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giovedì, 17 aprile 2008

11042008Venerdì 11 Aprile 2008, ore 22,15. Piero sale sul palco dei comizi di piazza Matteotti. Il clima non è quello del grande tripudio. Il semicerchio dei presenti in tribuna lo cinge in un abbraccio affettuoso. Piero è visibilmente agitato. La sua voce stanca, roca, rompe il silenzio di una piazza semivuota. L’attacco oratorio è emozionante. Ringrazia la famiglia, gli amici, il partito. Fermiamoci qui.

Le parole di Piero viaggiano sui binari della condensazione e dello spostamento parallelo. Per comprenderle appieno stacchiamo un biglietto di sola andata e saliamo sul treno dell’interpretazione freudiana dei sogni. Lavoreremo per analogia.

Ringrazio gli amici che mi hanno sostenuto, quelli che non lo hanno fatto e quelli che stanno alla finestra a godersi lo spettacolo”. Inizia così la lunga ed ultima lettera di Piero ai suoi fedeli. Un discorso strutturato in chiaroscuri ben accesi, parole intense, forti, imprevedibili intendimenti. «Piero è consapevole di poter contare solo su un terzo dei suoi sostenitori. Le sue parole non lasciano spazio ad altra interpretazione. L’Udc lo ha lasciato solo».

Modica da 8 anni è senza deputato regionale e l'idea di restare altri 5 anni, per un totale di 13, senza rappresentanza a Palermo sarebbe insopportabile”. Il mimetismo semantico delle parole di Piero mette a dura prova l’attenzione del suo uditorio. Un vero e proprio realismo allusivo, mimetico. Il riferimento a Riccardo Minardo è palese. Ovvero: «Modica avrà un suo rappresentante a Palermo, sarà il Nulla misto al Niente, io vi ho avvertiti, votatelo pure, ma non chiedetemi il conto del suo pascolo vagante». Piero in queste sue semplici parole sintetizza il trattato di Freud sulla “Psicologia delle masse e identità dell' Io”. Lui il superuomo cui la massa deve tendere ed a cui sottomettersi. Gli altri, il Nulla.

"A dispetto di quanto molti dicono, Peppe Drago è stato vero leader e ha assicurato pari agibilità politica ai tre candidati all'Ars". Ovvero: « tutti sanno che stai facendo votare Orazio, pure io! » Piero grida il suo dolore al popolo dei claque. Peppe Drago è teso, pallido. Sullo schermo gigante, zoom sulla faccia di Peppe. La cera trasuda da tutti i pori, in primo piano. Drago ha capito l’accusa: «tu mi hai tradito e fai votare Orazio». Ma a tradire Piero è stato l'elettorato:  il suo è un voto di prossimità politica. «Voto chi mi è più vicino». E Orazio è stato più vicino alla gente.

E consentitemi se non lo chiamo Onorevole Drago, per me è Peppe, un amico, uno di famiglia”. È la fine dei riconoscimenti politici al leader che lo ha allevato nel Lupercale della sua segreteria, che lo ha fatto Sindaco di Modica e che ha voluto fortemente la sua riconferma dopo i cinque anni del suo primo mandato amministrativo. Piero non rivolge lo sguardo a Drago nemmeno per un attimo durante tutto il comizio che conduce a braccio sotto un rullo pneumatico di parole marchiate a fuoco dal suo orgoglio. La gente lo ascolta, ma non può capire.

Mi hanno accusato di aver abbandonato la barca che stava affondando”. Piero chiama finalmente in causa i suoi ex compagni di maneggio, quelli che hanno voluto la sua testa su di un piatto d’argento per esser stati spediti a casa dopo appena otto mesi di governo, dicendo a chiare lettere che da quel naufragio non si salverà nessuno. «Per me sarà sciagura, per voi rovina».

