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Venticinque si presenta all’elettorato sciclitano forte di sette liste a sostegno della sua candidatura. L’immagine è quella di coesione, di compattezza, unione solida e robusta che lascia ben sperare il centro destra. I risultati hanno dato ragione alla coalizione: maggioranza schiacciante in consiglio e Sindaco al primo turno: uniti si vince. Ma l’unità conta poco per la vittoria finale se a correre sono dei ronzini. E il centro destra detta il trotto con i migliori cavalli della scuderia di famiglia: Verdirame, Pacetto, Rivillito, Carbone, i purosangue, e i giovani destrieri al galoppo, Bramanti, Lopes, Iurato, solo per citarne alcuni. Veri e propri catalizzatori di preferenze. Il merito del 60% ottenuto dalla coalizione va sopra di tutto a loro come a tutti gli altri candidati delle liste a sostegno di “Venticinque Sindaco” che non hanno deluso le aspettative di partenza. Una campagna elettorale ben organizzata, in mezzo alla gente e per la gente. Il messaggio è stato chiaro da subito, ed è passato per le rete a maglie strette dell’elettorato: cambiamento. E così è stato. Una lotta voto per voto, famiglia per famiglia, elettore per elettore, candidato per candidato, che ha confermato l’UDC primo partito di città. Influenza determinante dall’onorevole figura di Orazio Ragusa? Pochissima. A premiare il partito dallo scudo crociato è stato l’impegno di tutta una squadra e il senso di appartenenza ad una parte della politica e ad un valore in cui tanti si sono riconosciuti. Ma la festa è oramai finita. Al lavoro dunque. Primo banco di prova e di tenuta di questa solida coalizione d’apparenza, il completamento della giunta e l’elezione del Presidente del Consiglio. La miscela arrivista dell’alleanza di centro e di destra è pronta all’esplosione. Il composto organico di “gestione” della città è prossimo alla deflagrazione di sostanza. La miccia? La fame di visibilità dei partiti nel nuovo governo Venticinque. Ne vedremo delle belle.
La dottoressa Padua è espressione diretta del Partito Democratico. Già vincente alle primarie per la costituzione del partito, già trionfante alle primarie del PD per le amministrative di Giugno. È donna di partito, vincente. Sì, ma in casa sua! La proposta del PD con Venera Padua sindaco passa il valico del civico 13 di via Gesu e lì s’arresta. Il partito, ad onor di default, incassa 1448 voti. Come prima esperienza di confronto con l’universo elettorale non c’è male. Un fallimento bello e buono e con fraudolenza nei confronti degli alleati e dei loro elettori, e vi spiego il perché. Il PD porta tre consiglieri a Palazzo di Città. L’elettorato premia il giovane e promettente Aquilino, figlio d’arte e portatore sano di vero rinnovamento politico-culturale all’interno del loft di via Gesu e consegna alla memoria il partito dei comunisti di Scicli, cancellati dalla scena politica locale già prima della competizione del 15 e 16 Giugno con uno studio sui numeri d’Hondt fatto a tavolino.
