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Carissimi, la questione “password” per il racconto caldo di fine estate ha intasato per alcuni giorni la mail del Moderatore. Poi, d’un tratto, il pezzo viene ri-editato, spunta l’obolo e cala il silenzio. Ma avete mai chiesto alla vostra ragione qual è -e voglio vedere chi mi contesta l’apostrofo!- il reale stato dell’economia di ScicliNews? Sì, avete letto bene, il quotidiano on line che tutti i giorni leggiucchiate, il nostro caro ScicliNews, proprio quello. Avete mai interrogato l’oracolo del vostro giudizio per sapere come fa il Capocirco di ScicliNews a mandare in scena ogni giorno, nani, elefanti, cantarani e ballerine? senza chiedere niente ad alcuno? Forse non sono stato chiaro, la metafora del circo v’avrà deviato l’intendimento. Riformulo la domanda in modo chiaro e diretto: come fa a campare ScicliNews? Fine delle domande. Per adesso.
Non siamo prossimi al salto nel rosso profondo, ma poco ci manca al default. Le occorrenze di spesa, per mantenere in vita questo po’ po’ di giornale, si stanno moltiplicando, giorno dopo giorno, notizia dopo notizia. E i lettori si fanno ogni giorno sempre più numerosi ed esigenti. E così le spese, correnti e di previsione.
È così miei cari, e a dirla tutta, lo sforzo economico di quel privato cittadino che ha fondato questo giornaletto di periferia -il nostro detestato e amato Moderatore, quello che ogni giorno ci delizia con focacce di cronaca e pizze politico-culturali; storie di Sofronia direbbe un mio amico- è giunto alla fine.
Mi chiedo, ancora, e vi chiedo:
- è possibile che a mandare avanti la baracca sia soltanto il Moderatore di ScicliNews?
L'audience di fine agosto, secondo Google Analytics
- è possibile che 4.000 e più persone al giorno leggano di Scicli, Modica, Provincia, e d'altrove (ci siamo internetionalizzati pure noi) nella maniera più illuminante e critica possibile - qui su ScicliNews il fiume sempre in piena dei comunicati stampa è digato all'origine, per ottima scelta editoriale, direi! - e soprattutto in modo chiaro e libero da pubblicità invasiva (le poche che insistono in home page, le pubblicità, per il prezzo irrisorio richiesto dal Moderatore in fase contrattuale [una stretta di mano e un sorriso tra i contraenti], non basterebbero a pagare la spesa nemmeno per 3 editoriali a firma modesta, figuriamoci il resto, ringrazio allo stesso tempo gli sponsor che fino adesso ci hanno dato una mano) dando voce a tutti, ma proprio a tutti, nell’ottica di un pluralismo fortemente democratico e di un giornalismo partecipato e vero, senza condizioni e condizionamenti e senza chiedersi mai: ma come fa a mantenere un “sito” del genere e da solo Peppe Savà?
- è mai possibile che dobbiamo lottare giornalmente, perdonatemi il plurale, da soli e all’ombra delle frecce auree del nemico, e qui perdonatemi il singolare, come i "treciento” spartani di Leonida alle Termopili, nella difesa del passo di stampa e della libertà editoriale!, contro l’esercito plutocratico dell’informazione territoriale? E oltre.. ?
E mi fermo qui.
Sic stantibus rebus, e facciamo contenti pure gli avvocati che transitano dalle nostre parti, mentre per tutti gli altri me compreso va bene un semplice “così”, ScicliNews è destinato a chiudere, diciamolo in modo chiaro e senza girare attorno alla realtà effettuale della cosa, e sul server di Ablaweb, che ancora ci ospita perchè paghiamo la retta e pure la provvigione al Web Master, verrà posta una stele:
o navigatore, annuncia a tutti che qui morimmo,
obbedienti al comando della Libertà.
Per questo e anche per altro ho chiesto al Moderatore di pensare seriamente alla vendita del giornale, a malincuore, credetemi, ma non voglio vedere morire ScicliNews di stenti e d’affanni. Meglio affidare lo spazio informativo acquistato in rete ad altri. Magari più ricchi e forse anche più belli. E uscire di scena, con dignità e con un bel groppo in gola, stile fine di un grande amore e niente più.
