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"I fatti devono essere narrati nella loro reale consistenza, senza alcuna tendenziosità, capziosità ed arbitrarietà: non è questo il compito di un Giornalista!"
Tutto iniziò da qui.
La lettera inviata al giornale aveva tutto, ma proprio tutto, per essere considerata seria e da prendere in giusta considerazione. I commenti a corredo dell'articolo hanno tuttavia stravolto l'obiettivo "palese" del mittente. E così, il biglietto delle difese e degli attacchi incrociati s'è vestito di farsa, la tragedia è mutata in commedia, sì, ma d'autore!, una presa in satira dell'azione politica e giornalistica! come nella migliore tradizione sciclitana. Non potevamo smentirci! Adesso stemperiamo gli animi, fa già caldo di suo, eccitiamoci con un fresco sorriso.
Socrathe
Aju pira ca pàrunu puma.
Ognunu vìnna a robba ca jà.
Vinìti criati, signuri e patruna
c'è buonu pisu cunfòrmi a amistà.
A malaggenti mi fa cuncurrenza
ma ju mi sientu ri avìlla caljàta:
beddi paroli e puoi panza e prisienzia,
mentri 'ne fàtti sulu cuòccu minchjàta!
Aju pira ca pàrunu puma.
Taljàti a ròbba! Accà nuddu ci l'ha!
'Pi lu curtìgghju ri quattru jarzùna
vi vìnnu i pira cu tutta a città.
********
Taljàti, taljàti chi 'su beddi,
àju ru pira ca pàrunu puma
bianchi cuòmu ru cosacavàddi,
è cìra aruci e na vucca si scùma.
Ma se j tuccàti
unni ricu ju
risbìgghju a 'nvermi
ri chiddu priculùsu,
scanzatinnìnni ri l'ira ri 'Diu
v'antùppa a vucca e macàri u purtùsu.
E nun m'importa
ri fàri na uccirìa,
uòmunu sugnu
e mi sièntu azzulljùsu
di Antonio Faraggiano di Montecampagna
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Svelato in anteprima il manifesto dell'edizione 2009 del Memorial Peppe Greco. Quando lo sport mette tutti d'accordo! Campioni e Sagristi. Una crasi fra la sagra della Pizza di Donnalucata e la gara podistica internazionale. Si tratta solo di fare una buona scaniata*.
*Scaniare (transitivo, prima coniugazione): in vernacolo siciliano, impastare, rimodellando.
Pres. ind.: Io scanìo, tu scanì. Pass. remoto: Scaniài. Part. Perf.: Scaniàto
In senso fig. "scaniare" è usato nel linguaggio corrente come metaforico di copulare.
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Ho visto vignette in bianco e nero, molte a colori, alcune divertenti, altre insipide. Una vignetta ignorante non l’avevo mai incontrata. Giuro!
Mi ha fatto ridere la storia del medicinale. Lo ammetto. Il pigiama è frutto della mia fantasia. Non credo proprio che il Sindaco ne avesse chiesto uno per passare la notte in Prefettura. Così come credo nel sorriso genuino e intelligente di Giovanni Venticinque dopo aver visto la foto e ri-letto le sue dichiarazioni alla "stampa", quelle rilasciate a caldo dalla stanza del Prefetto, quelle che m'hanno ispirato il foto-ritocco, quelle che m’hanno fatto riflettere. La satira è un mezzo, cari amici, non è il fine. Che sia chiaro. E se un fine dovrà esserci nella storiella del pigiama a righe di Giovanni e del suo medicinale salva calli e duroni, sarà un sorriso e niente più. E un consiglio, al nostro Sindaco.
Partiamo dalla cronaca di quella notte in Prefettura, l’avete letta e commentata qui, poi la dichiarazione di stampa, e qui ScicliNews non c’entra un bel niente: "Il Sindaco Giovanni Venticinque ha chiesto che gli venissero portati vestiti di ricambio e medicinale: «se dovesse servire rimarrò per tutta la notte»". Ho trovato la notizia su google, ben nascosta, ma l’ho trovata, per caso, ma l’ho scovata.
