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venerdì, 20 febbraio 2009

Modica - ADDIO Eurochocolate! Il Sindaco Buscema si concede uno “scatto d’orgoglio”, e alla Quaresima del centro destra risponde con un sonoro “si cambia!”. La scalata al debito ancora da sanare parte dall’alto, dalla nobile tradizione, dalle preferenze e dalla volontà antica della città. Modica rompe in modo definitivo con il cioccolato popolare e si affida alla ricotta aristocratica, con il consenso dell’amministrazione comunale tutta e la potestà della deputazione amica. La manifestazione, che sostituirà la vecchia kermesse di matrice perugina, e che servirà da valvola di respiro per il risanamento del bilancio, si chiamerà “CacioBarocco”, volendo sottolineare così, anche nel nome, un’identità specifica e vera.  Il Sindaco affida ai maestri del cacio modicano le sorti della Contea. Fuori il cacao dentro la ricotta, sembra essere il motto sul quale nessuno al momento intende sbottonarsi. La scelta del Cacio destagionalizzato a firma Buscema al posto del “cioccolato che vorrei” dell’era Torchi ha avuto il beneplacito di tutti. Dai salotti della Modica letteraria e colta parte la campagna promozionale del nuovo Festival con uno slogan che la dice lunga sul rinnovato format dell’evento:  Dillo con un cacio”.

 

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giovedì, 05 giugno 2008
Giovanni Scucces, Nino Minardo, Silvio Berlusconi


De Electione Scucces

In nomine Berlusconi

 

Quante avversità abbia sopportato questa infelice Modica per mano del nostro predecessore di beata memoria, e a quanti colpi e battiture sia stata sottoposta per opera dei trafficanti simoniaci - a tal punto che la Torre dell’orologio sembrava quasi vacillare e la sede del Sommo Piero costretta dalle tempeste ad inabissarsi in profondità di naufragio - è sotto gli occhi di tutti.

E perciò, con l'aiuto di tutti, dobbiamo saggiamente affrontare le eventualità future e provvedere per il futuro alla costituzione di una “nova adminastratione”, si che i mali risorgendo (mai sia) non prevalgano. Dunque, appoggiandoci sull’autorità dei nostri predecessori, affinché il tristo morbo della venalità non abbia qualche occasione di infiltrarsi in consiglio siano i miei fedeli a condurre l’elezione del futuro Sindaco e tutti gli altri ci seguano!

Eleggano Scucces dal seno della nostra famiglia, salvo restando il debito onore e la reverenza verso il nostro diletto figlio Piero che è ora chiamato “ex” per ambizioni e fantasie e che si spera sarà con l’aiuto mio il futuro imperatore di Modica et Scicli, come gli abbiamo concesso, e verso i successori di lui che personalmente chiederanno questo privilegio a questa Sanctissima Trinitas.

Ma se qualcuno, contrariamente a questo nostro decreto promulgato in Transatlantico, verrà eletto o considerato o insediato in trono attraverso la rivolta, la temerarietà o qualunque altro mezzo, sia da tutti creduto e considerato non Sindaco ma impostore, non apostolo, ma apostata, e con perpetua scomunica per autorità mia divina e dei santi apostoli Peppe della dinastia del Drago e dei Casini e Innocentius Snape Magister di Leontini, insieme con i suoi istigatori, partigiani e seguaci, venga scacciato e respinto dalle porte di Modica, come AntiSilvio, nemico e distruttore di tutta la casa delle Libertà.

E non gli si dia alcuna udienza riguardo a ciò ma in perpetuo sia privato della dignità laica di qualunque grado essa sia stata. Con la stessa sentenza sia punito chiunque sarà dalla sua parte o gli renderà qualsiasi omaggio, come a un Santo, o presumerà di difenderlo. E chi temerariamente si opporrà a questo nostro decreto e nella sua presunzione tenterà di confondere e turbare la Sanctissima Trinitas contro questo statuto, sia condannato a perpetuo anatema e scomunica e sia considerato tra gli empi che non risorgeranno in Giudizio.

 

La mia grazia protegge coloro che osserveranno questa bolla:

In nomine Berlusconi, Giovanni Scucces sia fatto Sindaco!


