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Santhippe
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Quanti ricordi.
Vigilia di ferragosto,
epilogo del sogno
felice di mezza estate
preludio di tristi partenze
e addii.
Nelle romantiche sale
dei nostri batticuori
sempre e solo
lo stesso film.
Una trama cucita
di cuore in cuore,
passata da tempo a tempo,
da luogo a luogo,
di Sole in Sole,
da spiaggia a spiaggia
sempre nuova.
Era il motore delle immagini
dei nostri sogni
che moveva
il Sole della nostra fanciullezza
e.. l'altre stelle,
un diesel di lungo corso
sempre acceso
che mai s’arrestava.
Un messaggio
scritto sulla sabbia
del tempo che fu
e che mai più sarà.
L'adolescenza della nostra
vita, spazzata via
dal vento del divenire
inarrestabile
inesorabile.
Quanti ricordi
di quei giorni beati
e senza fine.
Magnifici ritratti
di vespri infiniti,
corpi impanati di sole
e salsedine.
Il tempo dell'orologio
sembrava non esistere
Lancette ancorate alla brevità
di un attimo,
momenti dati alla fonda
nella rada dell'eterno
incommensurabile.
Eravamo
naufraghi del nostro tempo.
Signori incontrastati
del nostro spazio
sulla rena.
Tappeti di musiche lontane.
Da mane a sera
concerti irripetibili
di emozioni confuse.
Era la nostra estate.
Vetrina di sogni attesi,
scuola di magia,
ricordi in suggestione.
Scene che scorrono
sul fiume lento
della memoria, trasportate
da una corrente
di melanconia.
E poi, l'Amore.
Amori puri
nati sotto il sole
da uno sguardo rubato
al mare e al cielo,
corrotti dalla sera,
corpi sbattuti come
onde sugli scogli,
complici le stelle e la luna.
Vergogna di malizie
Navigate,
spiagge buie
e inquiete.
Luci di lampare,
falò, chitarre scordate,
sabbia, casti silenzi,
intrecci di mani
e di labbra.
Pudori oltraggiati,
tramonti ruffiani,
candide prove
di sopravvivenza
d'amore,
trepido mare di emozioni.
L'estate
della nostra vita.
Io la vedo così, emozionante, commovente, lirica.
Santhippe

Al Maestro Ellj Nolbia
La scatola dei ricordi..
inchiostro nuovo e antico,
impressione d’immagini nel tormento,
fotografia di un amore che non passa mai.
Socrathe
Se l'amore è sempre vivo
se il ricordo è indelebile
e struggente
non sei passata invano.
Questo
solo questo
è il valore della vita
lasciare
un'eredità di affetti
Santhippe
Ricordi...
Il male antico
Ho letto con commozione ed interesse la Sua lettera. Ho sperimentato dalla parte dei diversi la sofferenza che molto bene descrive, che molto mi appartiene. Ne sono uscito vivo. Fino ad esso. Ma in quanto "diverso" era il male, il nemico che io volevo combattere. Non era il senso di una finitudine che mi rattristava ed opprimeva. Era una solitudine inesprimibile che mi dava la misura di un'angoscia esistenziale prima mai sofferta. Incominciai ad amare la vita in quel momento ed apprezzarla per quello che é. Non le grandi opere, non i grandi progetti ma le piccole cose. Il filo d'erba cantato da Pirandello con lo struggimento di chi quella vita sa che sta sfuggendo dalle sue mani. Il muro o lo spazio smisurato dove i sentimenti si perdono e svaniscono era, ora, solo per me il confine della mia sottile malinconia.
Un Uomo Libero
La lettera..
Mia cara
nel silenzio della nostra camera fiaccamente illuminata ascolto, dietro ai cieli di vetro, la pioggia incestuosa che ancora più cupe rende le ombre della camera assonnata.
Ti affascinava la pioggia di notte. Sentirti protetta dalla casa e dalle coperte.
La mia sagoma scura, con gli occhi che traboccano tristezza, tiene tra le mani quest’umile foglio, dove disegnate giacciono queste semplici parole.
Nella notte non trovo riposo. Tutto mi è ostile, tutto pessimismo dinanzi ad ogni cosa. La foto estiva che ti rappresenta, è adagiata accanto al letto. Il tuo sguardo vigila il mio sonno, fin quando gli occhi che cercano, stremati si spengono in un silenzioso dormire.
Mentre il buio e il silenzio signoreggiano nella camera: ti voglio raccontare, ti voglio ricordare.
Ellj Nolbia
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il quadro in copertina è opera del Maestro Ellj Nolbia
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Regia: Peppe Savà
Voce: Riccardo Maria Tarci
Testo: Socrathe
E' bella,
di una grazia che non ti aspetti,
ritratti di pietra scolpiti nel tempo,
immutabile bellezza
di Madre premurosa e sorridente,
ha bisogno d'amore.
È vergine e guerriera,
storia di fede antica e verità;
generosa e accogliente,
ha voglia di crescere ancora.
E' umile e contadina,
conosce il sacrificio di chi ha sudato la propria terra
unico affanno di una semplice vita,
meritato guadagno di semplice gente.
Maestosa e barocca,
nascosta e preziosa,
Scicli è sole, è cieli, è mare.

