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sabato, 05 dicembre 2009

Poniamoci una domanda: il nuovo governo tripartitista –PD-MPA-PDL SICILIA- che il Presidente della regione vorrebbe varare è una reincarnazione del centro-sinistra spostato a destra, oppure rappresenta veramente una realtà politica diversa per la Sicilia e i Siciliani? Vi aiuto, al quesito non si può rispondere con un secco Sì, o con un malfermo No! La risposta alla domanda da lascia e raddoppia è: dipende. Sì, dipende.

Dipende dal PD, dipende dal MPA e dipende pure da Miccichè e dal suo novello Poltronismo delle libertà, il PDL Sicilia in chiave riformista, che dipende, dal vento. Dipende anche dai siciliani, elettori dei dipendentisti d’avanguardia e dell’ultima ora, dipende da tutto, da ciascuno e da ognuno, ma dipende da Lombardo, sopra ogni cosa. Dipende dall’homo (homini) lupus di Grammichele che i siciliani hanno voluto come primo nocchiere all’ultima regata elettorale del 2008.

Dappertutto -sulle nuove pompe d’informazione centrifuga (i giornali on line), ma anche su pompe centripete per antica tradizione (carta stampata)- si leggono pezzi d’alto giornalismo ciclostilato, appena appena rieditati, che puzzano d’uffici stampa tripartita, dove la nuova alleanza cerca di precisare la sua voce e il suo spicco nel caos delle idee e dei convincimenti di massa. Confusione, nient’altro che confusione, e basta.

Noi abbiamo avuto sempre una discreta (!) autonomia di giudizio, e cerchiamo di mantenerla anche adesso. Mi spiego. Il Presidente della Regione con una mossa da capobranco passa da una all’altra opportunità politica secondo le proprie convenienze, rompendo col fronte amico -quello uscito dal vaso plebiscitario delle regionali del 2008- per ben due volte in appena due anni di governo, scordandosi degli interessi della collettività politica che ha contribuito alla sua elezione, fregandosene, e dei vincoli stretti e parentali con la vecchia e santa alleanza, e dell’esistenza di una voce politica unitaria che corre l’Italia da Pachino a Belluno, quella del “buongoverno” berlusconiano, per intenderci. Per i propri interessi? Dipende.

Dipende un corno! Fino a quando l’assemblea regionale ha dato fiato e voce alle trattative sui lupini in umido di Adrano e sulle fave abbrustolite di Agrigento il problema dell’unità che non c’è e della lealtà politica da riformulare in chiave riformista non veniva preso manco in considerazione dai dipendentisti e nemmeno dai lealisti (a dirla tutta). Cacciato fuori l’Udc -occupazionista di cariche istituzionali di bosco e sottobosco- di Cuffaro dal governo siciliano, roteando cariche e poltrone in nome di un tecnicismo puro che guarda al programma e non alla strategia politica, per convinzione generale, si poteva andare avanti anche così, da soli, senza UDC. Ma dal primo Gennaio 2010 di lupini e di fave non si discuterà più a Palazzo d’Orleàns.

E qui viene fuori il lupo indipendentista, anti lealista e anti occupazionista.

Dal 2010 il carrello della spesa economica della Regione sarà carico di fondi europei per lo sviluppo, Miliardi e Miliardi di Euro, da spendere, 19 miliardi di Euro,  a essere pignoli, ragionierizzando, che da qui al 2015 sono a disposizione della Sicilia e che il governo dovrà impiegare: “4 miliardi dei fondi Fas, per i quali esiste già un dettagliato piano di attuazione che prevede importanti opere pubbliche, i quasi 11 miliardi di fondi comunitari e i circa 5 miliardi della quota di cofinanziamento statale”. L’eldorado! La manna che cala dal cielo, altro che fave, lupini e bruscolini con la coppola.

E Lombardo, secondo voi, vecchio volpone dell’Etna democristiana, poteva mai spartire pani e pesci a nove zeri con i lealisti leontiniani e con gli occupazionisti dell’Udc? Mai sia! Col pretesto degli interessi generali, che generali non sono, Lombardo chiama il PD al sostegno esterno, che sostegno non è. E il PD che ha avuto il merito di normalizzare la sinistra, che normale non è, dividendola, a Palermo così a Roma, vive la sua questione morale con disincanto, diviso, appunto, tra la partecipazione agli utili del prossimo quinquennio d’oro siciliano e il chiarimento preventivo con i puritanisti (ex comunisti) di sezione (poca roba), prima di buttarsi a testa bassa sul mare che luccica.

