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giovedì, 06 agosto 2009

Nel gennaio di quest’anno il Ministero delle Tele comunicazioni ha reso noto il finanziamento pubblico destinato all’emittenza televisiva privata. Tra i concorrenti al contributo di Stato, erogato grazie alla legge Mammì, manca Video Mediterraneo. O meglio, nella classifica 2008 stilata dalla CORECOM su base regionale, la via maestra per accedere alla sovvenzione governativa, Video Mediterraneo si piazza al secondo posto, subito dopo Antenna Sicilia.


Pertanto, l’emittenza principe della nostra provincia, in virtù di questa speciale selezione, rientrava, a diritto, nell’ordine del credito Pubblico.


Video Mediterraneo sarebbe oggi destinataria di 1 milione 299 mila euro di contributo statale sulla base di alcuni parametri, certi e consolidati -fatturato, numero di giornalisti -professionisti e pubblicisti- impiegati, mezzi tecnici adottati, altro- che l’hanno spinta al valutato e noto secondo posto della graduatoria CORECOM Sicilia.


Ho introdotto una certezza affidando il periodo al possibile e sospettoso condizionale, sarebbe! Mettiamoci una maiuscola: Sarebbe! Il dubbio nasce da una lettura “burocratica” dei dati CORECOM da parte dell’ente erogatore il fido: lo Stato.


Ovvero, qualcuno ha trovato il “cavillo” per mandare in rosso il bilancio del Gruppo editoriale che fa capo a Carmelo Carpentieri, proprietario di Teletre, Mediterraneo Sat e Video Mediterraneo (la rete televisiva per cui l’imprenditore modicano ha chiesto il contributo Mammì). Video Uno appartiene al fratello Enzo Carpentieri e ha un bilancio a parte.


Ed è proprio la sommatoria critica delle tre reti, secondo la Procura di Modica, ad alzare la stima di Video Mediterraneo, ragion per cui i finanziamenti di Stato sarebbero maggiori del dovuto, indi, non dovuti! Un gioco di parole? No, pura e semplice realtà. Ecco il taciuto e misterioso “cavillo burocratico” che blocca il rimborso di Stato e manda a gambe all’aria un’impresa forte e sana che tanto ha dato, e tantissimo avrebbe ancora da offrire per lo sviluppo culturale del nostro territorio.


Il pretesto giuridico non avrà certamente un nome e un cognome, ma la faccia potrebbe essere quella di un ex dipendente, magari scontento, forse deluso, vuoi per ripicca, non sia mai per vendetta, che nell’affaire “Chiudete il rubinetto dei finanziamenti pubblici a Video Mediterraneo” ci ha messo lo zampino, la zampa e anche la soffiata in tribunale.


E così, la tenue brezza della rivalsa “burocratica” subisce la muta dell’uragano furioso, che distrugge tutto ciò che di buono è stato creato e non salva niente e nessuno, sbattendo con forza la porta della certa occupazione in faccia a 60 famiglie. Senza lavoro, dall’oggi al domani, così, per un cavillo.


Ci chiediamo dove l’editore di Video Mediterraneo abbia sbagliato: doveva presentare tre bilanci e tre richieste di finanziamento pubblico, separate, distinte, una per ogni rete del Gruppo? Chi lo sa. Gli esperti e gli addetti ai lavori al momento tacciono, dicono di non sapere,  è  stato chiesto il parere all’Avvocatura dello Stato che risponderà in autunno, quando il Diospero di Misilmeri ci delizierà dei propri frutti: i kaki!


Intanto è stata presentata la procedura di cassa integrazione per l’organico di Video Mediterraneo, a rotazione tutti i dipendenti del Gruppo prenderanno posto sulla grande giostra degli ammortizzatori sociali. Sarà garantita tuttavia la normale programmazione televisiva, il notiziario, prima d’ogni altra cosa, a garanzia della partecipazione dei cittadini alla vita politica del territorio, del sapere di cronaca, del diritto d’informazione di tutti e di tutto.


La rete che ha mandato in onda, ogni giorno e a tutte le ore, la storia della nostra amata Provincia negli ultimi 20 anni circa, oggi, per una sofisticheria statale!, rischia seriamente di chiudere bottega e di mandare a casa i lavoratori. Fine delle trasmissioni, les jeux sont faits.