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Ho detto per esempio: amata, paese mio, madre mia, speranza, siamo uguali, sempre, pane, fratello, ti amo… Ho detto infine che il mondo sta sulle mie labbra, gira sui loro bordi, mi dettala sua parola avida, mi stringe tra i nodi che strozzano la storia furtiva del (l’uomo) che fui. Tutto questo l’ho già detto e chissà se basterà, chissà se ciò che ho taciuto era da dimenticare, cumulo di ambizioni sotto il quale un dio mi sotterra, perché mi redima, indovinando il perimetro che separa la mia bocca da tutti i percorsi tracciati dalle parole che brancolano nel buio. Però io sono un uomo. La mia memoria vive, va al di là del tempo, di giornate guadagnate a forza di rinunce, di misere astuzie per andare avanti e stare solo e dopo andare ancora. Però io sono terra. I miei effimeri sogni non possono contenere quel vespaio di indizi che il mio corpo riceve, che le mie mani accolgono e sempre più riduco ciò che più mi distrugge. Studio ciò che sono, cioè, il mio segreto,quella possibilità che mai mi si offre e mi scopre, che mi accompagna sempre e controlla i miei ozi. Vedo la mia casa al sud, luminosa tra nebbie, fatta di sogni miei, di solitari perché,cresciuta per me come il frumento per il pane. Pronuncio il suo nome ed altri che le mie labbra racchiudono. Riunisco nella mia memoria le vite che ho amato,i posti dove vissi, i libri che abitai, tutta la realtà ed il sogno di cui sono fatto. E subito in questo giorno di ottobre, non so quale, mi sono imbattuto bocconi in un tempo vuoto, nel pane non condiviso con altri della mia solitudine, e quasi ho la certezza che non potrò mai imbrigliare la corrente di tanti giorni inutili(,) ché van precipitando nella mia ignoranza dell’oggi, in questa vulnerabile memoria che sembra contenere la calda consistenza della pioggia, l’ombra della mia infanzia nella quale continuo ad essere una paura battagliera, un timore che conserva quest’ultima traccia di speranza o di musica che si perde in lontananza e mi fa capire che tuttavia cerco quella parola che finalmente mi potrà salvare.
Da Las adivinaciones (1952); Una ricerca della parola esatta attraverso un uso attento e profondo della lingua, sviluppo del tema principale del ‘tempo’ inteso nelle sue multiple sfaccettature.
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Libirativi di l'amuri miu,
l'amuri miu pi' vui, si vuliti.
Ma nun putiti.
L'amuri miu pi' vui,
ch' nun criditi
___
Socrathe

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