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De Electione Scucces
In nomine Berlusconi
Quante avversità abbia sopportato questa infelice Modica per mano del nostro predecessore di beata memoria, e a quanti colpi e battiture sia stata sottoposta per opera dei trafficanti simoniaci - a tal punto che
E perciò, con l'aiuto di tutti, dobbiamo saggiamente affrontare le eventualità future e provvedere per il futuro alla costituzione di una “nova adminastratione”, si che i mali risorgendo (mai sia) non prevalgano. Dunque, appoggiandoci sull’autorità dei nostri predecessori, affinché il tristo morbo della venalità non abbia qualche occasione di infiltrarsi in consiglio siano i miei fedeli a condurre l’elezione del futuro Sindaco e tutti gli altri ci seguano!
Eleggano Scucces dal seno della nostra famiglia, salvo restando il debito onore e la reverenza verso il nostro diletto figlio Piero che è ora chiamato “ex” per ambizioni e fantasie e che si spera sarà con l’aiuto mio il futuro imperatore di Modica et Scicli, come gli abbiamo concesso, e verso i successori di lui che personalmente chiederanno questo privilegio a questa Sanctissima Trinitas.
Ma se qualcuno, contrariamente a questo nostro decreto promulgato in Transatlantico, verrà eletto o considerato o insediato in trono attraverso la rivolta, la temerarietà o qualunque altro mezzo, sia da tutti creduto e considerato non Sindaco ma impostore, non apostolo, ma apostata, e con perpetua scomunica per autorità mia divina e dei santi apostoli Peppe della dinastia del Drago e dei Casini e Innocentius Snape Magister di Leontini, insieme con i suoi istigatori, partigiani e seguaci, venga scacciato e respinto dalle porte di Modica, come AntiSilvio, nemico e distruttore di tutta la casa delle Libertà.
E non gli si dia alcuna udienza riguardo a ciò ma in perpetuo sia privato della dignità laica di qualunque grado essa sia stata. Con la stessa sentenza sia punito chiunque sarà dalla sua parte o gli renderà qualsiasi omaggio, come a un Santo, o presumerà di difenderlo. E chi temerariamente si opporrà a questo nostro decreto e nella sua presunzione tenterà di confondere e turbare
La mia grazia protegge coloro che osserveranno questa bolla:
In nomine Berlusconi, Giovanni Scucces sia fatto Sindaco!
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«Una casa. Al suo interno c'è una tavola con focacce e piatti colmi di cibo; c'è una coppa e un grande recipiente per il vino. Cristo è seduto a questa tavola con gli apostoli. Sul lato sinistro, Giovanni è disteso sul suo grembo; a destra, Giuda allunga la mano nel piatto e guarda Cristo.»
Questo troviamo scritto in un manuale di iconografia" bizantino” dell’XI secolo, in cui si danno indicazioni molto precise su come gli artisti dovevano dipingere l'Ultima cena.
Tralasciamo l’aspetto “virginale” del buon apostolo Giovanni e il grido del suo disappunto urlato da un efebico cielo : “Non sono Maddalena, come ve lo devo dire!”, perseguitato dal 2003 per la presunta tresca con Gesù da Dan Brown e dal suo codice da Vinci -finanche dal nostro premio nobel Dario Fo per giusta e corretta informazione- ed occupiamoci del Cenacolo in senso stretto, iconografico e religioso.
«Vi dico in verità: uno di voi mi tradirà». I dodici Apostoli seduti alla tavola con Gesù reagiscono con passioni contrastanti e terrore all'annuncio del Messia, ognuno con emozioni e gestualità differenti, varie le espressioni e i gesti narrativi. Una scena drammatica quella descritta nel Cenacolo. Nessun codice cifrato o nascosto. Nessun mistero.