On Nino Minardo, ci rivolgiamo a Lei, autorevole, ascoltato, referente di spicco della maggioranza che ci governa, Lei che rappresenta questo  lembo di Sicilia scordato dal Padre e dal Fato,  Lei che ha già dato del tu alla Ministro Prestigiacomo per lo sblocco ambient-autostradale della Catania- Ragusa, spezzi adesso una lancia a favore di Video Mediterraneo, intervenga personalmente presso il Ministero delle Telecomunicazioni.


In un Paese in cui la commistione di poteri tra pubblico e privato è panem quotidianum, in un Paese in cui i lodi editoriali hanno già fatto giurisprudenza, stravolgendo assetti politici e democratici antichi e consolidati, Lei, Onorevole Nino Minardo, usi la propria influenza in maniera decisiva, faccia qualcosa per sbloccare il finanziamento pubblico per Video Mediterraneo, fugando ogni chiacchiericcio e mormorio di cortile, spazzando via con un soffio d’autore tutta la maldicenza e la malpensanza popolare, cose di casa nostra insomma, un malcostume tipicamente siciliano.

Non ci faccia caso...

Socrathe
 


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venerdì, 01 maggio 2009

San Giorgio cavalcando un bel matino,

pensoso de l'andar che lo sgradìa,

trovò Riccardo in mezzo de la via

in abito leggier di peregrino.

«Ne la sembianza mi parea Minardo»,

disse Giorgio a la vista de lo Riccardo.

«Chi è costui, che vene a consolar la gente nostra

e che ne lo viso mostra lo color del core

pe lo sforzo immane e il gran sudore?»

«Poscia mi sforzo, ché vi voglio aizare!»

rispose Riccardo con grande gioia

«Vegno a vedervi, credendo ogni anno di guerire

ma traballando, sotto di voi,

a mè mi pare di morire !»

«Deh, consoliam costui!»

pregò Giorgio umilemente;

e li altri portatori in cor sovente

gridarono al Santo tutti a stuoia:

«San Giorgio nun lo crede', lui S'appoia!»

 

Danthe Alighiero

(Socrathe)

Riccardo Minardo e San Giorgio - Modica 2009


Leggi anche:
La vendetta del Santo Cavaliere

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venerdì, 20 febbraio 2009

Modica - ADDIO Eurochocolate! Il Sindaco Buscema si concede uno “scatto d’orgoglio”, e alla Quaresima del centro destra risponde con un sonoro “si cambia!”. La scalata al debito ancora da sanare parte dall’alto, dalla nobile tradizione, dalle preferenze e dalla volontà antica della città. Modica rompe in modo definitivo con il cioccolato popolare e si affida alla ricotta aristocratica, con il consenso dell’amministrazione comunale tutta e la potestà della deputazione amica. La manifestazione, che sostituirà la vecchia kermesse di matrice perugina, e che servirà da valvola di respiro per il risanamento del bilancio, si chiamerà “CacioBarocco”, volendo sottolineare così, anche nel nome, un’identità specifica e vera.  Il Sindaco affida ai maestri del cacio modicano le sorti della Contea. Fuori il cacao dentro la ricotta, sembra essere il motto sul quale nessuno al momento intende sbottonarsi. La scelta del Cacio destagionalizzato a firma Buscema al posto del “cioccolato che vorrei” dell’era Torchi ha avuto il beneplacito di tutti. Dai salotti della Modica letteraria e colta parte la campagna promozionale del nuovo Festival con uno slogan che la dice lunga sul rinnovato format dell’evento:  Dillo con un cacio”.

 

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sabato, 14 febbraio 2009
Modica - E' stato presentato alla stampa il nuovo album del cantante modicano Alì Ricòtt, intitolato "THUMA" prodotto dalla Monika Multiservizi e distribuito a mano direttamente dal sindaco della contea Antonello Buscema, con il patrocinio delle Latterie Riunite d'Italia. Il disco è la prima fase di un progetto culturale, formativo e artistico denominato "Portiamo la Ricotta di Modica in capo al Mondo", che culminerà la Domenica di Pasqua in un grande concerto Live del noto artista Alì Ricòtt e della sua band "The Cavagnez".
"THUMA" è un'opera innovativa che traduce nei linguaggi della musica  ethno africana gli antichi e meravigliosi sapori delle ricotte modicane, un treno carico di tradizioni che parte dalla Catalogna dei Caprera e giunge sino a noi sui binari della buona musica, quella d'autore!
L'album sarà presentato Lunedì 16 Febbraio a Scicli. Testimoni d'eccezione: Vittorio Sgarbi e il regista giapponese Takeshi Klitano.
altre notizie su http://nessunotocchitanino.blogspot.com/