Lombardo ha sfibrato la casta e pura dirigenza democratica di Lupo & compagnia cantante con liccumie di governo, sottogoverno, affini e derivati, per l’interesse della collettività. Sì, la collettività Poltronista, autonomista, comunista e opportunista del levati tu che mi ci metto io. Tutti gli altri come dice Miccichè “Sanno solo fare panza e presenza”. E allora, al banchetto del Re meglio andare soli e insieme al PD che male accompagnati. Oppure no? Dipende.. sì, dipende.


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venerdì, 22 maggio 2009

venerdì, 22 maggio 2009
Dal quotidiano on line del Partito Democratico, delabandadeglionesti.it

delabandadeglionesti.it - quotidiano on line del PD
 
 
Confiteor Dario omnipotenti,
beatae Giovannae semper Virgini Melandri,
beato Maximo Archangelo D'alema,
beato Franco Marini,
sanctis Apostolis Walteri et Romano,
omnibus Sanctis, et vobis, fratres (et tibi pater Silvio),
quia peccavi
nimis cogitatione, verbo et opere:
mea culpa,
mea culpa,
mea maxima culpa.
Ideo precor beatam Rosettam Bindi
semper Virginem,
beatum Ioannem Archangelum Letta,
beatum Pierum Fassino,
sanctos Apostolos Walterem et Romanum,
omnes Sanctos, et vos, fratres (et te, pater Silvio),
orare pro me ad Dominum Deum nostrum.
Amen.
 
 
 


Franceschini, facci sognare!

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mercoledì, 20 maggio 2009

 

Il Pd ha una questione morale da tutelare. C’è anche un Codice Etico da far valere e che definisce, senza margini di discussione, chi può essere candidato e chi no: è amorale candidare “certa gente” rinviata a giudizio. Tuttavia è conveniente ricorrere al contributo degli indagati per sollevare le sorti del partito. Lo dice il Codice Etico del Partito. E lo dicono anche le liste per la corsa a Bruxelles, firmate dal Duca di Ferrara, Dario Franceschini.

 

Giustizia e legalità, la lista del PD per le Europee di Giugno:

 

Andrea Cozzolino: lista per l’Italia meridionale -Campania, Puglia, Abruzzo, Basilicata, Molise, Calabria- “il suo nome finì davanti ai giudici per una presunta truffa sulla produzione di energia. Al centro dell'inchiesta la costruzione della centrale biomasse (Biopower) di Pignataro Maggiore, in provincia di Caserta. Le accuse andavano dall'associazione per delinquere finalizzata alla truffa, alla corruzione di pubblici ufficiali, alla rivelazione di segreti di ufficio e alla realizzazione di falsità in atti pubblici”.

 

Angelo Montemanaro: primario ospedaliero già assessore regionale alla Sanità, sotto inchiesta a Napoli per corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio.

 

Mario Pirillo: già assessore regionale in Calabria, il cui nome figurava tra gli indagati di Why Not, l’inchiesta che è stata strappata di mano a Luigi De Magistris - un magistrato di poco credito che si è permesso il lusso di ficcare il naso su Prodi & Co. - rimaneggiata e conclusa in tutta fretta. I panni sporchi di famiglia si lavano in casa. E “certa” Magistratura non si fa fregare da un De Magistris qualunque!

 

Antonio Saladino: ex leader della Compagnia delle Opere in Calabria. E di opere ne ha fatte! Ha creato un sistema affaristico stabile, “mantenuto e alimentato al fine di conseguire un clientelare consenso elettorale, assicuravano delittuosamente a strutture societarie di fatto governate da Saladino (e Pirillo!) fondi pubblici per l’esecuzione di lavori prospettati come di pubblica utilita”. In cambio Saladino, “su segnalazione dei politici, assumeva o faceva assumere, sotto varie forme contrattuali, tutte comunque caratterizzate da precarietà, un rilevante numero di persone”. Quella che si veniva a costituire, spiegano i magistrati che hanno trattato i “panni sporchi della sinistra”, era una vera e propria “pletora permanente di aspiranti lavoratori sempre in attesa di una stabilità” che i politici non avrebbero voluto o attuato. Inoltre si costituiva “un vasto e reiterato flusso, anch’esso clientelare, di finti lavoratori per opere e servizi mai realizzati o realizzati solo in parte o apparentemente“.