 
Vieni Piero”. Peppe ha appena finito il suo discorso in ciclostile gridato con forza dal palco di Torchi. Il palco del suo delfino. La tribuna del suo Piero. Nessun accenno a quel sorriso spontaneo offerto pochi minuti prima alla gente di Scicli, per la gloria di Orazio. Peppe deve chiudere subito la partita con la sua Modica e con il suo cuore. Chiama Piero accanto a sé. È l’abbraccio di un padre che consola il figlio col lecca lecca dopo una sconfitta a calcetto. Traccia definitivamente la rotta di Piero:

Oggi è venerdì, ce lo possiamo dire, questi sono tutti nostri amici, è stata una campagna elettorale in salita. Il partito a Modica doveva schierare il suo uomo migliore, contro due titani, non c'era altra scelta. Tale decisione non è frutto dell'ambizione di Piero, ma della necessità del partito di schierare l'uomo più forte: martedì nessuno dica che si poteva fare altrimenti. Io risiedo a Modica e voto Piero Torchi”.

I sogni di Piero giungono al capolinea: Modica, si scende.

Sullo sfondo il manifesto dell’UDC. L’istantanea di un sorriso inventato. Tra i titoli di coda le lacrime di Piero, vere.

Socrathe

mercoledì, 16 aprile 2008

La preficaIl termine prefica indica la donna che, insieme ad altre colleghe, seguiva, nel corteo funebre dell’antica Roma, i portatori di fiaccole, con il compito di levare altissime grida di dolore (lugubris eiulatio) e, negli intervalli del rito, cantare la "naenia": tutto ciò a pagamento! L’usanza delle prefiche proviene dal mondo greco: in Grecia si possono ancora ascoltare numerosi esempi di nenie funebri; a Modica l’ultimo esempio di una tradizione oramai perduta.

 

25/02/2008: Torchi “ Se sarò in lista dovrò essere vincente”.

Sante parole Pieruccio..

C’era l’aria delle grandi occasioni nella saletta del PalAzasi dove il gruppo dirigente Udc si era riunito per decidere la candidatura di un esponente cittadino del partito. Consiglieri comunali al completo, componenti la segreteria, iscritti, e Peppe Drago a sovrintendere alle operazioni.

Marisa GiuntaMarisa Giunta era stata chiara ed incisiva ed aveva spiegato le ragioni dell’opportunità della candidatura del sindaco alle regionali nonostante questo significasse la decadenza del consiglio comunale ed il rimettersi tutto in gioco. “ Il gruppo consiliare è d’accordo – ha detto – Andiamo avanti con Torchi, non possiamo perdere questa occasione per la città”.

Unica nota stonata quella di Iniziativa Popolare, Giuseppe Lavima ha insistito perché Torchi restasse al suo posto. “ Noi abbiamo il deputato Udc alla regione – ha detto Lavima - E’ Orazio Ragusa e l’Udc non si può permettere di abbandonare una roccaforte come il comune di Modica. Dobbiamo tenere questa posizione e non lasciarla”. Lavima è rimasto una voce isolata anche perché il presidente del partito Domenico Pisana ha sostenuto anche lui la candidatura Torchi.

Poi l’intervento di Torchi e quindi l’imprimatur di Peppe Drago. “ Dobbiamo candidare i migliori – ha detto il leader – Questa è una tornata elettorale che ci vede correre da soli; il partito ha bisogno delle migliori risorse e Piero Torchi lo è.Drago ha poi svariato sul momento politico in Sicilia alla luce della candidatura Lombardo spiegando che con Mpa , dopo l’accordo con Berlusconi, c’è solo un patto elettorale e non politico. Drago non ha fatto cenno sulla lista Udc per le regionali ma Torchi appariva come il candidato di punta del partito. La scommessa di Drago e di tutto il partito era alta ed il leader sapeva di rischiare di perdere in un colpo palazzo S. Domenico e non ottenere un seggio a sala d’Ercole proprio con Torchi.

E così fu..