ll capo del Governo della nostra città non si rende conto dell'importanza della comunicazione in momenti così delicati. Non può affidare le sue parole al caso.! Occorre saper gestire anche il ritmo del respiro per affrontare un'emergenza di tal portata. Nulla dev'essere approssimativo. E così le dichiarazioni a mezzo stampa che se governate malamente fanno più danni di un'invasione di cavellette in un campo di granturco prima del raccolto. Non scordiamo che abbiamo a che fare con una "ministro" leghista, bionda, occhi azzurri e competente in materia di cani, che ci toglie veramente il fiato ad ogni mossa incerta. Ecco l'importanza della comunicazione. In questa assurda partita a carte tra noi e il governo di Roma se La ministro esce a coppe -con la storia del randagismo debellato con un milione di euro invisibili dopo la morte del piccolo Giuseppe Brafa, noi la briscola ci dobbiamo mettere. Dobbiamo vincere la mano a tutti costi. Il pubblico sarà dalla nostra parte, tiferà per noi e ci dirà bravi! quelli sì che sanno giocare. Dobbiamo essere scaltri, Signor Sindaco, attaccare con consapevolezza e non subire. Fino adesso abbiamo solo subìto: una ragazza che non avrà più il coraggio di guardarsi allo specchio, un territorio insicuro, un bambino che non crescerà.
È così che occorre difendere e guadagnare il piatto in questa partita, è così che salveremo l'immagine di Scicli, è così che i cittadini riacquisteranno fiducia nei governanti e si sentiranno protetti, dando certezze, somministrando sicurezza. Con le parole prima -dette e spese bene, setacciando ogni sillaba e virgola fuori posto- e coi fatti subito dopo. E il medicinale per i calli del dr. Socrathe lo lasceremo a casa, non ce lo facciamo portare in prefettura. Giusto Signor Sindaco?
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Giovanni Venticinque è un brillante Sindaco di periferia laureato in “filologia del transito dei cavalli in centro storico”. Un giorno, Giovanni, rimane vittima di un'esplosione radioattiva aliena nella bella e discussa discarica di San Biagio che ha avuto in eredità dalla passata amministrazione, e che lo trasforma in un eroe dalla tuta rossa,
Super Johnny!!!
Peccato che Johnny perda subito il controllo del super potere e il libretto di istruzioni della tuta da super eroe, iniziando così un lungo periodo di “tormenti” (peni niviri) con il suo nuovo costume, tra super botte contro i muri, super cadute dai palazzi, gatti sull'albero non salvati, super auto da parcheggiare agli amici e .. quant'altro .
E ogni volta che Giovanni si arrabbia, vuoi per la cacca dei cavalli sulle basole di via Mormina, vuoi per i debiti di bilancio lasciati da Liddu Falla che pagava le "competenze professionali" esterne al Comune di Scicli con i debiti “interni” degli sciclitani, vuoi per l'incompetenza manifesta dei consiglieri comunali di maggioranza e opposizione in vacanza da una vita, il Sindaco subisce di nuovo la trasformazione, ridiventando il gigante rosso che dovrebbe portare pace e aggiustare tutto: Super Johnny!
Socrathe
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E quant’altro..
da Giovanni Venticinque all’Accademia della Crusca
L’uso di e quant’altro a chiusura di frase in luogo di e altro ancora, e così via, ecc. desta interesse e trova molti detrattori e qualche estimatore – in rete se ne può trovare addirittura un’apologia - già da qualche anno; da una ricerca condotta sugli archivi de “Il Corriere della Sera” e “Repubblica” la locuzione, seguita o meno da una proposizione, benché diffusa già dagli anni Ottanta (“Repubblica” attesta 17 casi nel 1984, passati a 25 l’anno seguente; l’archivio del “Corriere” è consultabile in rete a partire dal ’92), sembra avere una prima stagione d’oro negli anni Novanta, con un picco tra il ’97 e il ’98, seguito da un calo l’anno successivo: il “Corriere” passa da 71 casi nel ’96 a 119 nel ’97, per tornare sotto i cento nei due anni che seguono, mentre “Repubblica” passa da 130 casi del ’96 ai 153 dell’anno successivo, fino a raggiungere i 171 del ’98, calando poi nel ’99 a 140. Già da questi dati può notarsi l’atteggiamento diverso dei due grandi quotidiani italiani: è evidente che “Repubblica” è molto più recettivo rispetto al “Corriere”; lo scarto tra i due diventa molto più significativo se si confrontano le cifre relative all’anno 2007: il “Corriere” mostra 88 casi (paragonabili agli 84 del ’95), “Repubblica” ben 315 (inferiori comunque al secondo picco del 2005 con 407 casi). Anche l’atteggiamento degli autori di dizionari della lingua italiana nei confronti dell’uso di e quant’altro è variabile: il DISC lo registra dall’edizione del 2004 (non era presente in quella del 1997); il Devoto-Oli non accoglie la locuzione nemmeno nell’edizione 2008, mentre, al contrario, lo ZINGARELLI la registra sistematicamente fino dal 1994.
