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Giovanni Venticinque è un brillante Sindaco di periferia laureato in “filologia del transito dei cavalli in centro storico”. Un giorno, Giovanni, rimane vittima di un'esplosione radioattiva aliena nella bella e discussa discarica di San Biagio che ha avuto in eredità dalla passata amministrazione, e che lo trasforma in un eroe dalla tuta rossa,
Super Johnny!!!
Peccato che Johnny perda subito il controllo del super potere e il libretto di istruzioni della tuta da super eroe, iniziando così un lungo periodo di “tormenti” (peni niviri) con il suo nuovo costume, tra super botte contro i muri, super cadute dai palazzi, gatti sull'albero non salvati, super auto da parcheggiare agli amici e .. quant'altro .
E ogni volta che Giovanni si arrabbia, vuoi per la cacca dei cavalli sulle basole di via Mormina, vuoi per i debiti di bilancio lasciati da Liddu Falla che pagava le "competenze professionali" esterne al Comune di Scicli con i debiti “interni” degli sciclitani, vuoi per l'incompetenza manifesta dei consiglieri comunali di maggioranza e opposizione in vacanza da una vita, il Sindaco subisce di nuovo la trasformazione, ridiventando il gigante rosso che dovrebbe portare pace e aggiustare tutto: Super Johnny!
Socrathe
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A Scicli, tra via Valdo e via Modigliani c’è una strada dedicata a Vittorini. Una via, una piccola via. A Cava D’aliga e in periferia: ma Vittorini non meriterebbe di piú? Scicli è indissolubilmente legata alla sua vita. Abbiamo accolto con molta gioia la dedica a Santo Vanasia del polivalente.
Perché non dedicare la nuova piazza (ancora senza nome) e il sottostante parcheggio a Elio Vittorini? Sarebbe una grande dimostrazione di riconoscenza verso un uomo, un grande letterato, che consideró la cittá, la nostra città, la sua patria di adozione. Molti centri dell'isola desidererebbero una fortuna simile. Modica é famosa per aver dato i natali a Quasimodo (che onestamente faceva di tutto per dimenticarsene).
Vittorini invece ci ha scelti, ci ha amati come concittadini senza chiedere nulla. L'ha scritto e sbandierato ai quattro venti. Noi che lo ricordiamo solo e sempre per la citazione di Scicli ne “le città del Mondo” sappiamo poco o nulla della sua vita e del suo impegno intellettuale per l'Italia della ricostruzione. É un vero scandalo. Se pensate che insieme a Pavese ha tradotto senza compenso ed introdotto quasi tutta la letteratura americana moderna in Italia quando farlo costava la galera! Vittorini merita molto di più che una semplice via di periferia. Dedichiamo la piazzetta, continuazione del Largo Gramsci, a Elio Vittorini.
Un Uomo Libero e Socrathe
Hemingway e Vittorini un racconto di Un Uomo Libero
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E quant’altro..
da Giovanni Venticinque all’Accademia della Crusca
L’uso di e quant’altro a chiusura di frase in luogo di e altro ancora, e così via, ecc. desta interesse e trova molti detrattori e qualche estimatore – in rete se ne può trovare addirittura un’apologia - già da qualche anno; da una ricerca condotta sugli archivi de “Il Corriere della Sera” e “Repubblica” la locuzione, seguita o meno da una proposizione, benché diffusa già dagli anni Ottanta (“Repubblica” attesta 17 casi nel 1984, passati a 25 l’anno seguente; l’archivio del “Corriere” è consultabile in rete a partire dal ’92), sembra avere una prima stagione d’oro negli anni Novanta, con un picco tra il ’97 e il ’98, seguito da un calo l’anno successivo: il “Corriere” passa da 71 casi nel ’96 a 119 nel ’97, per tornare sotto i cento nei due anni che seguono, mentre “Repubblica” passa da 130 casi del ’96 ai 153 dell’anno successivo, fino a raggiungere i 171 del ’98, calando poi nel ’99 a 140. Già da questi dati può notarsi l’atteggiamento diverso dei due grandi quotidiani italiani: è evidente che “Repubblica” è molto più recettivo rispetto al “Corriere”; lo scarto tra i due diventa molto più significativo se si confrontano le cifre relative all’anno 2007: il “Corriere” mostra 88 casi (paragonabili agli 84 del ’95), “Repubblica” ben 315 (inferiori comunque al secondo picco del 2005 con 407 casi). Anche l’atteggiamento degli autori di dizionari della lingua italiana nei confronti dell’uso di e quant’altro è variabile: il DISC lo registra dall’edizione del 2004 (non era presente in quella del 1997); il Devoto-Oli non accoglie la locuzione nemmeno nell’edizione 2008, mentre, al contrario, lo ZINGARELLI la registra sistematicamente fino dal 1994.