14/04/2008: Piero Torchi, fino al 3 marzo sindaco di Modica e fino alle 15 di lunedì candidato dell’Udc all’Ars. “Stupirò credo tutti dicendo che continuo ad amare in maniera profonda questa città. Vedremo!”

15/04/2008: Orazio Ragusa compra un paio di scarpe nuove. Non si sa mai..

16/04/2008: trovati i mandanti  e gli esecutori materiali del delitto di Modica, bastava leggere le dichiarazioni rilasciate al PalAzasi , il 25 febbraio 2008, dai vertici dell’UDC cittadino.

Socrathe

martedì, 15 aprile 2008

 

Nell'antichità greca e latina le Sibille erano vergini, giovani ma pensate talora come decrepite, che svolgevano attività mantica in stato di trance. Io, di attività mantiche so ben poco, in trance non sono mai caduto, non sono tanto giovane e neppure vergine, e manco decrepito a dire il vero. Che Varrone si sia scordato di me nell’elencare le sue dieci sibille?

Esercito la mia attività oracolare nei pressi di un antro, comunemente conosciuto come " l’antrone “. Vaticino su foglie di piretta. A volte anche di cutugna.

Le mie ultime profezie:

Dal Vangelo secondo Drago

Va’ e anche tu fa’ lo stesso

Pietro, detto Piero, l’apostolo della famiglia Torchi, che aspirava al regno ed alla successione, custode di tutte le verità, che s’era prodigato per il Maestro da sempre, reggendogli anche le bisacce, al grido di gioia dei fedeli -“Benedetto colui che viene nel nome di Drago! Osanna ad Orazio nel più alto dei cieli!- perdette i sensi e cadde privo di conoscenza al suolo. Nessuno si curò di lui.

-È il figlio dell’uomo; è tempo per me di farmi da parte e lasciare che egli faccia la mia volontà- E Orazio rispose alle parole del leader a stretto giro di Aramaico: - Fiat voluntas tua.

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Torchi difficilmente supererà quota 5.000 consensi, e Peppe Drago non tifa per nessuno, garantendo una leale par condicio ai tre. Per la serie «chi ha la faccia si marita, e chi no, rimane zita».

Orazio, dalla sua Scicli, uscirà fuori con un minimo di 6.000 fino ad un massimo di 8.000 voti. Fesserie? E per chi dovrebbero votare gli sciclitani? Per Ammatuna e Digiacomo del PD? Sindaci e tutori delle loro rispettive città? Ma chi li conosce, chi li ha mai visti per le strade del nostro paese, chi li ha mai sentiti spendere una sola parola per la nostra Scicli. E Scicli dovrebbe votarli? E per cosa, di grazia.

Orazio è il manifesto di un popolo che ha voglia di cambiare. Che vi piaccia  o No. È un uomo politicamente scomodo. Scomodo tanto agli avversari, quanto agli invidiosi e ai “politicamente colti” dei suoi concittadini che non riescono a digerire e mal sopportano che un uomo semplice, perbene, un uomo dalla faccia pulita e dall’animo onesto, che non avrà mai letto in vita sua di Demostene o della Gran Contessa Matilde di Canossa, sia eletto ad Onorevole del Parlamento siciliano.

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La via della Spana


 

appelli

vil chi lui segue, e solo

magnanimo colui

che sé schernendo o gli altri, astuto o folle,

fin sopra gli astri il mortal grado estolle.

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De Cutugna


 

 

 


Comizi rusticani. Piero fischiato a Modica, Peppe incorona Orazio


Mentre Piero Torchi a Modica saliva sul palco con Raffaele Lombardo, beccandosi i fischi di tutta una piazza, della piazza Matteotti, del suo popolo, della sua gente, di tutti quelli traditi dalla sua incosciente ambizione, il baffuto Peppe, a Scicli, tranciava giudizi e tracciava la rotta di Orazio: “Se Scicli risponde, noi faremo la nostra parte”. E mai pluraria maiestatis fu identificativo di un vero e scrosciante “io farò la mia parte”. Un Drago travolgente, impetuoso: “Insieme difenderemo la nostra città”, ha ricordato Peppe, nato a Scicli, in via Campanella, angolo corso Mazzini. Nessun freno, nessun capestro d’inibizione ad incoronare formalmente Orazio ad Onorevole della Regione Siciliana.