Oppure? Sponsorizziamo ScicliNews, finanziamolo, sovvenzioniamolo. Come? Abbiamo chiesto 3 Euro, una tantum, per leggere un racconto ardito corredato da audaci foto “bagnate” (ne approfitto per ringraziare qui la nostra “modella”). Dovevamo pur iniziare, No? Forse sarà sbagliato anche il metodo di pagamento. Non mi piace manco il termine, pagamento, ma di questo si tratta. Moltissimi lettori non sanno nemmeno cosa sia il Pay-Pal. O hanno poca fiducia nel movimento elettronico del denaro. Cerchiamo di trovare una strada percorribile da tutti, magari degli sms, magari dell’altro, dateci un consiglio.
Sosteniamo ScicliNews, insieme, tutti.
Grazie, di cuore
Socrathe
permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (popup) :::: commenti :::: categoria : sciclinews, socrathe, peppe savà , sciclinews in vendita, sciclinews chiude
Carissimi, la questione “password” per il racconto caldo di fine estate ha intasato per alcuni giorni la mail del Moderatore. Poi, d’un tratto, il pezzo viene ri-editato, spunta l’obolo e cala il silenzio. Ma avete mai chiesto alla vostra ragione qual è -e voglio vedere chi mi contesta l’apostrofo!- il reale stato dell’economia di ScicliNews? Sì, avete letto bene, il quotidiano on line che tutti i giorni leggiucchiate, il nostro caro ScicliNews, proprio quello. Avete mai interrogato l’oracolo del vostro giudizio per sapere come fa il Capocirco di ScicliNews a mandare in scena ogni giorno, nani, elefanti, cantarani e ballerine? senza chiedere niente ad alcuno? Forse non sono stato chiaro, la metafora del circo v’avrà deviato l’intendimento. Riformulo la domanda in modo chiaro e diretto: come fa a campare ScicliNews? Fine delle domande. Per adesso.
Non siamo prossimi al salto nel rosso profondo, ma poco ci manca al default. Le occorrenze di spesa, per mantenere in vita questo po’ po’ di giornale, si stanno moltiplicando, giorno dopo giorno, notizia dopo notizia. E i lettori si fanno ogni giorno sempre più numerosi ed esigenti. E così le spese, correnti e di previsione.
È così miei cari, e a dirla tutta, lo sforzo economico di quel privato cittadino che ha fondato questo giornaletto di periferia -il nostro detestato e amato Moderatore, quello che ogni giorno ci delizia con focacce di cronaca e pizze politico-culturali; storie di Sofronia direbbe un mio amico- è giunto alla fine.
Mi chiedo, ancora, e vi chiedo:
- è possibile che a mandare avanti la baracca sia soltanto il Moderatore di ScicliNews?

- è possibile che 4.000 e più persone al giorno leggano di Scicli, Modica, Provincia, e d'altrove (ci siamo internetionalizzati pure noi) nella maniera più illuminante e critica possibile - qui su ScicliNews il fiume sempre in piena dei comunicati stampa è digato all'origine, per ottima scelta editoriale, direi! - e soprattutto in modo chiaro e libero da pubblicità invasiva (le poche che insistono in home page, le pubblicità, per il prezzo irrisorio richiesto dal Moderatore in fase contrattuale [una stretta di mano e un sorriso tra i contraenti], non basterebbero a pagare la spesa nemmeno per 3 editoriali a firma modesta, figuriamoci il resto, ringrazio allo stesso tempo gli sponsor che fino adesso ci hanno dato una mano) dando voce a tutti, ma proprio a tutti, nell’ottica di un pluralismo fortemente democratico e di un giornalismo partecipato e vero, senza condizioni e condizionamenti e senza chiedersi mai: ma come fa a mantenere un “sito” del genere e da solo Peppe Savà?
- è mai possibile che dobbiamo lottare giornalmente, perdonatemi il plurale, da soli e all’ombra delle frecce auree del nemico, e qui perdonatemi il singolare, come i "treciento” spartani di Leonida alle Termopili, nella difesa del passo di stampa e della libertà editoriale!, contro l’esercito plutocratico dell’informazione territoriale? E oltre.. ?
E mi fermo qui.
Sic stantibus rebus, e facciamo contenti pure gli avvocati che transitano dalle nostre parti, mentre per tutti gli altri me compreso va bene un semplice “così”, ScicliNews è destinato a chiudere, diciamolo in modo chiaro e senza girare attorno alla realtà effettuale della cosa, e sul server di Ablaweb, che ancora ci ospita perchè paghiamo la retta e pure la provvigione al Web Master, verrà posta una stele:
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Per questo e anche per altro ho chiesto al Moderatore di pensare seriamente alla vendita del giornale, a malincuore, credetemi, ma non voglio vedere morire ScicliNews di stenti e d’affanni. Meglio affidare lo spazio informativo acquistato in rete ad altri. Magari più ricchi e forse anche più belli. E uscire di scena, con dignità e con un bel groppo in gola, stile fine di un grande amore e niente più.