Dal punto di vista storico l’uso di e quant’altro in apertura di relativa, come arricchimento del semplice quanto che “in genere [è usato] con una sfumatura collettiva (= quello che, tutto quello che)”(SERIANNI VII 244 p. 274), quindi col valore di ‘e tutte le altre cose che’, sembra risalire al XIX secolo, visto che la consultazione del corpus della Biblioteca Italiana fornisce esempi da un trattato del 1812 -“Poiché il Conte si tacque, il nostro gran Poeta non ebbe poi gran torto, qualora si eccettui l'epiteto forte di soverchio, e quant'altro spiega il satirico suo solito stile, s'egli proruppe in quei notissimi versi”(Alessandro Da Morrona, Pisa illustrata nelle arti del disegno, Livorno, presso Giovanni Marenigh, 1812, parte I cap. IV § 2); “Per lavori di tal sorta io già ravvisai la più parte delle mezze figure di tondo rilievo [...], come ancora molte statuine sulle cime delle piramidi collocate, e quant'altro indicante un qualche respiro dell'arte a questa prima epoca appella” (Ibid., parte II cap. X § 1) – e dal carteggio epistolare di Giacomo Leopardi (a cura di Lucio Felici, Roma, Lexis Progetti Editoriali, 1998) in una lettera di Pietro Brighenti datata Bologna 10 Aprile 1822 – “Io gli dissi le nuove che avevo di voi, e quant'altro bramavate che sapesse del vostro carteggio, tante volte divorato dagli uffizi postali” – e in una di Luca Mazzanti (Recanati 20 Maggio 1826) – “Mio pregiatissimo Amico. [...] Mi rimetta i Suoi Dialoghi, e quant'altro l'aurea Sua penna darà alla stampa”.
Riguardo all’uso ellittico attuale, Ornella Castellani Pollidori ne La lingua di plastica. Vezzi e malvezzi dell’italiano contemporaneo, in cui tratta appunto queste forme “che a un dato momento si presentano alla ribalta della lingua con un marchio di novità” coniando per esse il termine plastismi, scriveva già nel 1995: “Da qualche tempo il linguaggio giornalistico s’è invaghito del pesante burocratismo e quant’altro, abituale a capuffici e notai, e tende a usarlo al posto di ecc. («eccetera»), o di e altro ancora / e altre cose del genere (o addirittura, in un registro più colloquiale, al posto di e compagnia bella)” (pp. 229-230) e citava la documentazione di articoli da “Repubblica”, “Venerdì di Repubblica” e “La Voce” datati dal 1991 al ’94.
Che l’ambito in cui si è passati da pronome che introduce una frase relativa a una locuzione avverbiale con valore di ‘e così via, eccetera’, sia, come indica la Castellani Pollidori, quello della burocrazia, è testimoniato dalle moltissime occorrenze della sequenza [e quant’altro + participio passato] a seguito di un elenco, in modulari per bandi di concorso, regolamenti di pubbliche amministrazioni, statuti costitutivi di associazioni e verbali di assemblee, rintracciabili in Internet. Fra i casi possibili di cui si riportano qui solo alcuni esempi – “... in materia fitosanitaria e quant'altro attribuito da normative nazionali” (normativa della regione Emilia Romagna LR 19.01.1998) , “attrezzature e/o quant’altro impiegato per l’attività di recupero” (normativa emanata dalla Provincia de L’Aquila), "sarà comunque tenuto a pagare tutte le quote, i contributi, e quant'altro deliberato fino a quel momento” (Statuti Lions Club Genova San Lorenzo) – appare di gran lunga più frequente la sequenza e quant’altro ritenuto: “i tempi e le modalità dei controlli e quant'altro ritenuto utile”(LR 19.01.1998 dell’Emilia Romagna), “mezzi, documenti, videoriproduzioni o quant'altro ritenuto fonte di prova” (normativa per la polizia locale de L’Aquila), “particolari costruttivi e/o quant’altro ritenuto opportuno ed utile per un’esatta ...” (normativa provinciale de L’Aquila), “distinto in sottofascicoli riportanti le variazioni di carriera e quant’altro ritenuto necessario.” (istruzioni per la presentazione dei progetti di ricerca fornite dall’Università di Padova). Probabilmente è proprio dalla formula conclusiva e/o quant’altro ritenuto utile/necessario che, attraverso la perdita dell’elemento verbale – “... Deliberare su quant’altro necessario per la soddisfazione dei fini e degli scopi dell’Associazione” (verbale di assemblea del Lions Club Genova San Lorenzo) – si è giunti all’attuale e quant’altro in posizione finale.