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giovedì, 10 aprile 2008

“Ma che ve lo dico a fare a voi figli di quella Contea di Modica, regnum in regno, che grazie all’autonomia ha vissuto fasti per 400 anni. Fasti di cui adesso godete e fate godere..”. Dal palco dei comizi modicani, il confederatore Lombardo parla alla platea del suo MPA. Doveva essere un comizio di coalizione. Così non è stato.

Ad attendere a Modica il Governatore incoronato dai sondaggi, c’era solo la folta schiera dei suoi autonomisti. Sul palco e tra la gente solo i fedelissimi del Movimento per l’Autonomia. Nessun rappresentante della Santa Alleanza di centrodestra, nessun esponente di quella coalizione che esiste solo per le regionali in Sicilia, e che alle Politiche è già sciolta come neve al sole. Tutti assenti dunque. Tutti alla macchia.

Tutti, tranne uno. L’ex Sindaco della città del cioccolato e dei fasti centenari, il barone rampante della Torre dell’orologio, era lì. Piero, sbandato dai sondaggi che lo vogliono terzo con distacco, dietro Orazio e Cosentini, sbaglia mossa, sale sul palco, invitato dall’infido Lombardo: “Non salgo sul palco se Piero non è con me”, annuncia alla scorta il futuro Presidente della Regione. E Piero ci prova, forte dell’effetto tripudio del futuro Governatore. Ma l’esultanza della folla, la scansione degli applausi in sillabe gioiose e di festa che accompagnavano in marcia trionfale le parole del discorso dell’onorevole Lombardo, dura ben poco. Una bordata di fischi, di urla e sberleffi accoglie Torchi sul palco.

Intanto a Scicli, nel capannone dei vivai Cintoli, l’on. Peppe Drago - aggiungendo il proprio nome alla lunga lista delle defezioni di personalità politiche di primo piano per il comizio di Lombardo a Modica - dava il via allo show più inatteso di questa campagna elettorale: “Orazio ha lavorato bene in questi due anni, e merita la riconferma alla Regione”. La “convention rusticana” dell’on. Orazio Ragusa non poteva avere battesimo migliore.

Mentre Piero Torchi a Modica saliva sul palco con Raffaele Lombardo, beccandosi i fischi di tutta una piazza, della piazza Matteotti, del suo popolo, della sua gente, di tutti quelli traditi dalla sua incosciente ambizione, il baffuto Peppe, a Scicli, tranciava giudizi e tracciava la rotta di Orazio: “Se Scicli risponde, noi faremo la nostra parte”. E mai pluraria maiestatis fu identificativo di un vero e scrosciante “io farò la mia parte”. Un Drago travolgente, impetuoso: “Insieme difenderemo la nostra città”, ha ricordato Peppe, nato a Scicli, in via Campanella, angolo corso Mazzini. Nessun freno, nessun capestro d’inibizione ad incoronare formalmente Orazio ad Onorevole della Regione Siciliana.


 

 

 

 

A Modica un sonoro coro di fischi consumava il destino di Piero. A Scicli, a pochi chilometri dal palco di Piazza Matteotti, Peppe Drago incorona Orazio in un tripudio di emozioni: Voi fate il vostro, che io faccio il mio.

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mercoledì, 02 aprile 2008

difendi scicliDavvero gli sciclitani decideranno per chi votare in base alle offerte sloganate dalle diverse coalizioni in gara? Sono proprio gli argomenti a determinare la scelta del nostro voto? Saranno gli ideali e i programmi dei partiti a guidare la mano che bollerà la nostra preferenza sulla scheda elettorale il 13 e il 14 di Aprile?