Oppure? Sponsorizziamo ScicliNews, finanziamolo, sovvenzioniamolo. Come? Abbiamo chiesto 3 Euro, una tantum, per leggere un racconto ardito corredato da audaci foto “bagnate” (ne approfitto per ringraziare qui la nostra “modella”). Dovevamo pur iniziare, No? Forse sarà sbagliato anche il metodo di pagamento. Non mi piace manco il termine, pagamento, ma di questo si tratta. Moltissimi lettori non sanno nemmeno cosa sia il Pay-Pal. O hanno poca fiducia nel movimento elettronico del denaro. Cerchiamo di trovare una strada percorribile da tutti, magari degli sms, magari dell’altro, dateci un consiglio.
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Socrathe
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Che il PD sia la copia aristocratica del PdL nessuno lo mette in dubbio. Ma che il PD abbia sbagliato tutto in questi 2 anni nessuno lo vuole ammettere. Un dato su tutti, la trasmissione in pubblico dell’idea politica.
Berlusconi è il PR (Public Relator) di se stesso e di tutto il PdL. La voce del Presidente del Consiglio, che ci piaccia o No! entra nelle case di ogni italiano. Silvio Berlusconi sa parlare alla gente. Sa vendere il proprio prodotto. Per uno che fa televisione commerciale da più di 30 anni piazzare sul mercato della pubblica opinione un’aspirapolvere a batteria solare o il Piano Casa è la stessa cosa. È il suo mestiere. Trafficare in parole la concretezza dell’agire: il termovalorizzatore di Acerra, il bonus famiglia, la gestione dell’emergenza Abruzzo, la social card, la detassazione degli emolumenti straordinari in busta paga, l’abolizione dell’ICI, et cetera. Che importa agli italiani se le misure anticrisi del governo sono state inefficaci? Per l’opinione pubblica, l’Esecutivo, ha fatto quel che poteva; c’è il bonus famiglia, c’è la social card, ci sono gli sconti irpef sul salario. C’è stato soprattutto il sorriso di Berlusconi. E al popolo piace il Cavaliere che sorride e che pensa positivo. Far passare il paradosso economico e sociale dei provvedimenti balneari di questo Governo dalle maglie fittissime del Vero, per il normopolitico italiano, era compito assai arduo. Berlusconi c’è riuscito! Il messaggio di un’Italia che sorride alla crisi, edulcorato dagli espedienti -da Bagaglino- del Premier, s’abbarbica come l’edera sulle pareti del consenso. E lì rimane. Anzi, la fiducia per il nostro Presidentissimo guascone tende sempre al rialzo.
Di contro il segretario del PD, il capo dell’opposizione. Dario, agli occhi del suo popolo, è uno che non le manda certamente a dire. Nella partita a carte giocata al tavolo con il Governo, se Berlusconi esce con il “carico a coppe” lui ci mette subito la “briscola”: per la serie, “di qui non si passa!”. Dario è l’erede naturale del wecanismo Veltroniano. L’uomo giusto per il partito che si candida a governare il popolo dei forse ma anche quello dei perché. A mio modesto avviso, Dario Franceschini, non è in grado di comunicare nemmeno le proprie generalità anagrafiche senza incappare nel contraddittorio, figuriamoci l’idea politica di tutto un partito.
E I dati dell’ultimo sondaggio Ipsos del 2 Maggio -sulle intenzioni di voto degli italiani a un mese dal voto, commissionato dal sole 24 ore- mi danno ragione. Se un tentativo di comunicazione politica e programmatica da parte del PD, dal giorno delle dimissioni di Walter a oggi, c’è stato, questo ha raggiunto solo una parte di elettorato, quello di confine, quello aristocratico, quello d’elite. Passatemi la metafora: il messaggio di Franceschini si incunea timidamente nelle residenze estive e negli chalet di montagna dei Vip, la voce di Berlusconi tuona nelle case del popolo. Il paradosso per l’opposizione risiede proprio qui. L’eco del PD ha una cassa di risonanza angusta, seppur aristocratica. La politica del PD non arriva al cuore della gente. L’alternativa di governo si costruisce porta per porta scuotendo usci e opinioni. Occorre stanare gli italiani dalle alcove Silvio-simbiotiche; occorre programmare seriamente l’iniziativa politica. Affidare la comunicazione di un grande partito al contro Berlusconi e basta! non serve. Non dà risultati. E I sondaggi lo confermano. Per battere questo Governo bisogna pensare come questo governo! Serve un leader capace d’intercettare le opinioni e gli umori della gente, prima che i bisogni. Occorre copiare la politica del Papi Silvio. Ci vuole uno che la smetta di schierarsi sempre con le puttane, i gay, i delinquenti, i clandestini, i rom, gli islamici, e i pedofili. Ci vuole uno che abbia a cuore le sorti degli Italiani e non di chi viene a rompere i cabasisi in casa nostra chiedendo asilo e ventura senza mai dare nulla in cambio. Ci vuole uno che pensi agli italiani prima che agli stranieri.