Quello che infastidisce in quest’uso, come già rilevava Luca Serianni sulle pagine del periodico «La Crusca per voi» (n° 32, aprile 2006) in una trattazione a proposito di a livello di, è la sensazione che qualcosa sia rimasto sospeso, inespresso; ma con il consolidamento nell’uso che sembra ormai aver raggiunto un livello apprezzabile, si finirà per non avvertire più alcun disagio. Resta comunque senza dubbio da evitare l’impiego “a tappeto” della locuzione, limitandone l’uso a un registro colloquiale; ed anche a questo livello è più opportuno in alcuni casi usufruire delle alternative presenti in lingua; dal momento che quanto resta un pronome vitale nell’uso con valore ‘(tutto) ciò che’ sarà meglio evitare la locuzione in contesti come quelli che seguono, tratti dall’archivio di “Repubblica”: a conclusione di un elenco di aggettivi (“[ha] scatenato nei partiti presenti e futuri una vera e propria caccia a rappresentanti [...] per questa o quella lista elettorale, partitica e quant' altro”: Donne e politica. In Via Dogana la pensano così 22.09.2007), di un elenco di apposizioni (“lo stupefacente pittore e scultore e quant' altro”: La Spoon River nel cuore di Firenze 25.06.2006), di un elenco di enti visti come soggetti attivi (“comunità montane, Comuni, associazioni di categoria e quant' altro si consorziassero..”: Foggia, l' aeroporto e la lezione di Comiso, 21 giugno 2007), ma soprattutto a seguito di un elenco di persone (“Subito [...] infermieri, psicologi, assistenti sociali e quant' altro”: Roma Cronaca 14.11.2006), specie se indicate con il nome proprio (“Che Unipol avesse avvertito prima e dopo e durante Fassino e D' Alema o quant' altro è pure giusto”: Ricucci: io e quel patto bipartisan sulle banche, 16.06.2007). In ogni caso occorre rifuggire l’abuso, l’uso non critico, l’accettazione incondizionata e totalizzante dal momento che, come avverte Ornella Pollidori Castellani (p. 18) “Tutti i plastismi hanno poi una caratteristica preoccupante: quella di far terra bruciata intorno a sé. Nel senso che, a furia di usare sempre le stesse formule preconfezionate, si disimpara a cercare di volta in volta la soluzione lessicale più adeguata a rendere una particolare accezione o sfumatura: in pratica, si disimpara la lingua, e si lascia che questa, sfruttata così poco e male, appaia impoverita e desolatamente gregaria“.
Matilde Paoli
Accademica della Crusca
Per approfondimenti:
· Biblioteca Italiana, Università degli Studi di Roma "La Sapienza"
· O.Castellani Pollidori, La lingua di plastica. Vezzi e malvezzi dell’italiano contemporaneo, Napoli, Morano Editore 1995
· G. Devoto e G. C. Oli, Vocabolario della lingua italiana, Firenze, Le Monnier 2008
· DISC F. Sabatini – V. Coletti, Dizionario italiano Sabatini-Coletti, Firenze, Giunti (edd. 1997 ... 2008)
· L. Serianni, Grammatica italiana, Torino, UTET 1988
· N. Zingarelli, Vocabolario della lingua Italiana, Bologna, Zanichelli (edd. 1994 ... 2004)
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Lui, segretario del Partito Democratico a Scicli. Lei, Venerina Padua, il Sindaco, anzi la sindaca. Una storia iniziata tardi e finita subito. La cronaca di un addio cantata a due voci.
