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martedì, 10 marzo 2009


Ragusa- Politici camerieri e attori per raccogliere fondi a fini benefici.

E' l'ultima trovata mediatica per reperire risorse per un'associazione di volontariato. La presentazione del film ha avuto luogo ieri sera presso Villa Di Pasquale a Ragusa  insieme alla cena di beneficenza  - "La politica serve...a tavola, ma anche al cinema"  - con pietanze preparate e servite dai politici più rappresentativi della provincia iblea, in collaborazione con i tutor dell'Istituto Alberghiero di Modica. Promoter della serata, Alba Chiara, associazione di volontariato. In copertina la locandina del film, con il sindaco di Ragusa Dipasquale e il vice Cosentini, che esplicita iin modo chiaro e palese il  fuori tema della serata. L'on. Peppe Drago, a dieta, non ha partecipato al banchetto, ha preferito cantare.

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lunedì, 17 novembre 2008

Il Barboutos e il Resuscitatore

 

Dal Vangelo di Peppe secondo Drago 18,35-43.

 Vangelo Drago_Battaglia

Mentre si avvicinava a Ragusa, un barbone* era seduto a meditare lungo la strada. Sentendo passare la gente, domandò che cosa accadesse. Gli risposero: «Passa Peppe Drago il Resuscitatore!». Allora incominciò a gridare: «Peppe, figlio di Bettino, abbi pietà di me!». Quelli che camminavano avanti lo sgridavano, perché tacesse; ma lui continuava ancora più forte: «Figlio di Bettino, fratello d’Orleans abbi pietà di me!». Peppe allora si fermò e ordinò che glielo conducessero. Quando gli fu vicino, gli domandò:

«Che vuoi che io faccia per te?».

Egli rispose:

«Peppe, mio Signore, fa' che io riabbia una poltrona, resuscitami da questa politica che mi vuole morto!»

E Drago gli disse:

«Tu sei Jovanni Bactaglia, il barboutos, il democraticus di sinistra extratemplare?»

 - Sì, rispose il barboutos, sono proprio io! Nel tempio del sapere che onori con la tua Divina Presidenza ho avuto una visione e ho capito che i giorni del mio servizio a sinistra erano oramai conclusi. Donami la poltrona eterna, o mio Signore,  non per indigentiae meae necessitatem, ma per abundantiam tuae beneficentiae... (a)

- Abbi di nuovo la poltrona! La tua fede ti ha salvato!

Subito il barbone iniziò a fare salti di gioia, cantò vittoria dopo anni di umilianti sconfitte e si scagliò contro chi l'aveva ridotto in quello stato, i suoi ex Compagni. Jovanni si guardò poi allo specchio, giurò di tagliarsi la barba da Imam con la falce sciita e comune(1) e di bruciare le bandiere rosse che aveva accumulato negli anni di poltronismo di stato. Buttò via l'unico martello che gli era rimasto in saccoccia e cominciò a seguire il Salvatore suo lodando prima il padre Bettinus e poi il figlio Oratius!

E tutto il popolo, alla vista di ciò, diede lode a Peppe, il Drago, il resuscitatore di morti politici.

 

Note

* Barb-onous in aramaico antico è uomo dalla folta e brizzolata barba; in origine fu Barb-outos da Barb-outoi, stirpe di condottieri con elmo senza cimiero e con barb-ozza, ovvero una barbetta che copriva le guance e la "vozza"!, il mento, o meglio, il doppio mento,per chi non mastica l'aramaico!!

(1) Falce comune: più correttamente, Falce Comunista!

(a) L’Imam di sinistra e democratico aveva una bella dialettica, i cosi giusti!

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giovedì, 05 giugno 2008
Giovanni Scucces, Nino Minardo, Silvio Berlusconi


De Electione Scucces

In nomine Berlusconi

 

Quante avversità abbia sopportato questa infelice Modica per mano del nostro predecessore di beata memoria, e a quanti colpi e battiture sia stata sottoposta per opera dei trafficanti simoniaci - a tal punto che la Torre dell’orologio sembrava quasi vacillare e la sede del Sommo Piero costretta dalle tempeste ad inabissarsi in profondità di naufragio - è sotto gli occhi di tutti.

E perciò, con l'aiuto di tutti, dobbiamo saggiamente affrontare le eventualità future e provvedere per il futuro alla costituzione di una “nova adminastratione”, si che i mali risorgendo (mai sia) non prevalgano. Dunque, appoggiandoci sull’autorità dei nostri predecessori, affinché il tristo morbo della venalità non abbia qualche occasione di infiltrarsi in consiglio siano i miei fedeli a condurre l’elezione del futuro Sindaco e tutti gli altri ci seguano!