Ci vuole uno che dia la sua solidarietà alle donne stuprate e non agli autori dello stupro. Il buonismo del nessuno tocchi Caino non conduce da nessuna parte. La comunicazione del PD sino a oggi è stata fallimentare. Il Partito di Franceschini non e' stato capace di intercettare i disagi degli Italiani. Piuttosto che prendere iniziative serie, programmando e partecipando attivamente alle risoluzioni della nostra miseria vestita da social card, il PD ha solo allungato la mano sulle cosce delle Veline di Silvio, ha confortato
Si costruisce così l’alternativa di governo? Affidando la soluzione dei problemi di tutto un popolo alla somministrazione di questionari sul “cosa vuol dire essere di sinistra oggi”? Ed essere di sinistra, oggi, vuol dire lasciare liberi di delinquere i clandestini? Significa non mettere limiti all'immigrazione? Significa denunciare continuamente il Governo di essere xenobofo, razzista, tagliagole, perche' richiede le impronte digitali? Significa criticare il piano casa a costo zero solo per il gusto di essere contro? Significa astenersi dal voto per il federalismo fiscale delle Regioni? Significa tifare per l’ex valletta d’avanspettacolo, Signora di Arcore e First Lady, che chiede conto e ragione delle maialate del marito? Certamente no! Essere di sinistra significa rendere sicuro il territorio, mandare in galera i delinquenti, ascoltare la gente, proporre il cambiamento. Essere di sinistra vuole dire battersi per una migliore distribuzione della ricchezza e sterilizzare il marciume etico sin qui propinato. Ecco cosa vuol dire essere di sinistra.
Belzebù- Lucifero -Berlusconi vince perché ha fatto innamorare il popolo italiano della politica del Fare, anche i più intelligenti e i più onesti, del Fare bene e anche male per il Fare.
Ba al ze bù (bub?)- il Signore delle Mosche - Franceschini perde e continuerà a perdere per seguire e soddisfare mediocri e aristocratici appetiti, rimettendoci l’anima e la luce dell’intelligenza, quella di sinistra, quella vera.
Socrathe
Il fotomontaggio di Dario Franceschini in versione velina è de ilriformista, il collage in copertina è nostro.
permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (popup) :::: commenti :::: categoria : pattume, berlusconi, veltroni, franceschini, pci , bagaglino, pc , pd , pdl , sciclinews, yes we can, yes you can, genitalizzazione attenzione, wecanismo, sondaggio europee 2009, sinistra aristocratica
Leggere su ScicliNews gli elogi sperticati degli "amici" dei delinquenti fa male. Fa veramente male! È triste il convincimento che in città si stiano creando le premesse per una cosca emergente, vincente e spavalda, celebrata da uomini pavidi e deviati. Lascia perplessi la notizia che qualcuno vada a rubare le lampade che illuminano la notte del Duomo, di San Matteo. È inaccettabile la grave crisi di coscienza che tormenta e sgomenta la nostra identità di sciclitani prima e di siciliani poi. Un articolo di Un Uomo Libero, scritto con la consapevolezza di chi è rassegnato alla sconfitta, di chi è sicuro di un domani che non sarà migliore.
L'anestesia della coscienza
Il fenomeno ScicliNews ha messo in evidenza un disagio che forse non è solo tale. Un tarlo che rode giorno dopo giorno la fragile struttura di una società. La nostra. Una metastasi che s'impossessa di essa e, come un fungo ostinato, ne succhia la linfa vitale fino a ucciderla. Scicli è malata. Forse senza speranza. Per una condanna senza appello. E' malata la società civile; sono malati i giovani; è malata la comunità dei credenti; è malata la politica; la mentalità che governa le istituzioni, che le paralizza e non le lascia vivere.