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giovedì, 05 giugno 2008
Giovanni Scucces, Nino Minardo, Silvio Berlusconi


De Electione Scucces

In nomine Berlusconi

 

Quante avversità abbia sopportato questa infelice Modica per mano del nostro predecessore di beata memoria, e a quanti colpi e battiture sia stata sottoposta per opera dei trafficanti simoniaci - a tal punto che la Torre dell’orologio sembrava quasi vacillare e la sede del Sommo Piero costretta dalle tempeste ad inabissarsi in profondità di naufragio - è sotto gli occhi di tutti.

E perciò, con l'aiuto di tutti, dobbiamo saggiamente affrontare le eventualità future e provvedere per il futuro alla costituzione di una “nova adminastratione”, si che i mali risorgendo (mai sia) non prevalgano. Dunque, appoggiandoci sull’autorità dei nostri predecessori, affinché il tristo morbo della venalità non abbia qualche occasione di infiltrarsi in consiglio siano i miei fedeli a condurre l’elezione del futuro Sindaco e tutti gli altri ci seguano!

Eleggano Scucces dal seno della nostra famiglia, salvo restando il debito onore e la reverenza verso il nostro diletto figlio Piero che è ora chiamato “ex” per ambizioni e fantasie e che si spera sarà con l’aiuto mio il futuro imperatore di Modica et Scicli, come gli abbiamo concesso, e verso i successori di lui che personalmente chiederanno questo privilegio a questa Sanctissima Trinitas.

Ma se qualcuno, contrariamente a questo nostro decreto promulgato in Transatlantico, verrà eletto o considerato o insediato in trono attraverso la rivolta, la temerarietà o qualunque altro mezzo, sia da tutti creduto e considerato non Sindaco ma impostore, non apostolo, ma apostata, e con perpetua scomunica per autorità mia divina e dei santi apostoli Peppe della dinastia del Drago e dei Casini e Innocentius Snape Magister di Leontini, insieme con i suoi istigatori, partigiani e seguaci, venga scacciato e respinto dalle porte di Modica, come AntiSilvio, nemico e distruttore di tutta la casa delle Libertà.

E non gli si dia alcuna udienza riguardo a ciò ma in perpetuo sia privato della dignità laica di qualunque grado essa sia stata. Con la stessa sentenza sia punito chiunque sarà dalla sua parte o gli renderà qualsiasi omaggio, come a un Santo, o presumerà di difenderlo. E chi temerariamente si opporrà a questo nostro decreto e nella sua presunzione tenterà di confondere e turbare la Sanctissima Trinitas contro questo statuto, sia condannato a perpetuo anatema e scomunica e sia considerato tra gli empi che non risorgeranno in Giudizio.

 

La mia grazia protegge coloro che osserveranno questa bolla:

In nomine Berlusconi, Giovanni Scucces sia fatto Sindaco!


 Socrathe

giovedì, 22 maggio 2008

«Una casa. Al suo interno c'è una tavola con focacce e piatti colmi di cibo; c'è una coppa e un grande recipiente per il vino. Cristo è seduto a questa tavola con gli apostoli. Sul lato sinistro, Giovanni è disteso sul suo grembo; a destra, Giuda allunga la mano nel piatto e guarda Cristo

Questo troviamo scritto in un manuale di iconografia" bizantino” dell’XI secolo, in cui si danno indicazioni molto precise su come gli artisti dovevano dipingere l'Ultima cena.

Tralasciamo l’aspetto “virginale” del buon apostolo Giovanni e il grido del suo disappunto urlato da un efebico cielo : “Non sono Maddalena, come ve lo devo dire!”, perseguitato dal 2003 per la presunta tresca con Gesù da Dan Brown e dal suo codice da Vinci -finanche dal nostro premio nobel Dario Fo per giusta e corretta informazione- ed occupiamoci del Cenacolo in senso stretto, iconografico e religioso.