 Socrathe

martedì, 22 aprile 2008

Una lettera di Santhippe, sul destino degli amanti, triste.

 

Povero..povero...ma povero Piero!

scrivo non per trattare di politica, in quanto digiuna vuoi dei meandri della politica nazionale, vuoi - e soprattutto - dei giochetti più o meno sporchi delle politiche locali, ma per significare a lui i sensi della mia più profonda solidarietà e della più sentita partecipazione al momento straziante che sta attraversando.

Sì, mi riferisco al tradimento che ha subito e posso immaginare quanto  stia soffrendo in questi penosi momenti. Solo una sensibilità femminile può capirlo.. vero signori uomini? Ma non avete mai sofferto per amore? e soprattutto non avete mai subito un tradimento?

Ce l'ho soprattutto con te,mio caro Socrathe, che con tanta evidente insensibilità e con una tale  imperdonabile leggerezza hai girato e rigirato più e più volte il coltello nella piaga lacerata e sanguinante del cuore del povero Piero! Che cuore arido devi avere mai e quanti metri di peli sullo stomaco!! Ti auguro di non dover mai provare quello che sta provando ora il nostro innamorato tradito! Ma riesci a compenetrarti e a vederlo mentre, con le lacrime che gli riempiono gli occhioni tristi, guarda le immagini del suo amato che se ne va via felice e sorridente con l'altro che lo ha soppiantato nel suo cuore?

E ora  è lì, sotto gli occhi di tutti, la prova provata della fine miseranda di una storia d'amore. Che malinconia e quanti rimpianti proverà ora ripensando ai tempi felici quando, mano nella mano, sognava con il suo bellissimo onorevole un futuro radioso, sempre insieme,sempre uniti nella buona e nella cattiva sorte! Poi, come un fulmine a ciel sereno, ecco comparire...l'Altro che, per nulla ignaro della storia d'amore tra i due piccioncini, si è frapposto tra loro e lo ha rubato alle braccia fidenti del povero Piero. E ora se ne vanno così, sorridenti e felici verso nuove mete, senza rivolgere nemmeno un pensiero al tapino, rimasto solo, abbandonato e dolorante. Che tenerezza suscitano nel mio animo pietoso quei piedi che camminano solitari e pensosi, attraversando i più deserti calli!  Sono l'immagine dello sconforto e della disperazione. Rialzati Piero, e sii fiducioso...tutto verrà a chi saprà aspettare!

Santhippe

 

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giovedì, 17 aprile 2008

11042008Venerdì 11 Aprile 2008, ore 22,15. Piero sale sul palco dei comizi di piazza Matteotti. Il clima non è quello del grande tripudio. Il semicerchio dei presenti in tribuna lo cinge in un abbraccio affettuoso. Piero è visibilmente agitato. La sua voce stanca, roca, rompe il silenzio di una piazza semivuota. L’attacco oratorio è emozionante. Ringrazia la famiglia, gli amici, il partito. Fermiamoci qui.

Le parole di Piero viaggiano sui binari della condensazione e dello spostamento parallelo. Per comprenderle appieno stacchiamo un biglietto di sola andata e saliamo sul treno dell’interpretazione freudiana dei sogni. Lavoreremo per analogia.

Ringrazio gli amici che mi hanno sostenuto, quelli che non lo hanno fatto e quelli che stanno alla finestra a godersi lo spettacolo”. Inizia così la lunga ed ultima lettera di Piero ai suoi fedeli. Un discorso strutturato in chiaroscuri ben accesi, parole intense, forti, imprevedibili intendimenti. «Piero è consapevole di poter contare solo su un terzo dei suoi sostenitori. Le sue parole non lasciano spazio ad altra interpretazione. L’Udc lo ha lasciato solo».

Modica da 8 anni è senza deputato regionale e l'idea di restare altri 5 anni, per un totale di 13, senza rappresentanza a Palermo sarebbe insopportabile”. Il mimetismo semantico delle parole di Piero mette a dura prova l’attenzione del suo uditorio. Un vero e proprio realismo allusivo, mimetico. Il riferimento a Riccardo Minardo è palese. Ovvero: «Modica avrà un suo rappresentante a Palermo, sarà il Nulla misto al Niente, io vi ho avvertiti, votatelo pure, ma non chiedetemi il conto del suo pascolo vagante». Piero in queste sue semplici parole sintetizza il trattato di Freud sulla “Psicologia delle masse e identità dell' Io”. Lui il superuomo cui la massa deve tendere ed a cui sottomettersi. Gli altri, il Nulla.