Dal punto di vista storico l’uso di e quant’altro in apertura di relativa, come arricchimento del semplice quanto che “in genere [è usato] con una sfumatura collettiva (= quello che, tutto quello che)”(SERIANNI VII 244 p. 274), quindi col valore di ‘e tutte le altre cose che’, sembra risalire al XIX secolo, visto che la consultazione del corpus della Biblioteca Italiana fornisce esempi da un trattato del 1812 -“Poiché il Conte si tacque, il nostro gran Poeta non ebbe poi gran torto, qualora si eccettui l'epiteto forte di soverchio, e quant'altro spiega il satirico suo solito stile, s'egli proruppe in quei notissimi versi”(Alessandro Da Morrona, Pisa illustrata nelle arti del disegno, Livorno, presso Giovanni Marenigh, 1812, parte I cap. IV § 2); “Per lavori di tal sorta io già ravvisai la più parte delle mezze figure di tondo rilievo [...], come ancora molte statuine sulle cime delle piramidi collocate, e quant'altro indicante un qualche respiro dell'arte a questa prima epoca appella” (Ibid., parte II cap. X § 1) – e dal carteggio epistolare di Giacomo Leopardi (a cura di Lucio Felici, Roma, Lexis Progetti Editoriali, 1998) in una lettera di Pietro Brighenti datata Bologna 10 Aprile 1822 – “Io gli dissi le nuove che avevo di voi, e quant'altro bramavate che sapesse del vostro carteggio, tante volte divorato dagli uffizi postali” – e in una di Luca Mazzanti (Recanati 20 Maggio 1826) – “Mio pregiatissimo Amico. [...] Mi rimetta i Suoi Dialoghi, e quant'altro l'aurea Sua penna darà alla stampa”.
Riguardo all’uso ellittico attuale, Ornella Castellani Pollidori ne La lingua di plastica. Vezzi e malvezzi dell’italiano contemporaneo, in cui tratta appunto queste forme “che a un dato momento si presentano alla ribalta della lingua con un marchio di novità” coniando per esse il termine plastismi, scriveva già nel 1995: “Da qualche tempo il linguaggio giornalistico s’è invaghito del pesante burocratismo e quant’altro, abituale a capuffici e notai, e tende a usarlo al posto di ecc. («eccetera»), o di e altro ancora / e altre cose del genere (o addirittura, in un registro più colloquiale, al posto di e compagnia bella)” (pp. 229-230) e citava la documentazione di articoli da “Repubblica”, “Venerdì di Repubblica” e “La Voce” datati dal 1991 al ’94.
Che l’ambito in cui si è passati da pronome che introduce una frase relativa a una locuzione avverbiale con valore di ‘e così via, eccetera’, sia, come indica la Castellani Pollidori, quello della burocrazia, è testimoniato dalle moltissime occorrenze della sequenza [e quant’altro + participio passato] a seguito di un elenco, in modulari per bandi di concorso, regolamenti di pubbliche amministrazioni, statuti costitutivi di associazioni e verbali di assemblee, rintracciabili in Internet. Fra i casi possibili di cui si riportano qui solo alcuni esempi – “... in materia fitosanitaria e quant'altro attribuito da normative nazionali” (normativa della regione Emilia Romagna LR 19.01.1998) , “attrezzature e/o quant’altro impiegato per l’attività di recupero” (normativa emanata dalla Provincia de L’Aquila), "sarà comunque tenuto a pagare tutte le quote, i contributi, e quant'altro deliberato fino a quel momento” (Statuti Lions Club Genova San Lorenzo) – appare di gran lunga più frequente la sequenza e quant’altro ritenuto: “i tempi e le modalità dei controlli e quant'altro ritenuto utile”(LR 19.01.1998 dell’Emilia Romagna), “mezzi, documenti, videoriproduzioni o quant'altro ritenuto fonte di prova” (normativa per la polizia locale de L’Aquila), “particolari costruttivi e/o quant’altro ritenuto opportuno ed utile per un’esatta ...” (normativa provinciale de L’Aquila), “distinto in sottofascicoli riportanti le variazioni di carriera e quant’altro ritenuto necessario.” (istruzioni per la presentazione dei progetti di ricerca fornite dall’Università di Padova). Probabilmente è proprio dalla formula conclusiva e/o quant’altro ritenuto utile/necessario che, attraverso la perdita dell’elemento verbale – “... Deliberare su quant’altro necessario per la soddisfazione dei fini e degli scopi dell’Associazione” (verbale di assemblea del Lions Club Genova San Lorenzo) – si è giunti all’attuale e quant’altro in posizione finale.