 

Dal discorso di Franceschini del 5 Aprile scorso:

 

“Il rinnovamento vero non si sta ad aspettarlo, lo si fa mandando via chi merita essere mandato via… Il Pd è nato per cambiare tutto e noi insieme cambieremo tutto!!”

 

Fuori gli indagati dal Parlamento italiano. Mandiamoli in Europa, a Bruxelles!

martedì, 05 maggio 2009

Dario Franceschini, l'ultima tentazione di SilvioChe il PD sia la copia aristocratica del PdL nessuno lo mette in dubbio. Ma che il PD abbia sbagliato tutto in questi 2 anni nessuno lo vuole ammettere. Un dato su tutti, la trasmissione in pubblico dell’idea politica.

Berlusconi è il PR (Public Relator) di se stesso e di tutto il PdL. La voce del Presidente del Consiglio, che ci piaccia o No! entra nelle case di ogni italiano. Silvio Berlusconi sa parlare alla gente. Sa vendere il proprio prodotto. Per uno che fa televisione commerciale da più di 30 anni piazzare sul mercato della pubblica opinione un’aspirapolvere a batteria solare o il Piano Casa è la stessa cosa. È il suo mestiere. Trafficare in parole la concretezza dell’agire: il termovalorizzatore di Acerra, il bonus famiglia, la gestione dell’emergenza Abruzzo, la social card, la detassazione degli emolumenti straordinari in busta paga, l’abolizione dell’ICI, et cetera. Che importa agli italiani se le misure anticrisi del governo sono state inefficaci? Per l’opinione pubblica, l’Esecutivo, ha fatto quel che poteva; c’è il bonus famiglia, c’è la social card, ci sono gli sconti irpef sul salario. C’è stato soprattutto il sorriso di Berlusconi. E al popolo piace il Cavaliere che sorride e che pensa positivo. Far passare il paradosso economico e sociale dei provvedimenti balneari di questo Governo dalle maglie fittissime del Vero, per il normopolitico italiano, era compito assai arduo. Berlusconi c’è riuscito!  Il messaggio di un’Italia che sorride alla crisi, edulcorato dagli espedienti -da Bagaglino- del Premier, s’abbarbica come l’edera sulle pareti del consenso. E lì rimane. Anzi, la fiducia per il nostro Presidentissimo guascone tende sempre al rialzo.

Di contro il segretario del PD, il capo dell’opposizione. Dario, agli occhi del suo popolo, è uno che non le manda certamente a dire. Nella partita a carte giocata al tavolo con il Governo, se Berlusconi esce con il “carico a coppe” lui ci mette subito la “briscola”: per la serie, “di qui non si passa!”. Dario è l’erede naturale del wecanismo Veltroniano.  L’uomo giusto per il partito che si candida a governare il popolo dei forse ma anche quello dei perché. A mio modesto avviso, Dario Franceschini, non è in grado di comunicare nemmeno le proprie generalità anagrafiche senza incappare nel contraddittorio, figuriamoci l’idea politica di tutto un partito.  E I dati dell’ultimo sondaggio Ipsos del 2 Maggio -sulle intenzioni di voto degli italiani a un mese dal voto, commissionato dal sole 24 ore- mi danno ragione. Se un tentativo di comunicazione politica e programmatica da parte del PD, dal giorno delle dimissioni di Walter a oggi, c’è stato, questo ha raggiunto solo una parte di elettorato, quello di confine, quello aristocratico, quello d’elite. Passatemi la metafora: il messaggio di Franceschini si incunea timidamente nelle residenze estive e negli chalet di montagna dei Vip, la voce di Berlusconi tuona nelle case del popolo. Il paradosso per l’opposizione risiede proprio qui. L’eco del PD ha una cassa di risonanza angusta, seppur aristocratica. La politica del PD non arriva al cuore della gente. L’alternativa di governo si costruisce porta per porta scuotendo usci e opinioni. Occorre stanare gli italiani dalle alcove Silvio-simbiotiche; occorre programmare seriamente l’iniziativa politica. Affidare la comunicazione di un grande partito al contro Berlusconi e basta! non serve. Non dà risultati. E I sondaggi lo confermano. Per battere questo Governo bisogna pensare come questo governo! Serve un leader capace d’intercettare le opinioni e gli umori della gente, prima che i bisogni. Occorre copiare la politica del Papi Silvio. Ci vuole uno che la smetta di schierarsi sempre con le puttane, i gay, i delinquenti, i clandestini, i rom, gli islamici, e i pedofili. Ci vuole uno che abbia a cuore le sorti degli Italiani e non di chi viene a rompere i cabasisi in casa nostra chiedendo asilo e ventura senza mai dare nulla in cambio. Ci vuole uno che pensi agli italiani prima che agli stranieri. pdcartelloneCi vuole uno che dia la sua solidarietà alle donne stuprate e non agli autori dello stupro. Il buonismo del nessuno tocchi Caino non conduce da nessuna parte. La comunicazione del PD sino a oggi è stata fallimentare. Il Partito di Franceschini non e' stato capace di intercettare i disagi degli Italiani. Piuttosto che prendere iniziative serie, programmando e partecipando attivamente alle risoluzioni della nostra miseria vestita da social card, il PD ha solo allungato la mano sulle cosce delle Veline di Silvio, ha confortato la Merkel per la telefonata genitalizzata del Premier, nell’attesa di Pier Silvio, il tronista di Mediaset, l'erede.