"A dispetto di quanto molti dicono, Peppe Drago è stato vero leader e ha assicurato pari agibilità politica ai tre candidati all'Ars". Ovvero: « tutti sanno che stai facendo votare Orazio, pure io! » Piero grida il suo dolore al popolo dei claque. Peppe Drago è teso, pallido. Sullo schermo gigante, zoom sulla faccia di Peppe. La cera trasuda da tutti i pori, in primo piano. Drago ha capito l’accusa: «tu mi hai tradito e fai votare Orazio». Ma a tradire Piero è stato l'elettorato:  il suo è un voto di prossimità politica. «Voto chi mi è più vicino». E Orazio è stato più vicino alla gente.

E consentitemi se non lo chiamo Onorevole Drago, per me è Peppe, un amico, uno di famiglia”. È la fine dei riconoscimenti politici al leader che lo ha allevato nel Lupercale della sua segreteria, che lo ha fatto Sindaco di Modica e che ha voluto fortemente la sua riconferma dopo i cinque anni del suo primo mandato amministrativo. Piero non rivolge lo sguardo a Drago nemmeno per un attimo durante tutto il comizio che conduce a braccio sotto un rullo pneumatico di parole marchiate a fuoco dal suo orgoglio. La gente lo ascolta, ma non può capire.

Mi hanno accusato di aver abbandonato la barca che stava affondando”. Piero chiama finalmente in causa i suoi ex compagni di maneggio, quelli che hanno voluto la sua testa su di un piatto d’argento per esser stati spediti a casa dopo appena otto mesi di governo, dicendo a chiare lettere che da quel naufragio non si salverà nessuno. «Per me sarà sciagura, per voi rovina».

 
Vieni Piero”. Peppe ha appena finito il suo discorso in ciclostile gridato con forza dal palco di Torchi. Il palco del suo delfino. La tribuna del suo Piero. Nessun accenno a quel sorriso spontaneo offerto pochi minuti prima alla gente di Scicli, per la gloria di Orazio. Peppe deve chiudere subito la partita con la sua Modica e con il suo cuore. Chiama Piero accanto a sé. È l’abbraccio di un padre che consola il figlio col lecca lecca dopo una sconfitta a calcetto. Traccia definitivamente la rotta di Piero:

Oggi è venerdì, ce lo possiamo dire, questi sono tutti nostri amici, è stata una campagna elettorale in salita. Il partito a Modica doveva schierare il suo uomo migliore, contro due titani, non c'era altra scelta. Tale decisione non è frutto dell'ambizione di Piero, ma della necessità del partito di schierare l'uomo più forte: martedì nessuno dica che si poteva fare altrimenti. Io risiedo a Modica e voto Piero Torchi”.

I sogni di Piero giungono al capolinea: Modica, si scende.

Sullo sfondo il manifesto dell’UDC. L’istantanea di un sorriso inventato. Tra i titoli di coda le lacrime di Piero, vere.

Socrathe

mercoledì, 16 aprile 2008

La preficaIl termine prefica indica la donna che, insieme ad altre colleghe, seguiva, nel corteo funebre dell’antica Roma, i portatori di fiaccole, con il compito di levare altissime grida di dolore (lugubris eiulatio) e, negli intervalli del rito, cantare la "naenia": tutto ciò a pagamento! L’usanza delle prefiche proviene dal mondo greco: in Grecia si possono ancora ascoltare numerosi esempi di nenie funebri; a Modica l’ultimo esempio di una tradizione oramai perduta.

 

25/02/2008: Torchi “ Se sarò in lista dovrò essere vincente”.

Sante parole Pieruccio..

C’era l’aria delle grandi occasioni nella saletta del PalAzasi dove il gruppo dirigente Udc si era riunito per decidere la candidatura di un esponente cittadino del partito. Consiglieri comunali al completo, componenti la segreteria, iscritti, e Peppe Drago a sovrintendere alle operazioni.