Dal Quattrocento in poi 
Immagini e personaggi tratti dal racconto evangelico, drammatico, triste. L’iconografia imposta dai committenti era questa, e bisognava rispettarla. I pittori non potevano pigliarsi la licentia che si pigliano i poeti e i matti di adornare le figure secondo invenzioni. Dovevano restare fedeli ai personaggi ed alla tradizione del vangelo. È il caso del Veronese che finì davanti al Tribunale della Santa Inquisizione per aver figurato fuori dagli schemi “l’Ultima Cena”; fu costretto a cambiar nome al quadro e censurare qualche “pazza” figura. Il suo quadro divenne il Convito in casa di Levi. È la produzione iconografica classica dell’Ultima Cena che giunge ancora intatta e in tutta la sua bellezza, fino ai giorni nostri. Ultima cena? penultima oserei dire. Perché l’ultima figurazione del Cenacolo è cosa nostra, siciliana, modicana.
Il dipinto è di un realismo quasi fotografico, rappresentato con colori caldi, contorni morbidi, esuberante interesse per gli effetti di luce. Scompaiono del tutto i motivi religiosi. Le calde plastiche sostituiscono i freddi ori e argenti della posateria classica. La tavola è ricca, accoglie pane e focacce, elementi essenziali del banchetto. I dodici apostoli sono stati immortalati nel loro momento estatico, nell’attimo di stupore, sorridenti. Una rottura definitiva con la tradizione antica che voleva i 13 commensali tristi ed in meditazione quasi monastica. Lo spazio davanti è vuoto: come un invito a prendere posto davanti a tanta luce.
E la luce come elemento simbolico per sottolineare l'evento sacro con esiti straordinari, non proviene dal Messia stesso figurato -vera fonte surreale che illumina la scena di questo quasi dipinto- ma dall’esterno. È generata da un sole che filtra dall’alto, sorprendente, onirica, investe i nuovi apostoli, divide in tre la tavolata: a destra il mondo spirituale, a sinistra quello terreno, al centro la Verità, Lui.
Il Messia ha le mani alzate al cielo, quasi a voler abbracciare un calice, invisibile, sacro. È l’unico a non proiettare ombra sull’immensa tavola. La plasticità del gesto delle mani magnifica la sua prossima condizione di risorto. Un vapore mistico profuma la stanza.
Una creazione fuori da ogni schema iconografico tradizionale, è intima e solenne celebrazione di un Convito che inquieta le leggi Auree della divina proporzione, e che conduce in un mondo che sta “oltre”.
È una foto che riscrive l’affare del Cenacolo, e rimescola le carte dell’antico mazzo della Storia dell’Arte.
Socrathe
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Nell'antichità greca e latina le Sibille erano vergini, giovani ma pensate talora come decrepite, che svolgevano attività mantica in stato di trance. Io, di attività mantiche so ben poco, in trance non sono mai caduto, non sono tanto giovane e neppure vergine, e manco decrepito a dire il vero. Che Varrone si sia scordato di me nell’elencare le sue dieci sibille?
Esercito la mia attività oracolare nei pressi di un antro, comunemente conosciuto come " l’antrone “. Vaticino su foglie di piretta. A volte anche di cutugna.
Le mie ultime profezie:
Dal Vangelo secondo Drago
Pietro, detto Piero, l’apostolo della famiglia Torchi, che aspirava al regno ed alla successione, custode di tutte le verità, che s’era prodigato per il Maestro da sempre, reggendogli anche le bisacce, al grido di gioia dei fedeli -“Benedetto colui che viene nel nome di Drago! Osanna ad Orazio nel più alto dei cieli!- perdette i sensi e cadde privo di conoscenza al suolo. Nessuno si curò di lui.
-È il figlio dell’uomo; è tempo per me di farmi da parte e lasciare che egli faccia la mia volontà- E Orazio rispose alle parole del leader a stretto giro di Aramaico: - Fiat voluntas tua.