Si costruisce così l’alternativa di governo? Affidando la soluzione dei problemi di tutto un popolo alla somministrazione di questionari sul “cosa vuol dire essere di sinistra oggi”? Ed essere di sinistra, oggi, vuol dire lasciare liberi di delinquere i clandestini? Significa non mettere limiti all'immigrazione? Significa denunciare continuamente il Governo di essere xenobofo, razzista, tagliagole, perche' richiede le impronte digitali? Significa criticare il piano casa a costo zero solo per il gusto di essere contro? Significa astenersi dal voto per il federalismo fiscale delle Regioni? Significa tifare per l’ex valletta d’avanspettacolo, Signora di Arcore e First Lady, che chiede conto e ragione delle maialate del marito? Certamente no! Essere di sinistra significa rendere sicuro il territorio, mandare in galera i delinquenti, ascoltare la gente, proporre il cambiamento. Essere di sinistra vuole dire battersi per una migliore distribuzione della ricchezza e sterilizzare il marciume etico sin qui propinato. Ecco cosa vuol dire essere di sinistra.

Belzebù- Lucifero -Berlusconi vince perché ha fatto innamorare il popolo italiano della politica del Fare, anche i più intelligenti e i più onesti, del Fare bene e anche male per il Fare.

Ba al ze bù (bub?)- il Signore delle Mosche - Franceschini perde e continuerà a perdere per seguire e soddisfare mediocri e aristocratici appetiti, rimettendoci l’anima e la luce dell’intelligenza, quella di sinistra, quella vera.

Socrathe

Il fotomontaggio di Dario Franceschini in versione velina è de ilriformista, il collage in copertina è nostro.

venerdì, 06 febbraio 2009
cheguevaraveltroni4%Signore, io ho taciuto e mi sono umilato lasciando la mia bella faccia da guerrigliero e rivoluzionario stampata a caldo sulle magliette e sulle bandiere dei rossi d'Italia per troppo tempo. Il mio dolore si è rinnovato, anno dopo anno, manifestazione dopo manifestazione, sciopero dopo sciopero, fino ad oggi!
Sia lodato lo sbarramento al 4%. Grazie Walter.
Adesso posso riposare in pace
Che Guevara
La preghiera del Che

Walter noster, qui es in loft,
    piddificetur nomen tuum.
    Adveniat regnum tuum.
    Fiat voluntas tua,
    sicut in loft, et in parlamento.
    Venenum nostrum quotidianum da nobis hodie!!!
    et dimitte nobis caxxa nostra,
    sicut et nos dimittimus D'Alemibus nostris.
    Et ne nos ducas in DiPietrotationem,
liberando nos a Diliberto et Ferrero.