Noi sciclitani abbiamo smarrito collettivamente il senso del peccato. Inteso non come maledizione biblica bensì come elaborazione di un sentimento di colpa. Perdita gratuita, pericolosa, immorale. Su questa non vogliamo interrogarci anzi evitiamo accuratamente di farlo.
In una confusione d'idee, di appartenenze, di discrediti morali, religiosi, etici, la città si lascia morire per un'eutanasia d'amore, alla ricerca di una pace disperata, di un'ultima apertura di credito che nessuna istituzione pubblica, religiosa, culturale ha intenzione di concederle più. Si può morire sprofondando nelle acque di una laguna o inabissandosi nella palude dell'indifferenza per una violenza che non trova diga, sotto un sole impietoso che acceca gli sguardi di chi dovrebbe tutelare e assicurare nei suoi luoghi lo svolgimento pacifico della vita.
La coscienza anestetizzata muta geneticamente gli individui. Li trasforma in mostri, in caricature dell'Uomo, quello vero, quello vivo, fatto di carne palpitante e non di legno di cipresso. Quest'Uomo non è più il simbolo ostentato da chi l'ha portato da sempre sulle sue spalle, dentro il cuore come geloso deposito della tradizione dei Padri. Tace rintanato nelle pieghe di una coscienza espropriata dal male; intimorito dalla violenza che lo vorrebbe soggiogato, vinto; sodomizzato da un falso mito del benessere che aggiunge a inganni Inganni, a deliri Deliri, a confusione Incertezze; a fumo Fumo.
Per una tragica apocalisse dei valori, il libero arbitrio diventa eroico coraggio, il senso del dovere si trasforma in zelo indiscreto o curiosità colpevole. Le latitanze della politica sono regolarmente accettate e registrate come prudenti e opportune assenze e il grido della Chiesa cavalca l'onda dell'ordinario senza per questo sfiorare l'irraggiungibile vetta della misericordia.
L'elogio del vizio ha soppiantato la pratica delle virtù e tutto va a rovescio come in un mondo impazzito.
Da questa nuova Gomorra non si può fare altro che fuggire. Prima che scenda dal cielo un fuoco giusto e purificatore a distruggerla. Prima che un dio adirato ne cancelli per sempre il peccato dalla memoria degli uomini.
Un Uomo Libero
permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (1)(popup) :::: commenti (1) :::: categoria : gioia, coscienza, capossela, scicli, sampieri, uomo vivo, sciclinews, un uomo libero, uomovivo
L’umana pietà per la morte del piccolo Giuseppe Brafa è, ovviamente, fuori discussione. Chi non si è commosso, chi non ha pianto, chi non è rimasto atterrito, agghiacciato di fronte a questa tragica morte. Chi non tremerebbe nel cuore e pure nell’anima al racconto di quella terribile sequenza d’un bambino braccato come una preda inerme e poi finito, sbranato, da un’orda di cani assassini. L’umana pietà non solo è dovuta ma sorge spontanea dall’anima di qualunque persona che non ha smarrito il senso del rispetto che si deve alla vittima di questa inenarrabile violenza. Ma poi, nell’albergo della nostra coscienza, s’affollano le domande.
La prima: perché dopo il delitto del piccolo Giuseppe i cani del branco assassino sono rimasti liberi di braccare Marya, la turista tedesca, e ridurla in fin di vita?
La seconda: perché quel branco selvaggio ha avuto sete e fame di sangue e carne umana?
Ecco due temi sui quali la nostra coscienza s’interroga e sui quali l’opinione pubblica vuole trovare delle risposte. Andiamo per ordine, se mai un ordine a questo caos di ragioni si può dare.
Giuseppe Brafa è stato ucciso Domenica 15 Marzo; i suoi Killer? un branco di cani selvaggi che nella mattinata braccano tre uomini, ne feriscono in modo grave due e ne uccidono uno, un bambino, un povero e innocente bambino. Virgilio Giglio, il proprietario della casa canile di contrada Pisciotto, viene tratto in arresto nel pomeriggio di quella stessa Domenica di terrore: i cani che hanno ucciso Giuseppe potrebbero essere suoi. Inizia la bonifica ambientale a casa Giglio – un vero e proprio museo del ribrezzo, un rudere senza porte né finestre, niente luce elettrica, carcasse di animali dappertutto, odore di morte e di sporco in ogni angolo e in ogni stanza: tuttavia del branco assassino non c’è traccia.
È già notte a Sampieri, la battuta di caccia alle bestie assassine subisce le difficoltà del buio e dell’impervio: trovare i cani che hanno cacciato e poi ucciso il piccolo Giuseppe diventa assai complicato. Le operazioni di ricerca degli spietati uccisori si rassegnano a un indecifrabile e illogico stop.
