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venerdì, 26 giugno 2009

Bellerofonte, Pegasus, CasiniAhi, ahi! C’è puzza di vanagloria! L’UDC nazionale ha peccato di hybris e gli dèi de noantri lo hanno punito: giunta PDL-MPA per il nuovo governo della Sicilia e non rispetto delle regole di coalizione. Lombardo e PDL dichiarano guerra al popolo dell’unione cristiano democratica. Palazzo d’Orleans è sotto assedio.

Casini rivive in queste ore il mito di Bellerofonte, il giovane che a cavallo di Pegasus volò fino al cielo dell’Olimpo a metter naso, da umano, negli affari divini. Bellerofonte aveva avuto già abbastanza dagli dèì e dalla vita, era forte, bello, coraggioso, fortunato, conosciuto e voluto bene da tutti, ma questo non gli bastava. Lui voleva di più: l’Olimpo! Ma Zeus, che ai segreti di casa sua ci teneva eccome, s’infuriò di brutto e rispedì il giovane sulla terra, cieco, zozzo, storpio e senza cavallo. Il capo degli dèi costrinse il vanitoso Bellerofonte ad una vita da infermo e da emarginato. Il Premier dell’Olimpo punì la sua tracotanza.

Il mito insegna che l'uomo deve vivere la sua vita con la consapevolezza di non poter e dover oltrepassare i propri limiti, primo tra tutti l’ineluttabile condizione di mortale.

Dal mito dei greci alla storia politica dell’UDC nazionale e siciliano il passo è breve. Quello di 3 giorni fa è stato ricordato come il viaggio più scomodo e fastidioso del Governatore di Sicilia a Roma. L’azzeramento della giunta a due settimane dal voto per le Europee e la distribuzione incontrollata di malessere nella maggioranza di governo con conseguente astensione alle urne dei siciliani ingrifati, tanto per prestare il fianco al mito, non poteva passare in giudicato. A Palazzo Grazioli non si scherza! Specie se a rimetterci la faccia e il consenso è il padrone di casa. E la faccia (e pure il consenso) Berlusconi in Sicilia ce l’ha rimessa davvero. Tutta colpa di Lombardo? Pare di sì. Raffaele, da buon credente, aveva sperato fino alla fine che ad attenderlo, di notte, nelle sale di Palazzo Grazioli, ci fosse stato ZeuSilvio e la ninfa Patrizia con il coro delle amichette sue. Altro che mazzate! Invece s’è trovato davanti una Chimera (oggi il mito m’ha preso proprio la mano) -con il corpo leonino di Ignazio La Russa, la faccia incaprettata di Sandro Bondi e la coda viscida di Vernini, i coordinatori del partito del Premier- con un pacco regalo per il nuovo Governo della Sicilia già confezionato. Senza nulla obiettare, la giunta tecnica autonomista doveva essere azzerata! Altro che nulla di fatto cantato dai giornali di mezza Italia, Dl di sfiducia cancellato, cattivi consiglieri e volemose bene, Zeus Berlusconi o meglio ancora la Chimera coordinamentale (La Russa-Bondi-Vernini) detta le condizioni politiche, precise e spietate, per il proseguo del governo in Sicilia: rispetto assoluto del patto di coalizione, etc, etc, si va avanti solo con la maggioranza votata dagli elettori, etc, etc,.. PDL-UDC innanzitutto in giunta, etc, etc… Anche perchè dell’UDC in Sicilia il “Patrono” d’Italia non ne può fare a meno. I conti del dopo urne Europee-Amministrative parlano chiaro. Consenso in discesa libera senza UDC. I magistrati possono anche restare a Palazzo d’Orleans, ma le loro toghe dovranno essere confezionate dalla premiata sartoria del MPA. Ovvero, i tecnici, devono essere espressione del Presidente. Punto e a capo.

Tutto questo accade al Palazzo dei festini romani tre giorni fa. Nel frattempo ogni cosa è mutata. Ieri notte, dal Gabinetto di Patrizia D’addario, che fu residenza di Grazioli e del Cavaliere Berlusconi, arriva la piena fiducia al conquistador di Grammichele Raffaele Lombardo, accidenti!, il Dl salva maggiornaza congelato, echeccavoli!, i fondi Fas quasi in tasca ai siciliani, minchiate!, e UDC fuori dal Governo. Buona la prima, ciak! si gira: la coalizione PDL-MPA, in Sicilia, può fare a meno del consenso plutocratico dell’UDC! Lombardo completa la giunta di governo con Nino Strano, Beninati e Formica.

Bellerofonte Casini è stato punito, a dovere. Vatti a fidare dagli alleati! L’imperatore di Sicilia, il novello Federico II sembrerebbe aver vinto. Almeno per il momento ha vinto. Diciamo che ha quasi vinto. Ci ha comunque stupiti. Ma gli UDCcini siciliani fuori dalle stanze del potere non sanno stare. E mo’ vengono i Casini. Per Ferdinando Bellerofonte. Pierr.. per gli amici.