Programmi, partiti, valori, ideali, combinano in una variabile poco determinante per la nostra valutazione. Sarà più semplicemente la motivazione profonda ed il valore di un uomo - per noi che non abbiamo bisogno di proclami e di grandi annunci – a farci scegliere. Noi sciclitani non votiamo le probabilità gridate dalla reclame stampata sui manifesti elettorali. Noi sciclitani abbiamo una certezza da riconfermare: il nostro deputato uscente, Orazio Ragusa.

Quante volte un politico di Scicli, negli ultimi cinquant’anni, è stato il punto di riferimento di una provincia intera? Volete la risposta? Eccola: mai. È stato Orazio a farci uscire dal limbo delle imposizioni delle segreterie dei partiti; è stato Orazio a farsi scegliere dal suo popolo e da una comunità intera. Basti pensare ai voti del nostro Onorevole a Giarratana, Monterosso, Chiaramonte, Ragusa, Modica. Anticipo i pensieri di una minoranza politicamente disagiata e tatticamente dilatoria, “le preferenze riportate nelle comunità montane sono comodamente riconducibili alla Forestale”, ma alla discutibile clientela della macchia da rimboscare e di tutto quello che volete, ha risposto unanime il popolo di Scicli, votandolo, in massa. La clientela, le promesse, l’inganno sono argomenti faziosi che poco attecchiscono nell’animo della gente che lo ha già scelto per l’onestà e la sua irritante semplicità. Ed è per questo che lo voterà ancora. Orazio è il manifesto di un popolo che ha voglia di cambiare. Che vi piaccia  o No. È un uomo politicamente scomodo. Scomodo tanto agli avversari, quanto agli invidiosi e ai “politicamente colti” dei suoi concittadini che non riescono a digerire e mal sopportano che un uomo semplice, perbene, un uomo dalla faccia pulita e dall’animo onesto, che non avrà mai letto in vita sua di Demostene o della Gran Contessa Matilde di Canossa, sia eletto ad Onorevole del Parlamento siciliano. La cultura apparente che trasuda dalle basole vuote del nostro paese non è mai stata generosa nei confronti di Orazio e mai forse lo sarà. Orazio non è figlio di quella cultura da circoli di viziose zitelle, Orazio non è cresciuto a poesie e caffè letterari, Orazio è della stessa sostanza del popolo che lo ha votato, è della stessa pasta della gente che vive di duro lavoro e che gioisce per le semplici cose. Orazio è la scelta di questo popolo. Ecco chi è Orazio Ragusa, ed ecco perché il nostro Onorevole è oggi il primo tra i candidati dell’UDC che ce la possono fare.

Ma guardiamoli in faccia gli altri candidati in corsa per Palazzo D’Orleans. Quali potrebbero essere i mali minori, se ad un male minore dovessimo ambire, in grado di rappresentarci?

Piero Torchi, il Sindaco di Modica, l’uomo degli 8 milioni di euro di debito da risolvere a Scicli per mondezza conferita nella nostra discarica e mai pagata, vi ricordate spero, è lui il male minore da votare? Torchi è uno che gioca per sé, non per la sua gente, non per la sua città che ha abbandonato al pari di una nave che sta per affondare nel mare dei debiti multiserviziati. Torchi è uno che non gioca neppure per il suo partito. E questo i modicani l’hanno capito. Così come l’hanno compreso bene i consiglieri comunali e gli assessori della sua giunta costretti a dover lasciare, o meglio, spediti nuovamente a casa dopo solo otto mesi di governo dalle ambizioni di Piero.