Troppe inesperienze in campo per il partito di Bertinotti & co. Molta ideologia, poca scaltrezza. In politica contano i numeri e il Pd i suoi conti li ha fatti davvero bene. La spartizione dei seggi è figlia del metodo virtuoso e matematico del professore d’Hondt non applicato al totale delle preferenze in gioco, come vorrebbe la purezza di riferimento, ma -per volontà del legislatore- alle coalizioni, e all’interno di esse premiare la lista che prende più voti. Come mai il dott. Caruso lascia i compagni di sinistra arcobaleno per correre da indipendente nel partito di Veltroni? Per vanità? No! per acuto opportunismo! I numeri parlavano chiaro e soprattutto il dottore Caruso non è un fesso. Ecco svelato l’arcano cambio di maglia in corsa e in zona cesarini, pochi giorni prima della presentazione delle liste. I comunisti per Scicli gabbati da un calcolo matematico preventivo e semplice. Gli elettori hanno fatto il resto. Quattrocento preferenze sono proprio poche per un partito che da dieci anni governa la città. Quattrocento preferenze e basta. Gli ottanta voti del giovane Campailla appartengono ad altra storia che nulla a che vedere con l’ideologia e la Falce e il Martello. Una storia fatta d’impegno costante e di toni moderati dietro le quinte di uno spettacolo impopolare messo in scena dal suo stesso partito e dai suoi bravi dirigenti. La gente ha premiato chi è stato in campo a sudare consensi ed ha punito i grassi colonnelli. Bravo Campailla!. Questo dovrebbe far riflettere l’ex classe dirigente del partito dei comunisti di Scicli, ex perché è un partito oramai fine a se stesso, ex perché di comunisti in giro, per strada e per il mondo non se ne incontrano più, ex di Parlamento ex di amministrazione e di consiglio comunale. Le porte del PD sono aperte. Il segretario Cottone sarà lieto di accogliere tutti. Una dichiarazione post-voto alle stampe, ma proprio post-post e di appena cinque paragrafi per giustificare il tonfo del suo partito e del candidato a sindaco Padua è bastata a salvare faccia e poltrona. E chi lo smuove! Per il partito dei Socialisti, la solita passerella elettorale del caro Dottore Carbone. Nulla di più.
Enzo Giannone, il professore, riformista civico e di confine; poteva essere una proposta vincente ed intelligente per tutta l’area di centro sinistra. Così non è stato. La sua nave è stata costretta alla deriva, qualcuno ha tagliato gli ormeggi e nel mare della sopraffazione hanno avuto la meglio le onde di violenta prepotenza, sul Capitano e la sua nave. Città Aperta, lista di frontiera è degnamente rappresentata in consiglio comunale. Onore al capitano e alla sua gente.
Anche questa vittoria, in area centro sinistra era già nell’aria. L’isolamento crescente del PD e di tutta la sinistra sciclitana, il restringersi della base operativa ed elettorale, ha premiato il dottore Susino. Il processo di sfaldamento dei consensi degli elettori base di centro sinistra ha avuto origine con il divieto di candidatura alle provinciali del 2007 per poi continuare con la nascita del partito di Veltroni a Scicli e la formazione della nuova classe dirigente. Il risultato: una vera e propria confisca di voti verso Franco e una perdita di fiducia nei confronti della dirigenza del PD, partito d’area e di riferimento del Dott. Susino. Ma questo nessuno l’ha capito. O meglio, i dirigenti del partito hanno fatto finta di nulla. Meglio andare incontro ad una sonora sconfitta che ammettere i propri errori. E così è stato. La coalizione del dottore Susino supera quella del PD con “Venera Padua sindaco” e si piazza seconda nelle preferenze degli sciclitani.
Il primo si è suicidato politicamente, con le sue stesse mani, volendo correre ad ogni costo e da solo alla carica di Sindaco. 1.500 voti di preferenza. Un buon risultato nonostante la vigilia di un voto che ha visto tutta la classe dirigente del Movimento di Lombardo abbandonare Pierre al suo destino. Galizia & Co. cacciati dal Presidente della Regione solo perché contrari ad una candidatura calata dall’alto e perdente, non è stato uno spettacolo moralmente bello e da vedere. E gli sciclitani hanno premiato la coerenza dei fuoriusciti che volevano Venticinque Sindaco e non Aquilino. Non a caso gli ex Mpa sono stati tra i più votati tra i partiti del centro destra. permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (popup) :::: commenti :::: categoria : politica, sindaco, udc , 25 , venticinque, pc , scicli, pd , amministrative 2008, pdl , sciclinews, socrathe, orazio ragusa, franco susino, bernadetta alfieri, enzo giannone, aquilino, teo gentile, giorgio vindigni, comunisti per scicli
Doveva essere una giornata di festa per tutti, e così fu. La presentazione del candidato Venticinque è stata un tripudio di sorrisi, di gioia, di euforia pura da parte degli intervenuti.permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (popup) :::: commenti :::: categoria : politica, satira, amministrative 2008, sciclinews, socrathe, la discarica dei benpensanti, orazio ragusa, giovanni venticinque
Una lettera di Santhippe, sul destino degli amanti, triste.