«Vi dico in verità: uno di voi mi tradirà». I dodici Apostoli seduti alla tavola con Gesù reagiscono con passioni contrastanti e terrore all'annuncio del Messia, ognuno con emozioni e gestualità differenti, varie le espressioni e i gesti narrativi. Una scena drammatica quella descritta nel Cenacolo. Nessun codice cifrato o nascosto. Nessun mistero. La Chiesa commissionava l’opera per illustrare la Vita e la Passione di Cristo, ovvero, rappresentare il clima delle cose terrene del Messia, precedenti all’Eucaristia e al Sacrificio della Croce. Figurazione adatta a decorare i grandi refettori conventuali, per il tema ideale di meditazione e di preghiera offerto alla comunità monastica riunita per consumare i pasti. Fino al Trecento la tradizione dei Cenacoli fu questa.

Dal Quattrocento in poi la Cena divenne un dipinto a sé stante, non necessariamente incluso nel ciclo di rappresentazioni del Mistero della Vita di Gesù Cristo e non necessariamente confinato alle pareti dei refettori. Da Vinci, il Ghirlandaio, Andrea del Sarto, Monsignori, Tintoretto sono solo alcune delle tante firme che glorificarono la produzione di Cenacoli tra la fine del 1400 e la metà del 1500.

Immagini e personaggi tratti dal racconto evangelico, drammatico, triste. L’iconografia imposta dai committenti era questa, e bisognava rispettarla. I pittori non potevano pigliarsi la licentia che si pigliano i poeti e i matti di adornare le figure secondo invenzioni. Dovevano restare fedeli ai personaggi ed alla tradizione del vangelo. È il caso del Veronese che finì davanti al Tribunale della Santa Inquisizione per aver figurato fuori dagli schemi “l’Ultima Cena”; fu costretto a cambiar nome al quadro e censurare qualche “pazza” figura. Il suo quadro divenne il Convito in casa di Levi. È la produzione iconografica classica dell’Ultima Cena che giunge ancora intatta e in tutta la sua bellezza, fino ai giorni nostri. Ultima cena? penultima oserei dire. Perché l’ultima figurazione del Cenacolo è cosa nostra, siciliana, modicana.

Ultima Cena Modica, Cenacolo Modicano

 

Il dipinto è di un realismo quasi fotografico, rappresentato con colori caldi, contorni morbidi, esuberante interesse per gli effetti di luce. Scompaiono del tutto i motivi religiosi. Le calde plastiche sostituiscono i freddi ori e argenti della posateria classica. La tavola è ricca, accoglie pane e focacce, elementi essenziali del banchetto. I dodici apostoli sono stati immortalati nel loro momento estatico, nell’attimo di stupore, sorridenti. Una rottura definitiva con la tradizione antica che voleva i 13 commensali tristi ed in meditazione quasi monastica. Lo spazio davanti è vuoto: come un invito a prendere posto davanti a tanta luce.

E la luce come elemento simbolico per sottolineare l'evento sacro con esiti straordinari, non proviene dal Messia stesso figurato -vera fonte surreale che illumina la scena di questo quasi dipinto- ma dall’esterno. È generata da un sole che filtra dall’alto, sorprendente, onirica, investe i nuovi apostoli, divide in tre la tavolata: a destra il mondo spirituale, a sinistra quello terreno, al centro la Verità, Lui.

Il Messia ha le mani alzate al cielo, quasi a voler abbracciare un calice, invisibile, sacro. È l’unico a non proiettare ombra sull’immensa tavola. La plasticità del gesto delle mani magnifica la sua prossima condizione di risorto. Un vapore mistico profuma la stanza.

Una creazione fuori da ogni schema iconografico tradizionale, è intima e solenne celebrazione di un Convito che inquieta le leggi Auree della divina proporzione, e che conduce in un mondo che sta “oltre”.

È una foto che riscrive l’affare del Cenacolo, e rimescola le carte dell’antico mazzo della Storia dell’Arte.

Socrathe

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domenica, 18 maggio 2008

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera da parte di un amico, alla sua città, ai suoi compaesani.

Cari concittadini, sono stanco dell'indifferenza che persiste in città. Siamo ormai a pochi giorni dalla elezioni amministrative, ma molti di voi ignorano quello che sta avvenendo a Palazzo San Domenico, o almeno, molti si limitano a sentire le voci riportate da tizio e caio.