Marisa GiuntaMarisa Giunta era stata chiara ed incisiva ed aveva spiegato le ragioni dell’opportunità della candidatura del sindaco alle regionali nonostante questo significasse la decadenza del consiglio comunale ed il rimettersi tutto in gioco. “ Il gruppo consiliare è d’accordo – ha detto – Andiamo avanti con Torchi, non possiamo perdere questa occasione per la città”.

Unica nota stonata quella di Iniziativa Popolare, Giuseppe Lavima ha insistito perché Torchi restasse al suo posto. “ Noi abbiamo il deputato Udc alla regione – ha detto Lavima - E’ Orazio Ragusa e l’Udc non si può permettere di abbandonare una roccaforte come il comune di Modica. Dobbiamo tenere questa posizione e non lasciarla”. Lavima è rimasto una voce isolata anche perché il presidente del partito Domenico Pisana ha sostenuto anche lui la candidatura Torchi.

Poi l’intervento di Torchi e quindi l’imprimatur di Peppe Drago. “ Dobbiamo candidare i migliori – ha detto il leader – Questa è una tornata elettorale che ci vede correre da soli; il partito ha bisogno delle migliori risorse e Piero Torchi lo è.Drago ha poi svariato sul momento politico in Sicilia alla luce della candidatura Lombardo spiegando che con Mpa , dopo l’accordo con Berlusconi, c’è solo un patto elettorale e non politico. Drago non ha fatto cenno sulla lista Udc per le regionali ma Torchi appariva come il candidato di punta del partito. La scommessa di Drago e di tutto il partito era alta ed il leader sapeva di rischiare di perdere in un colpo palazzo S. Domenico e non ottenere un seggio a sala d’Ercole proprio con Torchi.

E così fu..

14/04/2008: Piero Torchi, fino al 3 marzo sindaco di Modica e fino alle 15 di lunedì candidato dell’Udc all’Ars. “Stupirò credo tutti dicendo che continuo ad amare in maniera profonda questa città. Vedremo!”

15/04/2008: Orazio Ragusa compra un paio di scarpe nuove. Non si sa mai..

16/04/2008: trovati i mandanti  e gli esecutori materiali del delitto di Modica, bastava leggere le dichiarazioni rilasciate al PalAzasi , il 25 febbraio 2008, dai vertici dell’UDC cittadino.

Socrathe

mercoledì, 09 aprile 2008

Me ne andavo bel bello per le calli solitarie di quella via che fu di Damasco e che adesso da Modica giunge a Scicli per la Spana. Ero assorto nei miei pensieri quando.. ohh! Una sparizione! Quell’angolo di “signoril grazia” che ad ogni passaggio il sorriso di Orazio prima m’offriva, adesso del riso della faccia di Piero s’adorna. Horribile visu! Scende da' miei pensieri l'eterna dea poesia: qui si dorme, guagliò!! A tergo lasciai l’ottava rima dei miei deliri e tosto proseguii:  col foco non si scherza Pierù!!

Ero solo alla prima stazione di quella che sarebbe stata la via della mia croce. Un'altra sparizione! Quei pali di legno, che tanto onore avevano offerto ai cavi sospesi della Sip -da quando l’uomo inventò il telefono, e che avevano sopportato in silenzio il nodo della bianca cravatta del mio Orazio, la maglia rosa della rotta di Piero in manifesto ora trattengono.

Iniziai la mia “discesa” pastorale" da umile e dotto vicario dell’imprecazione. A tutti i Santi del ciel del Paradiso m’appellai: Sant’Antonio aiutami tu! Sant’Aurelio prega per noi.. […] San Giuseppe trattienimi tu! Quest’ultima preghiera fu accolta nel regno dei cieli.
I Santi Peppe e Giuseppe non stanno mica nella casa del Padre a pettinar le bambole! Una voce angelica dall’ipod mi disse: calmati figliol mio, altrimenti finisce a schifìu. Piero sarà “menato” a guisa et maniera.

Mi calmai, proseguii nel mio cammino. Lasciai il buio dei tornanti della via della Spana e giunsi finalmente a Scicli. Ed ecco la luce, la folgore del mio destino.