Cari sciclitani, sarebbe Giovanni Cosentini, il male minore da scegliere? il direttore del Consorzio di Bonifica, il vice sindaco di Ragusa, l’uomo dell’acqua pubblica condotta nei campi e governata in regime a dir poco discutibile. Le ultime assunzioni al Consorzio di Bonifica di Ragusa – dicembre 2007 - bloccate e annullate dall’Assessore La Via vi ricordano qualcosa?
È Il Dott. Cosentini il vero avversario di Orazio. Il “Rocco ragusano” che ha fatto delle risorse idriche della nostra Provincia e dei lavoratori del consorzio, la sacra sostenibilità del suo già intoccabile feudo. In casa UDC, la vera partita è giocata da Orazio contro Cosentini. Torchi difficilmente supererà quota 5.000 consensi, e Peppe Drago non tifa per nessuno, garantendo una leale par condicio ai tre. Per la serie «chi ha la faccia si marita, e chi no, rimane zita».

Orazio, dalla sua Scicli, uscirà fuori con un minimo di 6.000 fino ad un massimo di 8.000 voti. Fesserie? E per chi dovrebbero votare gli sciclitani? Per Ammatuna e Digiacomo del PD? Sindaci e tutori delle loro rispettive città? Ma chi li conosce, chi li ha mai visti per le strade del nostro paese, chi li ha mai sentiti spendere una sola parola per la nostra Scicli. E Scicli dovrebbe votarli? E per cosa, di grazia. Già, dimenticavo, agli occhi dei nostri concittadini “politicamente colti”, Orazio è solo un geometra, un agrimensore, come ama specificare l’ex sindaco Torchi (diploma allo scientifico), non è medico e manco professore, Orazio è uno che non sa apprezzare i mezzi toni del ritratto della signora Gallerani e del suo ermellino, ma un milione di euro per la Chiesa di San Bartolomeo lo ha fatto stanziare! Ed è questo che conta per la gente di Scicli. E Scicli lo vota, siatene certi. Sarà per il sorriso spontaneo e non da passerella elettorale, sarà per l’affetto profuso in abbracci sinceri alla gente che lo ferma per strada, sarà perché dà ascolto alle voci di tutti, sarà anche per altro, fatto sta che Orazio è simpatico ed amato da tutti. È di un’ umiltà disarmante. Gira con la stessa auto di sempre, frequenta gli stessi amici di sempre, e nonostante l’onorevole successo è rimasto l’Orazio di sempre. Un uomo dabbene, affidabile, leale e coraggioso. Tanto ostinato nel difendere il proprio territorio quanto deciso a farlo crescere nei beni e nei servizi. La Tac all’Ospedale Busacca è stata la rosa che ha definitivamente sigillato l’occhiello dell’agire politico dell’Onorevole Ragusa nei suoi primi diciotto mesi di mandato elettorale. È stata finanziata la gara d’appalto per l’acquisto della costosissima apparecchiatura sanitaria, ed a giorni, gli sciclitani, potranno godere di questa importante prestazione proprio sotto casa, così come era stato promesso. Ostinato e coraggioso, dicevo, proprio come i vari Susino, Falla, Muccio ed Aquilino – sindacalista di nomina e mai di fatto - che hanno pensato bene di non mettere la propria faccia sull’altare della magra figura elettorale. Se avessero avuto a cuore le sorti ed il futuro della nostra città ci avrebbero almeno provato a candidare il proprio onore. A queste semiforze politiche, a questi alfieri del pressappochismo inconcludente, rivolgo il mio appello: se proprio vi spiace degli 8.000 voti di Orazio, emulate i compagni rifondaroli, scostatevi e lasciate passare -anche perché, rinunciare al gettone di carica o di commissione, per finanziare la campagna elettorale del delfino del Senatore Battaglia, non è scritto nel vangelo di nessun comunista di Scicli-. I compagni tengono tutti famiglia, che ben venga allora la rielezione di Orazio, gratis, senza impegno e di scelta popolare.

Noi vogliamo guardare al mondo di domani con gli occhi pieni della speranza di ieri, e non permetteremo a nessuno di bendare il nostro futuro. Ed è per questo che votiamo Orazio Ragusa.

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Un grazie di cuore  a Blografando per aver realizzato la web-band " difendi scicli "