Nel frattempo nessuno ha disposto il divieto assoluto di “transito” e accesso nel triangolo della morte: il comprensorio Sampieri - Pisciotto - Marina di Modica. Nessuno ha informato la popolazione dell’emergenza ancora in corso. Nessuno ha fatto evacuare la zona.
Lunedì 16 Marzo, il sole è già alto sulla Fornace Penna. Continuano le operazioni di bonifica e cattura degli animali stanziali nella casa-canile del Giglio,
“dalle condizioni igieniche insostenibili” grida adesso l’Ausl che a Settembre non ha potuto controllare lo stato delle cose, “lui non ci ha fatto entrare”;
potevano comunque farsi autorizzare dall’autorità giudiziaria ed aprire con forza il cancello degli orrori piuttosto che girare le spalle al disagio di un uomo e dei suoi animali. Circa 40 animali catturati. Il branco assassino è ancora libero, e nel pomeriggio, appena 25 ore dopo aver ucciso il piccolo Giuseppe, sferra un attacco a un’anziana signora in territorio Marina di Modica: siamo a poche centinaia di metri da contrada Pisciotto, dal luogo del delitto e dalla casa canile assediata da cronisti e forze dell’ordine, la task force. Le bestie non hanno ancora placato la loro rabbia, la loro fame, la loro sete, e come furie s’avventano su una bambola che fanno a pezzi e a brandelli con le loro fauci. Proprio come hanno fatto con il povero Giuseppe. Per la signora solo tanto spavento: salva, per un soffio. I cani del terrore non avvertono minimamente d’essere braccati e agiscono indisturbati lungo il sentiero degli orrori. E di battere il territorio centimetro per centimetro - setacciando le fitte maglie dei rovi, controllando tutti gli anfratti rocciosi della scogliera vicina, rastrellando le cave, i buchi e le siepi di fichi d’india e rosmarino – per consegnare ad un triste e lontano ricordo la presenza dei cani assassini in quel teatro dell’orrore, non se ne parla neppure. Come se i cani assassini avessero dovuto consegnarsi spontaneamente e con ragionevolezza alla task force, d’ordine e controllo, che presidiava la casa canile e i suoi dintorni. Come se i cani della morte fossero dovuti piovere dal cielo come pioggia purificatrice di colpe, ansie e paure. Come se tutto quello che abbiamo fin qui narrato fosse stato un incubo e niente più.
Pochi mezzi e uomini a disposizione. Approccio investigativo approssimativo e scarso, metodologia di ricerca superficiale e inefficace: un vero e proprio disastro. Due giorni di caccia apparente circoscritti nell’ambito del fallimento totale. I cani che hanno ucciso Giuseppe Brafa sono ancora liberi. È l’unica cosa certa. La zona non viene evacuata, nè circoscritta e interdetta l’area di emergenza. La notte di Lunedì 16 Marzo avvolgerà nelle spire del suo buio più nero le speranze della cattura del branco. E tinto di lutto e di nero sarà il risveglio di tutto un popolo che gridava giustizia dopo l’assassinio del bambino: Martedì 17 Marzo, il branco fa a pezzi e riduce in fin di vita una povera turista tedesca sulla spiaggia di Sampieri. A pochi metri dalla Fornace Pisciotto, a pochi metri dal sentiero della morte. Il copione è sempre lo stesso. I cani avvistano la preda, la circondano, l’attaccano senza alcuna pietà. Carne e sangue. Loro, le bestie assassine del Pisciotto, cercano solo questo. Come se gli animali fossero abituati al sapore di carne umana. E qui voglio rispondere al secondo e irragionevole quesito, evidenziato in premessa. I cani hanno attaccato, azzannato e poi sbranato Giuseppe con “consapevolezza”, e così è stato per la povera Marya, come se già altre volte avessero abusato dell’uomo e della sua carne e soprattutto del suo sangue. La preda, l’Uomo, avrà evidentemente altri sapori e altri odori, rispetto “ai sapori e agli odori” simili, ma non uguali, della carne e del sangue di un vitello macellato che il Giglio, spesso, soleva offrire in pasto agli animali nella sua casa canile. E i Killer che hanno ucciso Giuseppe cacciavano l’Uomo, con piena coscienza ed esperienza di odori e sapori conosciuti: gli animali vivono d’abitudine, di gesti e movimenti ripetuti nel tempo, di odori conosciuti e famigliari.