Un Manifesto di venti metri quadri illumina di cremisi la via che fu di Colombo, appunto via Colombo:

 

Difendi Scicli

Egli c'è. Il Messia.
Il sole del mio sorriso è risorto.
Posso dormire tranquillo.
Dio esiste!

 

 

appelli

vil chi lui segue, e solo

magnanimo colui

che sé schernendo o gli altri, astuto o folle,

fin sopra gli astri il mortal grado estolle.

 

Socrathe


 


 

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giovedì, 20 marzo 2008

Dal Vangelo secondo Drago

Va’ e anche tu fa’ lo stesso

 

-Siete uomini di poca fede.

Così disse il Maestro alla folla di fedeli che aveva radunato nell’orto di Pasquale in una Domenica d’agitazione festosa di ramoscelli d’ulivo e piccole palme. Un brav’uomo Pasquale, fatto cristiano per cannoli e matrimoni, venduti e festeggiati nell’oasi di famiglia, nella casa che fu dei suoi avi e che prendeva adesso il nome suo: Villa di Pasquale. Il Maestro quel pomeriggio gridava parole diverse da quelle che aveva sempre pronunciato nel passato: “Che fantastica storia e’ la vita”, “Abbiamo creato dei mostri, abbiamo sbagliato. L’ho fatto anche io”. Il gruppo già disordinato dei suoi seguaci non riusciva a seguirlo.

- Il Maestro vaneggia! – disse Giancarlo, apostolo di Floriddia, quasi sottovoce all’amico Giovanni della Scala, che per togliersi dall’imbarazzo di non aver compreso a fondo le parole del Messia annunciò subito l’adesione e l’appoggio di tutto il suo gruppo, tutti esponenti dell’Ultima Dinastia Emarginata dagli Ulivisti Rifondaroli - conosciuta al mondo intero come UDEUR, cellula impazzita e spina nel fianco di ogni Messia, poiché a tutti i Messia fu devota.

- Giovanni, non occorrono adesioni adesso. Grazie di cuore - rispose l’apostolo Giancarlo con la mente distratta e logorata da un dicotomico pensiero: da un lato le deliranti parole del Messia -“Abbiamo creato dei mostri, abbiamo sbagliato”-  che pulsavano ancora, forti ed incalzanti, come il cuore di una cavalla impazzita  eppure il Maestro non faceva abuso di vino dalle nozze di Cana - e dall’altro la triste notizia, funesta, inaspettata: la cassa del partito era quasi vuota!  Bisognava informare il Maestro. Occorreva fare presto. Non c’era tempo da perdere. Il discorso ai fedeli stava per finire.

-Da qui non scappa nessuno senza pagare il conto!- mormorava dentro di sé Pasquale il Fariseo, che al pari di un canuto avvoltoio, bianco di peli e senza scrupoli seguiva con attenzione le mosse del Maestro e dei suoi apostoli. Aveva messo guardie dappertutto. Le vie d’uscita della sua casa, la famosa villa di Pasquale, erano ben controllate. Nessuno sarebbe potuto evadere senza aver prima saldato il conto. E Giancarlo, l’apostolo di Floriddia, questo lo sapeva. - Pasquale non era un fesso. Tremava al sol pensiero di doverlo affrontare.

Pietro, detto Piero, apostolo di famiglia Torchi, rifiutò di riferire la cattiva notizia al Maestro e disse a Giancarlo di eseguire gli ordini di scuderia, senza discutere: scappare senza pagare! E la parola del Maestro non poteva essere disattesa. Nella sua disperazione, l’apostolo di Floriddia, si rincuorò quando Peppe, il Messia, il Maestro, il Drago, venne avvicinato da un oratore generoso e devoto, guarnito di vecchia e solida esperienza, interprete di transumanti pensieri, guida spirituale dei volta gabbana, Ferdinando, ovvero, l’Adornato. L’oratore gli disse: “Maestro, io ti seguirò dovunque andrai” Ma Drago rispose: “Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’Uomo non ha dove posare il capo”. Era la Domenica dei deliri. Qualcosa d’importante stava per accadere. Un svolta storica. L’Adornato non capì che cosa intendesse il Maestro Drago con “Figlio dell’Uomo”, poiché da sempre erano le donne a partorire bambini e non gli uomini; terminò il suo discorso e se ne andò indignato, borbottando: -le pari opportunità? Mai sia! Eppure, in poche parole il Messia riassunse le convinzioni dei Casini di tutta una vita: “andiamo da soli Ferdinà, siamo perduti!”.