Torchi difficilmente supererà quota 5.000 consensi, e Peppe Drago non tifa per nessuno, garantendo una leale par condicio ai tre. Per la serie «chi ha la faccia si marita, e chi no, rimane zita». Orazio, dalla sua Scicli, uscirà fuori con un minimo di 6.000 fino ad un massimo di 8.000 voti. Fesserie? E per chi dovrebbero votare gli sciclitani? Per Ammatuna e Digiacomo del PD? Sindaci e tutori delle loro rispettive città? Ma chi li conosce, chi li ha mai visti per le strade del nostro paese, chi li ha mai sentiti spendere una sola parola per la nostra Scicli. E Scicli dovrebbe votarli? E per cosa, di grazia.
Orazio è il manifesto di un popolo che ha voglia di cambiare. Che vi piaccia o No. È un uomo politicamente scomodo. Scomodo tanto agli avversari, quanto agli invidiosi e ai “politicamente colti” dei suoi concittadini che non riescono a digerire e mal sopportano che un uomo semplice, perbene, un uomo dalla faccia pulita e dall’animo onesto, che non avrà mai letto in vita sua di Demostene o della Gran Contessa Matilde di Canossa, sia eletto ad Onorevole del Parlamento siciliano.
La via della Spana

appelli
vil chi lui segue, e solo
magnanimo colui
che sé schernendo o gli altri, astuto o folle,
De Cutugna
Mentre Piero Torchi a Modica saliva sul palco con Raffaele Lombardo, beccandosi i fischi di tutta una piazza, della piazza Matteotti, del suo popolo, della sua gente, di tutti quelli traditi dalla sua incosciente ambizione, il baffuto Peppe, a Scicli, tranciava giudizi e tracciava la rotta di Orazio: “Se Scicli risponde, noi faremo la nostra parte”. E mai pluraria maiestatis fu identificativo di un vero e scrosciante “io farò la mia parte”. Un Drago travolgente, impetuoso: “Insieme difenderemo la nostra città”, ha ricordato Peppe, nato a Scicli, in via Campanella, angolo corso Mazzini. Nessun freno, nessun capestro d’inibizione ad incoronare formalmente Orazio ad Onorevole della Regione Siciliana.permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (popup) :::: commenti :::: categoria : udc , discarica, messia, scicli, sciclinews, socrathe, discarica benpensanti, torchi, peppe drago, orazio ragusa, palme agitate, difendi scicli, regionali 2008, comizi rusticani, sibilla cumana, fiat voluntas tua, via della spana, benpensante
Me ne andavo bel bello per le calli solitarie di quella via che fu di Damasco e che adesso da Modica giunge a Scicli per
Ero solo alla prima stazione di quella che sarebbe stata la via della mia croce. Un'altra sparizione! Quei pali di legno, che tanto onore avevano offerto ai cavi sospesi della Sip -da quando l’uomo inventò il telefono, e che avevano sopportato in silenzio il nodo della bianca cravatta del mio Orazio, la maglia rosa della rotta di Piero in manifesto ora trattengono.
Iniziai la mia “discesa” pastorale" da umile e dotto vicario dell’imprecazione. A tutti i Santi del ciel del Paradiso m’appellai: Sant’Antonio aiutami tu! Sant’Aurelio prega per noi.. […] San Giuseppe trattienimi tu! Quest’ultima preghiera fu accolta nel regno dei cieli.
I Santi Peppe e Giuseppe non stanno mica nella casa del Padre a pettinar le bambole! Una voce angelica dall’ipod mi disse: calmati figliol mio, altrimenti finisce a schifìu. Piero sarà “menato” a guisa et maniera.
Mi calmai, proseguii nel mio cammino. Lasciai il buio dei tornanti della via della Spana e giunsi finalmente a Scicli. Ed ecco la luce, la folgore del mio destino.
Un Manifesto di venti metri quadri illumina di cremisi la via che fu di Colombo, appunto via Colombo:

appelli
vil chi lui segue, e solo
magnanimo colui
che sé schernendo o gli altri, astuto o folle,
fin sopra gli astri il mortal grado estolle.
Socrathe
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