Povero..povero...ma povero Piero!
scrivo non per trattare di politica, in quanto digiuna vuoi dei meandri della politica nazionale, vuoi - e soprattutto - dei giochetti più o meno sporchi delle politiche locali, ma per significare a lui i sensi della mia più profonda solidarietà e della più sentita partecipazione al momento straziante che sta attraversando.
Sì, mi riferisco al tradimento che ha subito e posso immaginare quanto stia soffrendo in questi penosi momenti. Solo una sensibilità femminile può capirlo.. vero signori uomini? Ma non avete mai sofferto per amore? e soprattutto non avete mai subito un tradimento?
Ce l'ho soprattutto con te,mio caro Socrathe, che con tanta evidente insensibilità e con una tale imperdonabile leggerezza hai girato e rigirato più e più volte il coltello nella piaga lacerata e sanguinante del cuore del povero Piero! Che cuore arido devi avere mai e quanti metri di peli sullo stomaco!! Ti auguro di non dover mai provare quello che sta provando ora il nostro innamorato tradito! Ma riesci a compenetrarti e a vederlo mentre, con le lacrime che gli riempiono gli occhioni tristi, guarda le immagini del suo amato che se ne va via felice e sorridente con l'altro che lo ha soppiantato nel suo cuore?
E ora è lì, sotto gli occhi di tutti, la prova provata della fine miseranda di una storia d'amore. Che malinconia e quanti rimpianti proverà ora ripensando ai tempi felici quando, mano nella mano, sognava con il suo bellissimo onorevole un futuro radioso, sempre insieme,sempre uniti nella buona e nella cattiva sorte! Poi, come un fulmine a ciel sereno, ecco comparire...l'Altro che, per nulla ignaro della storia d'amore tra i due piccioncini, si è frapposto tra loro e lo ha rubato alle braccia fidenti del povero Piero. E ora se ne vanno così, sorridenti e felici verso nuove mete, senza rivolgere nemmeno un pensiero al tapino, rimasto solo, abbandonato e dolorante. Che tenerezza suscitano nel mio animo pietoso quei piedi che camminano solitari e pensosi, attraversando i più deserti calli! Sono l'immagine dello sconforto e della disperazione. Rialzati Piero, e sii fiducioso...tutto verrà a chi saprà aspettare!
Santhippe
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Tornato a Modica il 15 Aprile MMVIII , dopo che Bruto aveva già lasciato la città, dichiarò pubblicamente di accettare l'eredità di Cesare. Chiese, pertanto, ad Antonio detto Paolo Niger il versamento dell'eredità, ma gli fu risposto che doveva attendere che una lex curiata la ratificasse. Siamo alle solite: la cassa del partito era vuota!
Ottaviano decise, impegnando i propri beni, di anticipare al popolo le somme che Cesare aveva lasciato nel suo testamento e di eseguire i giochi per la vittoria di 'ratio.
Ottenne così che molti dei cesariani si schierassero dalla sua parte contro Antonio detto Paolo Niger, suo diretto avversario nella successione politica a Cesare.
Il Senato ed in particolare Pinuccio Lavima Cicerone lo vedevano come un principiante inesperto nonostante la sua non più giovane età, pronto ad essere manovrato dall'aristocrazia senatoria - in realtà da subito il vecchio rivelò un'autonomia e un'abilità politica notevole.
Tra i due avversari alla successione di Cesare intercorsero sia momenti di accomodamento, sia momenti di forte tensione. Alla fine fu restaurata la pace.
Subito dopo Ottaviano marciò su Modica con l'esercito di Orazio e si fece eleggere console, malgrado la scomoda prossimità con l'aristocrazia senatoria, ottenendo compensi per i suoi legionari e facendo approvare dal Senato una legge contro i cesaricidi.
«oggi il nemico avrebbe vinto, se avesse avuto un comandante che era un vincitore».