Socrathe

giovedì, 12 giugno 2008
lombardoQui il remix del comizio:  Ascolta

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mercoledì, 04 giugno 2008
Severus Piton -vs- Innocentius Leontini
 
Separati alla nascita


innocentius leontini

Severus Piton (Severus Snape) nasce il 9 gennaio 1960 dal babbano Tobias Piton e dalla strega Eileen Prince; è un personaggio della serie di romanzi di Harry Potter, scritta ed ideata da J. K. Rowling.
 
È stato professore di "Pozioni", di "Difesa contro le arti oscure" e Preside della scuola di magia e stregoneria di Hogwarts, ed è il personaggio più ambiguo di tutta la saga. Da sempre ha ambito alla cattedra di "Difesa contro le Arti Oscure" che gli verrà attribuita solo al sesto anno degli studi di Harry Potter. Viene descritto come un uomo alto e magro, con capelli lunghi, corvini ed unti e la pelle pallida.


innocenzo leontini
 

Innocenzo Leontini (Innocentius Snape) è nato ad Ispica (Ragusa) il 25 maggio 1959. È parlamentare regionale dal 1996 e nel '98 diviene Assessore Regionale alla Sanità, incarico che mantiene fino al novembre dello stesso anno. È uomo di grande cultura classica, intelligente, impegnato nel sociale.
È stato professore di "Pozioni di Difesa contro le arti oscure di Gianfranco Miccichè" e Preside della scuola di politica e magia di Spaccaforno, è il personaggio più chiaro  di tutta la saga di Forza Italia. Ovvero, uno che sa il fatto suo.
Alle elezioni regionali dell'aprile 2008 è stato rieletto per la quarta volta consecutiva all'Assemblea Regionale Siciliana nella lista del Popolo della Libertà, risultando per la terza volta il parlamentare ragusano più votato. Lombardo non sa come ringraziarlo, e nomina Incardona Assessore al Lavoro.
 
La saga continua.
 

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giovedì, 10 aprile 2008

“Ma che ve lo dico a fare a voi figli di quella Contea di Modica, regnum in regno, che grazie all’autonomia ha vissuto fasti per 400 anni. Fasti di cui adesso godete e fate godere..”. Dal palco dei comizi modicani, il confederatore Lombardo parla alla platea del suo MPA. Doveva essere un comizio di coalizione. Così non è stato.

Ad attendere a Modica il Governatore incoronato dai sondaggi, c’era solo la folta schiera dei suoi autonomisti. Sul palco e tra la gente solo i fedelissimi del Movimento per l’Autonomia. Nessun rappresentante della Santa Alleanza di centrodestra, nessun esponente di quella coalizione che esiste solo per le regionali in Sicilia, e che alle Politiche è già sciolta come neve al sole. Tutti assenti dunque. Tutti alla macchia.

Tutti, tranne uno. L’ex Sindaco della città del cioccolato e dei fasti centenari, il barone rampante della Torre dell’orologio, era lì. Piero, sbandato dai sondaggi che lo vogliono terzo con distacco, dietro Orazio e Cosentini, sbaglia mossa, sale sul palco, invitato dall’infido Lombardo: “Non salgo sul palco se Piero non è con me”, annuncia alla scorta il futuro Presidente della Regione. E Piero ci prova, forte dell’effetto tripudio del futuro Governatore. Ma l’esultanza della folla, la scansione degli applausi in sillabe gioiose e di festa che accompagnavano in marcia trionfale le parole del discorso dell’onorevole Lombardo, dura ben poco. Una bordata di fischi, di urla e sberleffi accoglie Torchi sul palco.

Intanto a Scicli, nel capannone dei vivai Cintoli, l’on. Peppe Drago - aggiungendo il proprio nome alla lunga lista delle defezioni di personalità politiche di primo piano per il comizio di Lombardo a Modica - dava il via allo show più inatteso di questa campagna elettorale: “Orazio ha lavorato bene in questi due anni, e merita la riconferma alla Regione”. La “convention rusticana” dell’on. Orazio Ragusa non poteva avere battesimo migliore.

Mentre Piero Torchi a Modica saliva sul palco con Raffaele Lombardo, beccandosi i fischi di tutta una piazza, della piazza Matteotti, del suo popolo, della sua gente, di tutti quelli traditi dalla sua incosciente ambizione, il baffuto Peppe, a Scicli, tranciava giudizi e tracciava la rotta di Orazio: “Se Scicli risponde, noi faremo la nostra parte”. E mai pluraria maiestatis fu identificativo di un vero e scrosciante “io farò la mia parte”. Un Drago travolgente, impetuoso: “Insieme difenderemo la nostra città”, ha ricordato Peppe, nato a Scicli, in via Campanella, angolo corso Mazzini. Nessun freno, nessun capestro d’inibizione ad incoronare formalmente Orazio ad Onorevole della Regione Siciliana.


 

 

 

 

A Modica un sonoro coro di fischi consumava il destino di Piero. A Scicli, a pochi chilometri dal palco di Piazza Matteotti, Peppe Drago incorona Orazio in un tripudio di emozioni: Voi fate il vostro, che io faccio il mio.

Socrathe


 

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