Fonte::(www.youtube.com/venerinapaduasindaco)
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Venticinque si presenta all’elettorato sciclitano forte di sette liste a sostegno della sua candidatura. L’immagine è quella di coesione, di compattezza, unione solida e robusta che lascia ben sperare il centro destra. I risultati hanno dato ragione alla coalizione: maggioranza schiacciante in consiglio e Sindaco al primo turno: uniti si vince. Ma l’unità conta poco per la vittoria finale se a correre sono dei ronzini. E il centro destra detta il trotto con i migliori cavalli della scuderia di famiglia: Verdirame, Pacetto, Rivillito, Carbone, i purosangue, e i giovani destrieri al galoppo, Bramanti, Lopes, Iurato, solo per citarne alcuni. Veri e propri catalizzatori di preferenze. Il merito del 60% ottenuto dalla coalizione va sopra di tutto a loro come a tutti gli altri candidati delle liste a sostegno di “Venticinque Sindaco” che non hanno deluso le aspettative di partenza. Una campagna elettorale ben organizzata, in mezzo alla gente e per la gente. Il messaggio è stato chiaro da subito, ed è passato per le rete a maglie strette dell’elettorato: cambiamento. E così è stato. Una lotta voto per voto, famiglia per famiglia, elettore per elettore, candidato per candidato, che ha confermato l’UDC primo partito di città. Influenza determinante dall’onorevole figura di Orazio Ragusa? Pochissima. A premiare il partito dallo scudo crociato è stato l’impegno di tutta una squadra e il senso di appartenenza ad una parte della politica e ad un valore in cui tanti si sono riconosciuti. Ma la festa è oramai finita. Al lavoro dunque. Primo banco di prova e di tenuta di questa solida coalizione d’apparenza, il completamento della giunta e l’elezione del Presidente del Consiglio. La miscela arrivista dell’alleanza di centro e di destra è pronta all’esplosione. Il composto organico di “gestione” della città è prossimo alla deflagrazione di sostanza. La miccia? La fame di visibilità dei partiti nel nuovo governo Venticinque. Ne vedremo delle belle.
La dottoressa Padua è espressione diretta del Partito Democratico. Già vincente alle primarie per la costituzione del partito, già trionfante alle primarie del PD per le amministrative di Giugno. È donna di partito, vincente. Sì, ma in casa sua! La proposta del PD con Venera Padua sindaco passa il valico del civico 13 di via Gesu e lì s’arresta. Il partito, ad onor di default, incassa 1448 voti. Come prima esperienza di confronto con l’universo elettorale non c’è male. Un fallimento bello e buono e con fraudolenza nei confronti degli alleati e dei loro elettori, e vi spiego il perché. Il PD porta tre consiglieri a Palazzo di Città. L’elettorato premia il giovane e promettente Aquilino, figlio d’arte e portatore sano di vero rinnovamento politico-culturale all’interno del loft di via Gesu e consegna alla memoria il partito dei comunisti di Scicli, cancellati dalla scena politica locale già prima della competizione del 15 e 16 Giugno con uno studio sui numeri d’Hondt fatto a tavolino.
Troppe inesperienze in campo per il partito di Bertinotti & co. Molta ideologia, poca scaltrezza. In politica contano i numeri e il Pd i suoi conti li ha fatti davvero bene. La spartizione dei seggi è figlia del metodo virtuoso e matematico del professore d’Hondt non applicato al totale delle preferenze in gioco, come vorrebbe la purezza di riferimento, ma -per volontà del legislatore- alle coalizioni, e all’interno di esse premiare la lista che prende più voti. Come mai il dott. Caruso lascia i compagni di sinistra arcobaleno per correre da indipendente nel partito di Veltroni? Per vanità? No! per acuto opportunismo! I numeri parlavano chiaro e soprattutto il dottore Caruso non è un fesso. Ecco svelato l’arcano cambio di maglia in corsa e in zona cesarini, pochi giorni prima della presentazione delle liste. I comunisti per Scicli gabbati da un calcolo matematico preventivo e semplice. Gli elettori hanno fatto il resto. Quattrocento preferenze sono proprio poche per un partito che da dieci anni governa la città. Quattrocento preferenze e basta. Gli ottanta voti del giovane Campailla appartengono ad altra storia che nulla a che vedere con l’ideologia e la Falce e il Martello. Una storia fatta d’impegno costante e di toni moderati dietro le quinte di uno spettacolo impopolare messo in scena dal suo stesso partito e dai suoi bravi dirigenti. La gente ha premiato chi è stato in campo a sudare consensi ed ha punito i grassi colonnelli. Bravo Campailla!. Questo dovrebbe far riflettere l’ex classe dirigente del partito dei comunisti di Scicli, ex perché è un partito oramai fine a se stesso, ex perché di comunisti in giro, per strada e per il mondo non se ne incontrano più, ex di Parlamento ex di amministrazione e di consiglio comunale. Le porte del PD sono aperte. Il segretario Cottone sarà lieto di accogliere tutti. Una dichiarazione post-voto alle stampe, ma proprio post-post e di appena cinque paragrafi per giustificare il tonfo del suo partito e del candidato a sindaco Padua è bastata a salvare faccia e poltrona. E chi lo smuove! Per il partito dei Socialisti, la solita passerella elettorale del caro Dottore Carbone. Nulla di più.