Socrathe
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Venerdì 11 Aprile 2008, ore 22,15. Piero sale sul palco dei comizi di piazza Matteotti. Il clima non è quello del grande tripudio. Il semicerchio dei presenti in tribuna lo cinge in un abbraccio affettuoso. Piero è visibilmente agitato. La sua voce stanca, roca, rompe il silenzio di una piazza semivuota. L’attacco oratorio è emozionante. Ringrazia la famiglia, gli amici, il partito. Fermiamoci qui.
Le parole di Piero viaggiano sui binari della condensazione e dello spostamento parallelo. Per comprenderle appieno stacchiamo un biglietto di sola andata e saliamo sul treno dell’interpretazione freudiana dei sogni. Lavoreremo per analogia.
“Ringrazio gli amici che mi hanno sostenuto, quelli che non lo hanno fatto e quelli che stanno alla finestra a godersi lo spettacolo”. Inizia così la lunga ed ultima lettera di Piero ai suoi fedeli. Un discorso strutturato in chiaroscuri ben accesi, parole intense, forti, imprevedibili intendimenti. «Piero è consapevole di poter contare solo su un terzo dei suoi sostenitori. Le sue parole non lasciano spazio ad altra interpretazione. L’Udc lo ha lasciato solo».
“Modica da 8 anni è senza deputato regionale e l'idea di restare altri 5 anni, per un totale di 13, senza rappresentanza a Palermo sarebbe insopportabile”. Il mimetismo semantico delle parole di Piero mette a dura prova l’attenzione del suo uditorio. Un vero e proprio realismo allusivo, mimetico. Il riferimento a Riccardo Minardo è palese. Ovvero: «Modica avrà un suo rappresentante a Palermo, sarà il Nulla misto al Niente, io vi ho avvertiti, votatelo pure, ma non chiedetemi il conto del suo pascolo vagante». Piero in queste sue semplici parole sintetizza il trattato di Freud sulla “Psicologia delle masse e identità dell' Io”. Lui il superuomo cui la massa deve tendere ed a cui sottomettersi. Gli altri, il Nulla.
"A dispetto di quanto molti dicono, Peppe Drago è stato vero leader e ha assicurato pari agibilità politica ai tre candidati all'Ars". Ovvero: « tutti sanno che stai facendo votare Orazio, pure io! » Piero grida il suo dolore al popolo dei claque. Peppe Drago è teso, pallido. Sullo schermo gigante, zoom sulla faccia di Peppe. La cera trasuda da tutti i pori, in primo piano. Drago ha capito l’accusa: «tu mi hai tradito e fai votare Orazio». Ma a tradire Piero è stato l'elettorato: il suo è un voto di prossimità politica. «Voto chi mi è più vicino». E Orazio è stato più vicino alla gente.
“E consentitemi se non lo chiamo Onorevole Drago, per me è Peppe, un amico, uno di famiglia”. È la fine dei riconoscimenti politici al leader che lo ha allevato nel Lupercale della sua segreteria, che lo ha fatto Sindaco di Modica e che ha voluto fortemente la sua riconferma dopo i cinque anni del suo primo mandato amministrativo. Piero non rivolge lo sguardo a Drago nemmeno per un attimo durante tutto il comizio che conduce a braccio sotto un rullo pneumatico di parole marchiate a fuoco dal suo orgoglio. La gente lo ascolta, ma non può capire.
“Mi hanno accusato di aver abbandonato la barca che stava affondando”. Piero chiama finalmente in causa i suoi ex compagni di maneggio, quelli che hanno voluto la sua testa su di un piatto d’argento per esser stati spediti a casa dopo appena otto mesi di governo, dicendo a chiare lettere che da quel naufragio non si salverà nessuno. «Per me sarà sciagura, per voi rovina».