 

Premetto che la mia non vuole essere una sorta di campagna elettorale a favore di un determinato schieramento, ma solo una lettera indirizzata a tutti voi modicani che, per fortuna, non state subendo nessun disagio dal dissesto finanziario del comune di Modica.

L'amministrazione che negli ultimi 6 anni ha governato ha lasciato molte famiglie sul lastrico, compresa la mia. Come dicevo prima, molti non sono stati colpiti da questa crisi e, quindi, la ignorano quasi totalmente. Per questo vi scrivo. Non per cercare commiserazione, ma per invitarvi ad aprire gli occhi e guardare quello che realmente ci sta accadendo e non restare fermi con le mani in mano.

 

Molti dei miei familiari e dei miei amici, delusi da quanto sta accadendo, si sono lasciati scappare un “Quest'anno non voto per nessuno”. Vi prego, non fate lo stesso sbaglio che stanno per fare loro. Il voto è il momento durante il quale decidiamo la nostra sorte. L'anno scorso, per il rinnovo delle amministrative, il 63% dei modicani diedero nuovamente fiducia al sindaco Torchi e tutta la sua equipe, segnano inesorabilmente la fine delle speranze di cambiamento positive. . Ancora oggi, durante una crisi colossale che la nostra storica contea non aveva mai conosciuto, c'è gente che sostiene l'ormai “ex giunta”, negando spudoratamente l'evidenza di un operato fallimentare.

 

Non entro nel merito della questione, perché la domanda che ci facciamo tutti è “dove sono finiti tutti questi soldi? Perché abbiamo un buco di settanta milioni di euro?”. Sdrammatizzando, Fiorello con il suo personaggio tragicomico, “l'avvocato Messina” direbbe: “Non lo sappiamo. E non lo sapremo mai”. Sperando però che la Magistratura agisca nel senso giusto...

 

Quello che mi preme di più è invitarvi ad un voto consapevole, abbandonando logiche clientelari che sono alla base della nostra fase di stallo. Dati alla mano, abbiamo una amministrazione che ha portato tante famiglie ad una crisi, oltre che finanziaria, di nervi. Io sono figlio di una assistente domiciliare che svolge servizio per i disabili. Un lavoro umile, sottopagato e ... raramente pagato! Vi sembra normale avere fino a 9 mesi di “stipendio” arretrati?  Per me non lo è.  E in questa situazione, vi sono altre 300 persone. che mi riportano alla mente i 300 spartani delle termopili. E' sicuramente con lo stesso spirito combattivo che scenderanno in piazza a breve per far sentire la loro voce, per rivendicare i loro diritti e soprattutto la loro dignità di persone. E qui mi tornano in mente le parole di una recente canzone che dice:

“[...]sono un eroe, perché lotto tutte le ore. Sono un eroe perché combatto per la pensione
Sono un eroe perché proteggo i miei cari dalle mani dei sicari dei cravattari
Sono un eroe perché sopravvivo al mestiere. Sono un eroe straordinario tutte le sere[...]”

 

A Palazzo San Domenico hanno dimenticato, o forse non lo hanno mai saputo, cosa vuol dire lavorare per sopravvivere. La gente è incazzata perché lavora e non viene pagata. E questo stato d'animo, ad oggi, accomuna dipendenti comunali, netturbini, dipendenti delle cooperative, fornitori mai pagati.... insomma, tutti quelli che hanno avuto a che fare con una amministrazione disastrosa.

 

Ma se la piaga degli stipendi colpisce solo una parte di Modica, perché non parlare delle condizioni generali della città? La vivibilità della nostra città è andata a farsi benedire: buche ovunque, erbacce, viabilità da mettersi le mani ai capelli e zone come Modica Alta completamente senz'acqua sono i risultati di una amministrazione che ha letteralmente SEDOTTO E ABBANDONATO i cittadini modicani. Con quale coraggio si può rinnovare loro la fiducia?

 

Una soluzione ce la suggerisce Dario Fo, con una sua citazione che sarebbe un sunto del mio invito al voto consapevole il prossimo giugno: “Dato che esistono oratori balbuzienti, umoristi tristi, parrucchieri calvi, potrebbero anche esistere politici onesti”.

 

Sperando che le parti politiche pensino più al bene della città che ai loro interessi economici... buon voto a tutti!

 

 

Davide R.

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