Che ne sappiamo noi di sbarchi clandestini al buio e sugli scogli di Sampieri, di uomini feriti e stremati da un viaggio “impossibile”, di uomini invisibili a bordo di barche invisibili, di membra sbattute dal vento e dal mare, di corpi in fin di vita riversi sulle rocce e le sabbie del Pisciotto di cui nessuno ha mai chiesto conto e ragione, di cui nessuno ha mai saputo niente, di cui nessuno saprà mai niente, perché nessuno ha visto niente, perché niente e nessuno sono stati mai narrati. Tracce di uomini, di carne e di sangue cancellati dal mare, dal nulla e dal niente, o forse, da nessuno…
I cani Killer non temono l’uomo. Anzi, lo affrontano a viso aperto in un contesto assurdo di pari dignità, che ha dell’incredibile. I cani, dopo aver ucciso Giuseppe Brafa, non hanno avvertito minimamente la sensazione di essere braccati dall’uomo. Che pure dovevano temere. E nel contesto della pari dignità, assurda e incredibile, doveva essere gestita l’operazione di cattura del branco, come se a uccidere il bimbo fosse stato un uomo, un branco di uomini. Ovvero, usando la stessa meticolosa attenzione investigativa per risolvere un caso d’ordinaria e umana follia, di cui la cronaca nera di tutti i giorni è piena zeppa. Tutto ciò non è stato fatto. Il caso Giuseppe Brafa è stato trattato dagli inquirenti con “incomprensibile” leggerezza e chi ha governato, da Domenica 15 Marzo ad oggi, le operazioni di cattura dei cani assassini ha fallito.
Gli animali hanno agito in assoluta libertà, sempre e solo nello stesso luogo. Il palco degli orrori è circoscrivibile in un teatro di appena un chilometro quadro. I cani non si sono mai spostati da lì, perché lì era la loro casa. I cani hanno agito sempre e solo in quella zona. Lì era il loro territorio di caccia.
È incomprensibile e inaccettabile qualsivoglia motivazione addotta a scusante, incassato il secondo efferato attacco, da chi aveva l’obbligo di catturare il branco, e subito!, dopo la morte del piccolo Giuseppe.
Marya, la turista tedesca, quella mattina doveva essere bloccata dalle forze di Polizia, dalla task force in campo: sulla spiaggia di Sampieri, con i Killer ancora in libertà, non doveva starci nessuno. Il punto è questo. L’emergenza non era ancora rientrata, e come tale doveva essere ancora gestita. Le forze dell’ordine dovevano presidiare e interdire ogni accesso al comprensorio della morte, notte e giorno, senza tregua. Ma quella mattina Nessuno! ha fermato Marya. Così come nessuno ha pensato che l’arresto e l’allontanamento del Giglio dalla casa canile, avrebbe potuto ostacolare e rendere ancor più ardua l’operazione di cattura del branco assassino, qualora i cani fossero appartenuti veramente a Virgilio Giglio, il “custode giudiziario”, così come recita il mandato di cattura. Il “leader” di quel branco doveva stare lì, in quella casa canile, guardato a vista qualora fosse stato opportuno; il normale equilibrio dell’ambiente, del sistema casa-canile doveva rimanere immutato: gli animali vivono d’abitudine, di gesti e movimenti ripetuti nel tempo, di odori conosciuti e famigliari.
Nessuno ha valutato attentamente questa eventualità. Gli inquirenti e i militari hanno agito d’istinto in un contesto d’effimera opportunità: arrestiamo un uomo e mettiamo a tacere l’opinione pubblica! Bastava solo riflettere un pochino di più e la nostra Marya poteva salvarsi dall’aggressione. La gestione delle emergenze passa da una rete a maglie fitte intrecciata a senno e consapevolezza. L’imprudenza, l’irresponsabilità, l’inesperienza conduce tosto al fallimento, e niente più.
Pietà non significa pietismo o debolezza. Pietà non significa presentarsi imbelli all’appuntamento con le proprie colpe e le proprie responsabilità. L’umana pietà nei confronti di Giuseppe Brafa e di Marya significa, per chi ha avuto il comando e la gestione delle operazioni, accettare d’aver fallito, farsi da parte e occuparsi di cose meno serie. Pietà è prendere coscienza della realtà e giudicarla per quella che è stata: un bambino che non crescerà e una donna sfigurata nel volto, nel corpo e soprattutto nell’anima.