“Vieni Piero”. Peppe ha appena finito il suo discorso in ciclostile gridato con forza dal palco di Torchi. Il palco del suo delfino. La tribuna del suo Piero. Nessun accenno a quel sorriso spontaneo offerto pochi minuti prima alla gente di Scicli, per la gloria di Orazio. Peppe deve chiudere subito la partita con la sua Modica e con il suo cuore. Chiama Piero accanto a sé. È l’abbraccio di un padre che consola il figlio col lecca lecca dopo una sconfitta a calcetto. Traccia definitivamente la rotta di Piero:
“Oggi è venerdì, ce lo possiamo dire, questi sono tutti nostri amici, è stata una campagna elettorale in salita. Il partito a Modica doveva schierare il suo uomo migliore, contro due titani, non c'era altra scelta. Tale decisione non è frutto dell'ambizione di Piero, ma della necessità del partito di schierare l'uomo più forte: martedì nessuno dica che si poteva fare altrimenti. Io risiedo a Modica e voto Piero Torchi”.
I sogni di Piero giungono al capolinea: Modica, si scende.
Sullo sfondo il manifesto dell’UDC. L’istantanea di un sorriso inventato. Tra i titoli di coda le lacrime di Piero, vere.
Socrathe
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Il termine prefica indica la donna che, insieme ad altre colleghe, seguiva, nel corteo funebre dell’antica Roma, i portatori di fiaccole, con il compito di levare altissime grida di dolore (lugubris eiulatio) e, negli intervalli del rito, cantare la "naenia": tutto ciò a pagamento! L’usanza delle prefiche proviene dal mondo greco: in Grecia si possono ancora ascoltare numerosi esempi di nenie funebri; a Modica l’ultimo esempio di una tradizione oramai perduta.
25/02/2008: Torchi “ Se sarò in lista dovrò essere vincente”.
Sante parole Pieruccio..
C’era l’aria delle grandi occasioni nella saletta del PalAzasi dove il gruppo dirigente Udc si era riunito per decidere la candidatura di un esponente cittadino del partito. Consiglieri comunali al completo, componenti la segreteria, iscritti, e Peppe Drago a sovrintendere alle operazioni.
Marisa Giunta era stata chiara ed incisiva ed aveva spiegato le ragioni dell’opportunità della candidatura del sindaco alle regionali nonostante questo significasse la decadenza del consiglio comunale ed il rimettersi tutto in gioco. “ Il gruppo consiliare è d’accordo – ha detto – Andiamo avanti con Torchi, non possiamo perdere questa occasione per la città”.
Unica nota stonata quella di Iniziativa Popolare, Giuseppe Lavima ha insistito perché Torchi restasse al suo posto. “ Noi abbiamo il deputato Udc alla regione – ha detto Lavima - E’ Orazio Ragusa e l’Udc non si può permettere di abbandonare una roccaforte come il comune di Modica. Dobbiamo tenere questa posizione e non lasciarla”. Lavima è rimasto una voce isolata anche perché il presidente del partito Domenico Pisana ha sostenuto anche lui la candidatura Torchi.
Poi l’intervento di Torchi e quindi l’imprimatur di Peppe Drago. “ Dobbiamo candidare i migliori – ha detto il leader – Questa è una tornata elettorale che ci vede correre da soli; il partito ha bisogno delle migliori risorse e Piero Torchi lo è. “ Drago ha poi svariato sul momento politico in Sicilia alla luce della candidatura Lombardo spiegando che con Mpa , dopo l’accordo con Berlusconi, c’è solo un patto elettorale e non politico. Drago non ha fatto cenno sulla lista Udc per le regionali ma Torchi appariva come il candidato di punta del partito. La scommessa di Drago e di tutto il partito era alta ed il leader sapeva di rischiare di perdere in un colpo palazzo S. Domenico e non ottenere un seggio a sala d’Ercole proprio con Torchi.
E così fu..
14/04/2008: Piero Torchi, fino al 3 marzo sindaco di Modica e fino alle 15 di lunedì candidato dell’Udc all’Ars. “Stupirò credo tutti dicendo che continuo ad amare in maniera profonda questa città. Vedremo!”
15/04/2008: Orazio Ragusa compra un paio di scarpe nuove. Non si sa mai..
16/04/2008: trovati i mandanti e gli esecutori materiali del delitto di Modica, bastava leggere le dichiarazioni rilasciate al PalAzasi , il 25 febbraio 2008, dai vertici dell’UDC cittadino.
Socrathe
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