E un altro venne da Drago e gli disse: Vorrei seguirti, ma prima devo tornare in consorzio per bonificare dei fedeli. Era Giovanni, Fariseo dei Cosentini.

- il Maestro farnetica – Per la prima volta il Floriddia, scoraggiato dagli strani e folli comportamenti del leader, cominciò a dubitare che Drago, nel quale aveva riposto tanta fiducia e impegno, fosse il Messia atteso. E fu colto da un lieve malore nel sentire il Maestro rispondere così al Cosentini: “Seguimi e lascia i fedeli al consorzio senza bonifica e senza lavoro”. Ma cos’era il consorzio? e la bonifica? Nessuno mai lo comprese. Bisognava portarlo via dalla villa di Pasquale. Subito. E il conto? Chi lo pagava?

- Ecco l’agnello che toglie i peccati del mondo -  Una voce sconosciuta rompe il silenzio dei già muti pensieri degli apostoli, dall’orto degli ulivi. E a dire il vero, quelle parole, catturano perfino l’attenzione di Pasquale che presidiava costantemente senza concedersi distrazioni la porta della sua villa. Chi era costui. Chi aveva declamato quelle soavi parole con sì tanta passione.

- Sei tu colui che deve pagare il conto a Pasquale o dobbiamo attenderne un altro?- gridò Giancarlo, riacquistando intanto colore e favella. I fedeli, attirati da quella voce divina e dal grido felice dell’apostolo Floriddia si ripetevano l’un l’altro: Chi è quest’uomo? E lasciarono il Maestro sul palco a farneticarsi addosso.

- Sono io, Orazio- rispose l’uomo con fermezza, distratto dai baci e dagli abbracci della folla che già lo calcava. – Sono l’apostolo della forestale, il prodigo figlio del piccolo borgo marinaro di San Pieri (qui le fonti discordano poiché il Messia ancora non era morto, la sua parola poco diffusa e Santi in giro non ce ne dovevano stare!). Orazio sin da ragazzo pensava di poter cambiare il mondo. Voleva combattere contro le ingiustizie, a favore dei più deboli. Era un ribelle, forte di un valore che i suoi genitori gli avevano insegnato: l'onestà. Una mina vagante per l’etica del gran Maestro! L’apostolo della forestale, non ebbe manco il tempo di completare quel suo breve ma intenso pronunciamento che una colomba discese dal cielo e si posò su di lui. Era il prescelto. Il cielo lo aveva indicato. Era lui che doveva salvare la “capra sacrificanda” rintronata a suon di cavoli dalla folle oratoria del palco e, saldare i conti con quel Fariseo di Pasquale per l’affitto dei locali della sua villa, dove il Maestro aveva radunato i fedeli, nel pomeriggio di quella Domenica di Marzo. Giancarlo Floriddia a quel punto era già in estasi. E per miracolo i suoi occhi piansero lacrime d’azzurra libertà.

Era già tutto previsto. - Dopo di me verrà uno che è più grande di me – il Maestro aveva parlato ai suoi fedeli del nuovo Messia in tempi non sospetti. Aveva predicato di un “uomo forte” per la continuazione del suo regno. Orazio era dunque il predestinato, la pietra su cui Peppe, il Drago, avrebbe edificato la sua casa. Il successore.

Pietro, detto Piero, l’apostolo della famiglia Torchi, che aspirava al regno ed alla successione, custode di tutte le verità, che s’era prodigato per il Maestro da sempre, reggendogli anche le bisacce, al grido di gioia dei fedeli -“Benedetto colui che viene nel nome di Drago! Osanna ad Orazio nel più alto dei cieli!- perdette i sensi e cadde privo di conoscenza al suolo. Nessuno si curò di lui.

 -È il figlio dell’uomo; è tempo per me di farmi da parte e lasciare che egli faccia la mia volontà- E Orazio rispose alle parole del leader a stretto giro di Aramaico: - Fiat voluntas tua.

Socrathe, 20 Marzo 2008

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