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Leggere su ScicliNews gli elogi sperticati degli "amici" dei delinquenti fa male. Fa veramente male! È triste il convincimento che in città si stiano creando le premesse per una cosca emergente, vincente e spavalda, celebrata da uomini pavidi e deviati. Lascia perplessi la notizia che qualcuno vada a rubare le lampade che illuminano la notte del Duomo, di San Matteo. È inaccettabile la grave crisi di coscienza che tormenta e sgomenta la nostra identità di sciclitani prima e di siciliani poi. Un articolo di Un Uomo Libero, scritto con la consapevolezza di chi è rassegnato alla sconfitta, di chi è sicuro di un domani che non sarà migliore.
L'anestesia della coscienza
Il fenomeno ScicliNews ha messo in evidenza un disagio che forse non è solo tale. Un tarlo che rode giorno dopo giorno la fragile struttura di una società. La nostra. Una metastasi che s'impossessa di essa e, come un fungo ostinato, ne succhia la linfa vitale fino a ucciderla. Scicli è malata. Forse senza speranza. Per una condanna senza appello. E' malata la società civile; sono malati i giovani; è malata la comunità dei credenti; è malata la politica; la mentalità che governa le istituzioni, che le paralizza e non le lascia vivere.
Noi sciclitani abbiamo smarrito collettivamente il senso del peccato. Inteso non come maledizione biblica bensì come elaborazione di un sentimento di colpa. Perdita gratuita, pericolosa, immorale. Su questa non vogliamo interrogarci anzi evitiamo accuratamente di farlo.
In una confusione d'idee, di appartenenze, di discrediti morali, religiosi, etici, la città si lascia morire per un'eutanasia d'amore, alla ricerca di una pace disperata, di un'ultima apertura di credito che nessuna istituzione pubblica, religiosa, culturale ha intenzione di concederle più. Si può morire sprofondando nelle acque di una laguna o inabissandosi nella palude dell'indifferenza per una violenza che non trova diga, sotto un sole impietoso che acceca gli sguardi di chi dovrebbe tutelare e assicurare nei suoi luoghi lo svolgimento pacifico della vita.
La coscienza anestetizzata muta geneticamente gli individui. Li trasforma in mostri, in caricature dell'Uomo, quello vero, quello vivo, fatto di carne palpitante e non di legno di cipresso. Quest'Uomo non è più il simbolo ostentato da chi l'ha portato da sempre sulle sue spalle, dentro il cuore come geloso deposito della tradizione dei Padri. Tace rintanato nelle pieghe di una coscienza espropriata dal male; intimorito dalla violenza che lo vorrebbe soggiogato, vinto; sodomizzato da un falso mito del benessere che aggiunge a inganni Inganni, a deliri Deliri, a confusione Incertezze; a fumo Fumo.
Per una tragica apocalisse dei valori, il libero arbitrio diventa eroico coraggio, il senso del dovere si trasforma in zelo indiscreto o curiosità colpevole. Le latitanze della politica sono regolarmente accettate e registrate come prudenti e opportune assenze e il grido della Chiesa cavalca l'onda dell'ordinario senza per questo sfiorare l'irraggiungibile vetta della misericordia.
L'elogio del vizio ha soppiantato la pratica delle virtù e tutto va a rovescio come in un mondo impazzito.
Da questa nuova Gomorra non si può fare altro che fuggire. Prima che scenda dal cielo un fuoco giusto e purificatore a distruggerla. Prima che un dio adirato ne cancelli per sempre il peccato dalla memoria degli uomini.
Un Uomo Libero
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A Scicli si litiga con il commissario Sgarbi per il concorso "Lipparini, la nuova facciata". Intanto Vinicio porta in giro il "Gioia" di Santa Maria la Nova per le vie del Mondo, a spalla e senza concorso. L'amministrazione pensa ad altro, pensa alle facciate, al premio Scicli, e a Sgarbi. Già, a Sgarbi. Il Professore mi pare come il buon Peppino Garibaldi che lottava per la -Borbonia libera dai Borboni - dalle fresche stanze da letto di tutto il Sud , fresche di lino, di lavanda e di belle giovani. Per fare l'Italia, ci mancherebbe! Alle piccole cose che fanno Scicli GRANDE nel Mondo la nostra Amministrazione non "ci pensa..." Basta guardare il video e rendersene conto. Centinaia di migliaia di persone che ballano a ritmo della gioia, sciclitana, da Piazza Busacca all' Arena della Real Maestranza. Aveva ragione il Moderatore di ScicliNews: “Vinicio Capossela, autore di testi e musiche che svariano da reminiscenze folkloriche ai topoi letterari e cinematografici, capace di affabulare con atmosfere circensi cariche di pervasiva religiosità laica, ingenuo narratore del Sacro, accennato più che svelato. Pasoliniano nello stupore e nella meraviglia dello spirito, condensata nella preghiera: “Ovunque proteggi”. Eretico, rebetico, religioso. Ha celebrato il Risorto di Scicli da umile portatore, sollevandolo con la voce prima ancora che con le braccia, facendo vivere a un pubblico internazionale la stessa entusiastica febbre di estasi e di delirio che, tra sacro e profano, anima la festa del popolo sciclitano, ricordando a questa gente il ruolo prezioso che incarna: custodire e tramandare antiche tradizioni ed eclettica cultura. Nella Gioia in Cristo Risorto". Non abbiamo dato il premio Scicli a Vinicio diamogli la cittadinanza onoraria, almeno.Grazie Vinicio, a nome di tutta Scicli.
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Socrathe e il Moderatore
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Noi, a Scicli, facciamo cosìpermalink ::::: Grazie per i vostri commenti (2)(popup) :::: commenti (2) :::: categoria : gioia, pasqua, scicli, uomo vivo