Eleggano Scucces dal seno della nostra famiglia, salvo restando il debito onore e la reverenza verso il nostro diletto figlio Piero che è ora chiamato “ex” per ambizioni e fantasie e che si spera sarà con l’aiuto mio il futuro imperatore di Modica et Scicli, come gli abbiamo concesso, e verso i successori di lui che personalmente chiederanno questo privilegio a questa Sanctissima Trinitas.

Ma se qualcuno, contrariamente a questo nostro decreto promulgato in Transatlantico, verrà eletto o considerato o insediato in trono attraverso la rivolta, la temerarietà o qualunque altro mezzo, sia da tutti creduto e considerato non Sindaco ma impostore, non apostolo, ma apostata, e con perpetua scomunica per autorità mia divina e dei santi apostoli Peppe della dinastia del Drago e dei Casini e Innocentius Snape Magister di Leontini, insieme con i suoi istigatori, partigiani e seguaci, venga scacciato e respinto dalle porte di Modica, come AntiSilvio, nemico e distruttore di tutta la casa delle Libertà.

E non gli si dia alcuna udienza riguardo a ciò ma in perpetuo sia privato della dignità laica di qualunque grado essa sia stata. Con la stessa sentenza sia punito chiunque sarà dalla sua parte o gli renderà qualsiasi omaggio, come a un Santo, o presumerà di difenderlo. E chi temerariamente si opporrà a questo nostro decreto e nella sua presunzione tenterà di confondere e turbare la Sanctissima Trinitas contro questo statuto, sia condannato a perpetuo anatema e scomunica e sia considerato tra gli empi che non risorgeranno in Giudizio.

 

La mia grazia protegge coloro che osserveranno questa bolla:

In nomine Berlusconi, Giovanni Scucces sia fatto Sindaco!


 Socrathe

martedì, 22 aprile 2008

Una lettera di Santhippe, sul destino degli amanti, triste.

 

Povero..povero...ma povero Piero!

scrivo non per trattare di politica, in quanto digiuna vuoi dei meandri della politica nazionale, vuoi - e soprattutto - dei giochetti più o meno sporchi delle politiche locali, ma per significare a lui i sensi della mia più profonda solidarietà e della più sentita partecipazione al momento straziante che sta attraversando.

Sì, mi riferisco al tradimento che ha subito e posso immaginare quanto  stia soffrendo in questi penosi momenti. Solo una sensibilità femminile può capirlo.. vero signori uomini? Ma non avete mai sofferto per amore? e soprattutto non avete mai subito un tradimento?

Ce l'ho soprattutto con te,mio caro Socrathe, che con tanta evidente insensibilità e con una tale  imperdonabile leggerezza hai girato e rigirato più e più volte il coltello nella piaga lacerata e sanguinante del cuore del povero Piero! Che cuore arido devi avere mai e quanti metri di peli sullo stomaco!! Ti auguro di non dover mai provare quello che sta provando ora il nostro innamorato tradito! Ma riesci a compenetrarti e a vederlo mentre, con le lacrime che gli riempiono gli occhioni tristi, guarda le immagini del suo amato che se ne va via felice e sorridente con l'altro che lo ha soppiantato nel suo cuore?

E ora  è lì, sotto gli occhi di tutti, la prova provata della fine miseranda di una storia d'amore. Che malinconia e quanti rimpianti proverà ora ripensando ai tempi felici quando, mano nella mano, sognava con il suo bellissimo onorevole un futuro radioso, sempre insieme,sempre uniti nella buona e nella cattiva sorte! Poi, come un fulmine a ciel sereno, ecco comparire...l'Altro che, per nulla ignaro della storia d'amore tra i due piccioncini, si è frapposto tra loro e lo ha rubato alle braccia fidenti del povero Piero. E ora se ne vanno così, sorridenti e felici verso nuove mete, senza rivolgere nemmeno un pensiero al tapino, rimasto solo, abbandonato e dolorante. Che tenerezza suscitano nel mio animo pietoso quei piedi che camminano solitari e pensosi, attraversando i più deserti calli!  Sono l'immagine dello sconforto e della disperazione. Rialzati Piero, e sii fiducioso...tutto verrà a chi saprà aspettare!

Santhippe

 

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sabato, 19 aprile 2008
Carmelo Drago, Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto, il successore

L'Erede di Cesare

Tornato a Modica il 15 Aprile MMVIII , dopo che Bruto aveva già lasciato la città,  dichiarò pubblicamente di accettare l'eredità di Cesare. Chiese, pertanto, ad Antonio detto Paolo Niger il versamento dell'eredità, ma gli fu risposto che doveva attendere che una lex curiata la ratificasse. Siamo alle solite: la cassa del partito era vuota!