Socrathe e il Moderatore di Sciclinews
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È presuntuoso e a dir poco sconsigliabile riferire le proprie impressioni di viaggio dopo una breve visita ai giornali, ai blogs, agli aggregators -le nuove frontiere dell'informazione in territorio italiano, e oltre- navigabili on line. Ma i fermenti “culturali“ -che si possono cogliere dentro le care pezze di caciocavallo editoriale dop e stagionato, assieme alla libertà di regola, grammaticale e di stile, con la quale si esprimono i membri della “magnifica información”, i dotti della nuova lingua italiana - sono oramai così espliciti e spudorati da dar forse sapore a questa mia inevitabile, breve ed episodica, testimonianza di viaggio.
La prima impressione, quella che scrive con leggerezza e superficialità il registro delle sensazioni istantanee, è che dappertutto si respira aria di Rivoluzione! Il cambiamento trasuda dagli incipit esuberanti e dai titoli circensi, dà linfa alle didascalie delle foto in copertina, governa i pezzi nel divenire della cronaca. Tracce inconfutabili di una vera e propria sommossa culturale-editoriale.
La libertà di “parola” è pressoché totale. E la “parola” viene utilizzata da tutti i membri della “magnifica información” senza remore e soprattutto senza regole. Nessuna autocensura imposta, libertà di “scrittura”, piena e incontrastata. Articoli scomposti, periodi senza soluzione di continuità, punteggiatura ad ciuccium , apodosi e protasi, a corredo delle ”ipotesi”, utilizzate come armi di distruzione di massa, congiuntivo e futuro sciolti nel condizionale d’avanguardia, avverbi che gridano libertà e quieto vivere, pronomi in lista d’attesa per mutar di sesso a “Casablanca”, e così via.
Et cetera direbbe Aesophus..
Non è un caso territoriale e basta. La grammatica del mestiere e del corretto e limpido periodare è merce assai rara nel panorama “giornalistico” globale, modesto e moderno. A scrivere le pagine di questa triste Rivoluzione dell’Italiano scritto e mal parlato sono i professionisti della “parola”, gli aristocratici giornalisti, o chi si professa tale, che con i ciucci (o ciuchi) degli short messages condividono il sapere enciclopedico del T9. Il Paese dei grandi parolieri e degli illustri esternatori del passato è solo un lontano ricordo. La barcaccia degli scribacchini dei giornali del web e della nuova carta stampata naviga col suo carico di errori, di confusione, d’incertezza linguistica, lo Stige dell’ignoranza melmosa e paludosa.
Il rimprovero d’autorità per tenere a bada l’innocente asinitudine dei giovani italiani, che non sanno coniugare al passato il verbo “cuocere”, che non sanno far di conto e che non sanno manco leggere, marcia al ritmo dello sberleffo sulle prime pagine dei giornaletti di provincia e oltre stretto a suon di articoli periodati con disperazione e effervescenza, assieme a congiuntivi zigani - senza fissa e certa dimora - battuti a tempo di Folk, in rigoroso e impossibile stile web 2.0!
Non bisogna disperare, nonostante tutto. Bisogna aver fiducia nei lumi della ragione che alla lunga rischiarano e vincono il buio. Sotto il banco di una necessità scolastica, grammaticale e ortografica, di una Lingua dimenticata e in disuso da riconsegnare in tutta la sua bellezza e magnificenza e soprattutto con urgenza ai giovani, si cela il bisogno del “tutti a scuola e subito” per una classe di “scrittori” che non c’è, per una categoria di giornalisti degni del nome che portano.
La sollevazione culturale contro il governo delle giovani kappa, la Revolución aristocratica versus la giunta degli acronimi futuristici – nn, qnd, qll, x, xch, kmq, cmq - non può essere gridata alle Masse dalle incolte e grezze pagine di un giornale on line scritto in Html piuttosto che in italiano corretto. I giovani non hanno colpa: si confrontano con l’asinismo diffuso in edicola, e sul web.
Concludiamo. L’etimo spinge il significato di Rivoluzione sulle sponde del rinnovamento, del migliorarsi per migliorare, se stessi e gli altri. E così dev’essere guidato il cambiamento degli Scribi del nuovo millennio, con l’occhio che punta alla perfezione delle piramidi d’Egitto piuttosto che alle carovane dei somari del deserto linguistico. L’altra metà del vero risiede nella riconsegna delle chiavi della Nostra lingua alla Regola, abbattere le porte del somaresimo incalzante e fare entrare l’Italiano Sovrano, a tempo a modo e a luogo.
« Giove impose agli uomini due bisacce: mise quella dei vizi propri dietro la schiena, quella carica dei vizi altrui davanti al petto » - Fedro -
Socrathe
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