Quello che infastidisce in quest’uso, come già rilevava Luca Serianni sulle pagine del periodico «La Crusca per voi» (n° 32, aprile 2006) in una trattazione a proposito di a livello di, è la sensazione che qualcosa sia rimasto sospeso, inespresso; ma con il consolidamento nell’uso che sembra ormai aver raggiunto un livello apprezzabile, si finirà per non avvertire più alcun disagio. Resta comunque senza dubbio da evitare l’impiego “a tappeto” della locuzione, limitandone l’uso a un registro colloquiale; ed anche a questo livello è più opportuno in alcuni casi usufruire delle alternative presenti in lingua; dal momento che quanto resta un pronome vitale nell’uso con valore ‘(tutto) ciò che’ sarà meglio evitare la locuzione in contesti come quelli che seguono, tratti dall’archivio di “Repubblica”: a conclusione di un elenco di aggettivi (“[ha] scatenato nei partiti presenti e futuri una vera e propria caccia a rappresentanti [...] per questa o quella lista elettorale, partitica e quant' altro”: Donne e politica. In Via Dogana la pensano così 22.09.2007), di un elenco di apposizioni (“lo stupefacente pittore e scultore e quant' altro”: La Spoon River nel cuore di Firenze 25.06.2006), di un elenco di enti visti come soggetti attivi (“comunità montane, Comuni, associazioni di categoria e quant' altro si consorziassero..”: Foggia, l' aeroporto e la lezione di Comiso, 21 giugno 2007), ma soprattutto a seguito di un elenco di persone (“Subito [...] infermieri, psicologi, assistenti sociali e quant' altro”: Roma Cronaca 14.11.2006), specie se indicate con il nome proprio (“Che Unipol avesse avvertito prima e dopo e durante Fassino e D' Alema o quant' altro è pure giusto”: Ricucci: io e quel patto bipartisan sulle banche, 16.06.2007). In ogni caso occorre rifuggire l’abuso, l’uso non critico, l’accettazione incondizionata e totalizzante dal momento che, come avverte Ornella Pollidori Castellani (p. 18) “Tutti i plastismi hanno poi una caratteristica preoccupante: quella di far terra bruciata intorno a sé. Nel senso che, a furia di usare sempre le stesse formule preconfezionate, si disimpara a cercare di volta in volta la soluzione lessicale più adeguata a rendere una particolare accezione o sfumatura: in pratica, si disimpara la lingua, e si lascia che questa, sfruttata così poco e male, appaia impoverita e desolatamente gregaria“.
Matilde Paoli
Accademica della Crusca
Per approfondimenti:
· Biblioteca Italiana, Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
· O.Castellani Pollidori, La lingua di plastica. Vezzi e malvezzi dell’italiano contemporaneo, Napoli, Morano Editore 1995
· G. Devoto e G. C. Oli, Vocabolario della lingua italiana, Firenze, Le Monnier 2008
· DISC F. Sabatini – V. Coletti, Dizionario italiano Sabatini-Coletti, Firenze, Giunti (edd. 1997 ... 2008)
· L. Serianni, Grammatica italiana, Torino, UTET 1988
· N. Zingarelli, Vocabolario della lingua Italiana, Bologna, Zanichelli (edd. 1994 ... 2004)
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Doveva essere una giornata di festa per tutti, e così fu. La presentazione del candidato Venticinque è stata un tripudio di sorrisi, di gioia, di euforia pura da parte degli intervenuti.permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (popup) :::: commenti :::: categoria : politica, satira, amministrative 2008, sciclinews, socrathe, la discarica dei benpensanti, orazio ragusa, giovanni venticinque