Ottaviano decise, impegnando i propri beni, di anticipare al popolo le somme che Cesare aveva lasciato nel suo testamento e di eseguire i giochi per la vittoria di 'ratio.

Ottenne così che molti dei cesariani si schierassero dalla sua parte contro Antonio detto Paolo Niger, suo diretto avversario nella successione politica a Cesare.

Il Senato ed in particolare Pinuccio Lavima Cicerone lo vedevano come un principiante inesperto nonostante la sua non più giovane età, pronto ad essere manovrato dall'aristocrazia senatoria - in realtà da subito il vecchio rivelò un'autonomia e un'abilità politica notevole.

Tra i due avversari alla successione di Cesare intercorsero sia momenti di accomodamento, sia momenti di forte tensione. Alla fine fu restaurata la pace.

Subito dopo Ottaviano marciò su Modica con l'esercito di Orazio e si fece eleggere console, malgrado la scomoda prossimità con l'aristocrazia senatoria, ottenendo compensi per i suoi legionari e facendo approvare dal Senato una legge contro i cesaricidi.

«oggi il nemico avrebbe vinto, se avesse avuto un comandante che era un vincitore».

Socrathe

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giovedì, 17 aprile 2008

11042008Venerdì 11 Aprile 2008, ore 22,15. Piero sale sul palco dei comizi di piazza Matteotti. Il clima non è quello del grande tripudio. Il semicerchio dei presenti in tribuna lo cinge in un abbraccio affettuoso. Piero è visibilmente agitato. La sua voce stanca, roca, rompe il silenzio di una piazza semivuota. L’attacco oratorio è emozionante. Ringrazia la famiglia, gli amici, il partito. Fermiamoci qui.

Le parole di Piero viaggiano sui binari della condensazione e dello spostamento parallelo. Per comprenderle appieno stacchiamo un biglietto di sola andata e saliamo sul treno dell’interpretazione freudiana dei sogni. Lavoreremo per analogia.

Ringrazio gli amici che mi hanno sostenuto, quelli che non lo hanno fatto e quelli che stanno alla finestra a godersi lo spettacolo”. Inizia così la lunga ed ultima lettera di Piero ai suoi fedeli. Un discorso strutturato in chiaroscuri ben accesi, parole intense, forti, imprevedibili intendimenti. «Piero è consapevole di poter contare solo su un terzo dei suoi sostenitori. Le sue parole non lasciano spazio ad altra interpretazione. L’Udc lo ha lasciato solo».

Modica da 8 anni è senza deputato regionale e l'idea di restare altri 5 anni, per un totale di 13, senza rappresentanza a Palermo sarebbe insopportabile”. Il mimetismo semantico delle parole di Piero mette a dura prova l’attenzione del suo uditorio. Un vero e proprio realismo allusivo, mimetico. Il riferimento a Riccardo Minardo è palese. Ovvero: «Modica avrà un suo rappresentante a Palermo, sarà il Nulla misto al Niente, io vi ho avvertiti, votatelo pure, ma non chiedetemi il conto del suo pascolo vagante». Piero in queste sue semplici parole sintetizza il trattato di Freud sulla “Psicologia delle masse e identità dell' Io”. Lui il superuomo cui la massa deve tendere ed a cui sottomettersi. Gli altri, il Nulla.

"A dispetto di quanto molti dicono, Peppe Drago è stato vero leader e ha assicurato pari agibilità politica ai tre candidati all'Ars". Ovvero: « tutti sanno che stai facendo votare Orazio, pure io! » Piero grida il suo dolore al popolo dei claque. Peppe Drago è teso, pallido. Sullo schermo gigante, zoom sulla faccia di Peppe. La cera trasuda da tutti i pori, in primo piano. Drago ha capito l’accusa: «tu mi hai tradito e fai votare Orazio». Ma a tradire Piero è stato l'elettorato:  il suo è un voto di prossimità politica. «Voto chi mi è più vicino». E Orazio è stato più vicino alla gente.

E consentitemi se non lo chiamo Onorevole Drago, per me è Peppe, un amico, uno di famiglia”. È la fine dei riconoscimenti politici al leader che lo ha allevato nel Lupercale della sua segreteria, che lo ha fatto Sindaco di Modica e che ha voluto fortemente la sua riconferma dopo i cinque anni del suo primo mandato amministrativo. Piero non rivolge lo sguardo a Drago nemmeno per un attimo durante tutto il comizio che conduce a braccio sotto un rullo pneumatico di parole marchiate a fuoco dal suo orgoglio. La gente lo ascolta, ma non può capire.

Mi hanno accusato di aver abbandonato la barca che stava affondando”. Piero chiama finalmente in causa i suoi ex compagni di maneggio, quelli che hanno voluto la sua testa su di un piatto d’argento per esser stati spediti a casa dopo appena otto mesi di governo, dicendo a chiare lettere che da quel naufragio non si salverà nessuno. «Per me sarà sciagura, per voi rovina».