Enzo Giannone, il professore, riformista civico e di confine; poteva essere una proposta vincente ed intelligente per tutta l’area di centro sinistra. Così non è stato. La sua nave è stata costretta alla deriva, qualcuno ha tagliato gli ormeggi e nel mare della sopraffazione hanno avuto la meglio le onde di violenta prepotenza, sul Capitano e la sua nave. Città Aperta, lista di frontiera è degnamente rappresentata in consiglio comunale. Onore al capitano e alla sua gente.
Anche questa vittoria, in area centro sinistra era già nell’aria. L’isolamento crescente del PD e di tutta la sinistra sciclitana, il restringersi della base operativa ed elettorale, ha premiato il dottore Susino. Il processo di sfaldamento dei consensi degli elettori base di centro sinistra ha avuto origine con il divieto di candidatura alle provinciali del 2007 per poi continuare con la nascita del partito di Veltroni a Scicli e la formazione della nuova classe dirigente. Il risultato: una vera e propria confisca di voti verso Franco e una perdita di fiducia nei confronti della dirigenza del PD, partito d’area e di riferimento del Dott. Susino. Ma questo nessuno l’ha capito. O meglio, i dirigenti del partito hanno fatto finta di nulla. Meglio andare incontro ad una sonora sconfitta che ammettere i propri errori. E così è stato. La coalizione del dottore Susino supera quella del PD con “Venera Padua sindaco” e si piazza seconda nelle preferenze degli sciclitani.
Il primo si è suicidato politicamente, con le sue stesse mani, volendo correre ad ogni costo e da solo alla carica di Sindaco. 1.500 voti di preferenza. Un buon risultato nonostante la vigilia di un voto che ha visto tutta la classe dirigente del Movimento di Lombardo abbandonare Pierre al suo destino. Galizia & Co. cacciati dal Presidente della Regione solo perché contrari ad una candidatura calata dall’alto e perdente, non è stato uno spettacolo moralmente bello e da vedere. E gli sciclitani hanno premiato la coerenza dei fuoriusciti che volevano Venticinque Sindaco e non Aquilino. Non a caso gli ex Mpa sono stati tra i più votati tra i partiti del centro destra. permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (popup) :::: commenti :::: categoria : politica, sindaco, udc , 25 , venticinque, pc , scicli, pd , amministrative 2008, pdl , sciclinews, socrathe, orazio ragusa, franco susino, bernadetta alfieri, enzo giannone, aquilino, teo gentile, giorgio vindigni, comunisti per scicli
16 giugno 2008, Nino Minardo sbarca con i suoi uomini a Scicli. È un massacro politico sotto il micidiale fuoco amico del PdL. La famiglia degli Uccieri della Catena ha il suo uomo migliore in campo, Turiddu, paracadutato oltre le linee nemiche. Arriva l’ordine dal comando supremo: “che sia ritrovato e rimandato a casa”. L'incarico è affidato ai soldati semplici Migliorìn e Rielah, che con diciassette uomini e un interprete (per tradurre Migliorìn), partono alla sua ricerca. La missione è possibile: Turiddu sarà spedito a casa!permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (popup) :::: commenti :::: categoria : drago, sindaco, discarica, scicli, amministrative 2008, bellicapelli, sciclinews, sindaco di scicli, discarica benpensanti, discarica dei benpensanti, leontini, sindaco scicli, scicli è sole è cieli è mare, idea di centro, salvate il soldato turiddu, mandrakata, silvio galizia
Regia: Peppe Savà
Voce: Riccardo Maria Tarci
Testo: Socrathe
E' bella,
di una grazia che non ti aspetti,
ritratti di pietra scolpiti nel tempo,
immutabile bellezza
di Madre premurosa e sorridente,
ha bisogno d'amore.
È vergine e guerriera,
storia di fede antica e verità;
generosa e accogliente,
ha voglia di crescere ancora.
E' umile e contadina,
conosce il sacrificio di chi ha sudato la propria terra
unico affanno di una semplice vita,
meritato guadagno di semplice gente.
Maestosa e barocca,
nascosta e preziosa,
Scicli è sole, è cieli, è mare.

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