Socrathe

martedì, 16 dicembre 2008

Continua la marcia inarrestabile acchiappaconsensi del PD. Dall’onda lunga del circo Massimo ingrembiulato di slogan unici anti Gelmini, alla schiuma sulla sabbia dello sciopero -anch’esso unico- della Cgil contro tutti. Una vera e propria macchina da guerra messa in campo da Franceschini e co. per risalire la china del consenso elettorale. Di contro un PDL allo sbaraglio, un presidente del consiglio mattacchione e abbronzato, sullo sfondo le manette di Di Pietro.

Un fallimento anche in Abruzzo. Ecco il dato nudo e crudo dell’ultima uscita elettorale e a faccia scoperta del Partito Democratico dopo il surfing autunnale sull’onda dell’anti Berlusconi il “fascista-imperialista-dittatore colonialista”: Default!

Il tiro al bersaglio continuo contro l’Avversario non paga. Prima o poi si doveva passare alla cassa della ragione e pagare il conto; soddisfatti o rimborsati.

Gradimento zero: Margherita e DS -in Abruzzo alle Regionali del 2006 con Del Turco Presidente- insieme raggiungono quasi il 36%, oggi il PD che non è la somma aritmetica  dei voti di Ds e Margherita (ripetiamolo ad onor di cronaca), però i dirigenti e gli elettori del nuovo partito del Loft dove “tutto è (!)  possibile” su slogan e manifesti, sono gli stessi che c’erano prima tra le fila dei Ds e della Margherita, si ferma ad un tondo e improponibile 20%.

Lo scrutinio è ancora in corso, il dato finale potrebbe essere ancor più triste. Una giunta dai colori democratici azzerata dalle presunti tangenti per “questioni sanitarie” e dalle manette dei PM, le stesse che in queste ore sono state messe ai polsi del Sindaco di Pescara, ahinoi! Pd pure lui, anzi, segretario regionale del partito di Dario Franceschini e Pierluigi Bersani, i moralisti del nuovo millennio.

Ripagati con la stessa moneta, dicevo,  il primo conio di una lega forzata è stato un patto che non ha mai legato ma che piuttosto ha diviso, una fusione di manette e morale social-democristiana politicamente contro natura, IdV e il giustizialismo dalle mani pulite da un lato e il PD dall’altro, insieme per vincere, al lotto. Sì al lotto, quella strana alleanza politica potrebbe risultare vincente solo dalle sortite dei numeri nelle urne del Caso, dove gli elettori italiani , con giudizio, non possono nulla! Potrebbe, appunto, non scordiamoci della Fortuna che poco aiuta i non audaci. E chiamiamoli non audaci! È troppo grande e alta la stima mia per Veltroni per poter credere che l’artefice di questa ennesima batosta elettorale sia stato lui. Ma se non è stata sua la colpa, chi ha ammazzato il PD?

Veltroni partiva da perdente. Lui avrebbe comunque perso anche se in Abruzzo a vincere fosse stato il candidato dell’Idv e dunque della sua coalizione. Un partito del 30% che non riesce ad esprimere un candidato e costretto a votare l’uomo di Mister manetta non è poi un grande partito come si vuol far credere. E così vince Il Pdl, vince Berlusconi, vince il nemico. Meglio così. Nessuno avrà di che lamentarsi. Nessuno, tranne Di Pietro. Vuoi vedere che è la volta buona che se ne va? Splendida mossa Walter!!

Scherzi a parte, occorre ricostruire il partito democratico. Occorre un uomo di spinta, occorre la Spinta. È l’ora del Cinese! È l’ora di Cofferati. Il vero uomo di D’alema è proprio lui, Sergio Cofferati.  Solo un politico dal consenso forte può traghettare il PD dal limbo dell’insuccesso continuo e attuale alla vittoria e al consolidamento elettorale futuro già dalle Europee e Amministrative della prossima primavera. Cofferati sarebbe in grado di riunire sotto lo stesso tetto le anime extraparlamentari di SD e la minoranza Vendoliana di Rifondazione e quant’altro, consentitemi.

Cofferati è e sarà la vera svolta vincente del PD, e non c’è tempo da perdere. Il cambio della guardia deve arrivare subito. Lo sceriffo di Bologna, Tex Cofferati, come punto di riferimento responsabile e democratico nel generale sfascio della politica a sinistra. La fanteria del cambiamento si è messa in marcia. Speriamo che arrivi in tempo.

Socrathe

 

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