 
Vieni Piero”. Peppe ha appena finito il suo discorso in ciclostile gridato con forza dal palco di Torchi. Il palco del suo delfino. La tribuna del suo Piero. Nessun accenno a quel sorriso spontaneo offerto pochi minuti prima alla gente di Scicli, per la gloria di Orazio. Peppe deve chiudere subito la partita con la sua Modica e con il suo cuore. Chiama Piero accanto a sé. È l’abbraccio di un padre che consola il figlio col lecca lecca dopo una sconfitta a calcetto. Traccia definitivamente la rotta di Piero:

Oggi è venerdì, ce lo possiamo dire, questi sono tutti nostri amici, è stata una campagna elettorale in salita. Il partito a Modica doveva schierare il suo uomo migliore, contro due titani, non c'era altra scelta. Tale decisione non è frutto dell'ambizione di Piero, ma della necessità del partito di schierare l'uomo più forte: martedì nessuno dica che si poteva fare altrimenti. Io risiedo a Modica e voto Piero Torchi”.

I sogni di Piero giungono al capolinea: Modica, si scende.

Sullo sfondo il manifesto dell’UDC. L’istantanea di un sorriso inventato. Tra i titoli di coda le lacrime di Piero, vere.

Socrathe

mercoledì, 16 aprile 2008

La preficaIl termine prefica indica la donna che, insieme ad altre colleghe, seguiva, nel corteo funebre dell’antica Roma, i portatori di fiaccole, con il compito di levare altissime grida di dolore (lugubris eiulatio) e, negli intervalli del rito, cantare la "naenia": tutto ciò a pagamento! L’usanza delle prefiche proviene dal mondo greco: in Grecia si possono ancora ascoltare numerosi esempi di nenie funebri; a Modica l’ultimo esempio di una tradizione oramai perduta.

 

25/02/2008: Torchi “ Se sarò in lista dovrò essere vincente”.

Sante parole Pieruccio..

C’era l’aria delle grandi occasioni nella saletta del PalAzasi dove il gruppo dirigente Udc si era riunito per decidere la candidatura di un esponente cittadino del partito. Consiglieri comunali al completo, componenti la segreteria, iscritti, e Peppe Drago a sovrintendere alle operazioni.

Marisa GiuntaMarisa Giunta era stata chiara ed incisiva ed aveva spiegato le ragioni dell’opportunità della candidatura del sindaco alle regionali nonostante questo significasse la decadenza del consiglio comunale ed il rimettersi tutto in gioco. “ Il gruppo consiliare è d’accordo – ha detto – Andiamo avanti con Torchi, non possiamo perdere questa occasione per la città”.

Unica nota stonata quella di Iniziativa Popolare, Giuseppe Lavima ha insistito perché Torchi restasse al suo posto. “ Noi abbiamo il deputato Udc alla regione – ha detto Lavima - E’ Orazio Ragusa e l’Udc non si può permettere di abbandonare una roccaforte come il comune di Modica. Dobbiamo tenere questa posizione e non lasciarla”. Lavima è rimasto una voce isolata anche perché il presidente del partito Domenico Pisana ha sostenuto anche lui la candidatura Torchi.

Poi l’intervento di Torchi e quindi l’imprimatur di Peppe Drago. “ Dobbiamo candidare i migliori – ha detto il leader – Questa è una tornata elettorale che ci vede correre da soli; il partito ha bisogno delle migliori risorse e Piero Torchi lo è.Drago ha poi svariato sul momento politico in Sicilia alla luce della candidatura Lombardo spiegando che con Mpa , dopo l’accordo con Berlusconi, c’è solo un patto elettorale e non politico. Drago non ha fatto cenno sulla lista Udc per le regionali ma Torchi appariva come il candidato di punta del partito. La scommessa di Drago e di tutto il partito era alta ed il leader sapeva di rischiare di perdere in un colpo palazzo S. Domenico e non ottenere un seggio a sala d’Ercole proprio con Torchi.

E così fu..

14/04/2008: Piero Torchi, fino al 3 marzo sindaco di Modica e fino alle 15 di lunedì candidato dell’Udc all’Ars. “Stupirò credo tutti dicendo che continuo ad amare in maniera profonda questa città. Vedremo!”

15/04/2008: Orazio Ragusa compra un paio di scarpe nuove. Non si sa mai..

16/04/2008: trovati i mandanti  e gli esecutori materiali del delitto di Modica, bastava leggere le dichiarazioni rilasciate al PalAzasi , il 25 febbraio 2008, dai vertici dell’UDC cittadino.

Socrathe