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martedì, 29 settembre 2009
Wordle: Amicizia

L’amicizia spinge il treno degli affetti più cari, instancabilmente, su e giù, per i binari irrisolti della nostra vita. L’amicizia è il movimento della vita. L’amicizia è il tempo e il luogo dell’uomo e della vita. E non esiste tempo per l’uomo, e non esiste moto e non esiste luogo per la vita, senza amicizia. L'amicizia è la nostra circostanza, di uomini, di questa vita.

 

Socrathe

martedì, 08 settembre 2009

Carissimi, la questione “password” per il racconto caldo di fine estate ha intasato per alcuni giorni la mail del Moderatore. Poi, d’un tratto, il pezzo viene ri-editato, spunta l’obolo e cala il silenzio. Ma avete mai chiesto alla vostra ragione qual è -e voglio vedere chi mi contesta l’apostrofo!- il reale stato dell’economia di ScicliNews? Sì, avete letto bene, il quotidiano on line che tutti i giorni leggiucchiate, il nostro caro ScicliNews, proprio quello. Avete mai interrogato l’oracolo del vostro giudizio per sapere come fa il Capocirco di ScicliNews a mandare in scena ogni giorno, nani, elefanti, cantarani e ballerine? senza chiedere niente ad alcuno? Forse non sono stato chiaro, la metafora del circo v’avrà deviato l’intendimento. Riformulo la domanda in modo chiaro e diretto: come fa a campare ScicliNews? Fine delle domande. Per adesso.

 

Non siamo prossimi al salto nel rosso profondo, ma poco ci manca al default. Le occorrenze di spesa, per mantenere in vita questo po’ po’ di giornale, si stanno moltiplicando, giorno dopo giorno, notizia dopo notizia. E i lettori si fanno ogni giorno sempre più numerosi ed esigenti. E così le spese, correnti e di previsione.

 

È così miei cari, e a dirla tutta, lo sforzo economico di quel privato cittadino che ha fondato questo giornaletto di periferia -il nostro detestato e amato Moderatore, quello che ogni giorno ci delizia con focacce di cronaca e pizze politico-culturali; storie di Sofronia direbbe un mio amico- è giunto alla fine.

 

Mi chiedo, ancora, e vi chiedo:

 - è possibile che a mandare avanti la baracca sia soltanto il Moderatore di ScicliNews?

 

L'audience di fine agosto, secondo Google Analytics

 

 - è possibile che 4.000 e più persone al giorno leggano di Scicli, Modica, Provincia, e d'altrove (ci siamo internetionalizzati pure noi) nella maniera più illuminante e critica possibile - qui su ScicliNews il fiume sempre in piena dei comunicati stampa è digato all'origine, per ottima scelta editoriale, direi! - e soprattutto in modo chiaro e libero da pubblicità invasiva (le poche che insistono in home page, le pubblicità, per il prezzo irrisorio richiesto dal Moderatore in fase contrattuale [una stretta di mano e un sorriso tra i contraenti], non basterebbero a pagare la spesa nemmeno per 3 editoriali a firma modesta, figuriamoci il resto, ringrazio allo stesso tempo gli sponsor che fino adesso ci hanno dato una mano) dando voce a tutti, ma proprio a tutti, nell’ottica di un pluralismo fortemente democratico e di un giornalismo partecipato e vero, senza condizioni e condizionamenti e senza chiedersi mai: ma come fa a mantenere un “sito” del genere e da solo Peppe Savà?

 

 - è mai possibile che dobbiamo lottare giornalmente, perdonatemi il plurale, da soli e all’ombra delle frecce auree del nemico, e qui perdonatemi il singolare, come i "treciento” spartani di Leonida alle Termopili, nella difesa del passo di stampa e della libertà editoriale!, contro l’esercito plutocratico dell’informazione territoriale? E oltre.. ?

 

E mi fermo qui.

Sic stantibus rebus, e facciamo contenti pure gli avvocati che transitano dalle nostre parti, mentre per tutti gli altri me compreso va bene un semplice “così”,  ScicliNews è destinato a chiudere, diciamolo in modo chiaro e senza girare attorno alla realtà effettuale della cosa, e sul server di Ablaweb, che ancora ci ospita perchè paghiamo la retta e pure la provvigione al Web Master, verrà posta una stele:

 

o navigatore, annuncia a tutti che qui morimmo,

obbedienti al comando della Libertà.

 

Per questo e anche per altro ho chiesto al Moderatore di pensare seriamente alla vendita del giornale, a malincuore, credetemi, ma non voglio vedere morire ScicliNews di stenti e d’affanni. Meglio affidare lo spazio informativo acquistato in rete ad altri. Magari più ricchi e forse anche più belli. E uscire di scena, con dignità e con un bel groppo in gola, stile fine di un grande amore e niente più.

 

Oppure? Sponsorizziamo ScicliNews, finanziamolo, sovvenzioniamolo. Come? Abbiamo chiesto 3 Euro, una tantum, per leggere un racconto ardito corredato da audaci foto “bagnate” (ne approfitto per ringraziare qui la nostra “modella”). Dovevamo pur iniziare, No? Forse sarà sbagliato anche il metodo di pagamento. Non mi piace manco il termine, pagamento, ma di questo si tratta. Moltissimi lettori non sanno nemmeno cosa sia il Pay-Pal. O hanno poca fiducia nel movimento elettronico del denaro. Cerchiamo di trovare una strada percorribile da tutti, magari degli sms, magari dell’altro, dateci un consiglio.

 

Sosteniamo ScicliNews, insieme, tutti.

 

Grazie, di cuore

 

Socrathe

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permalink ::::: Grazie per i vostri commenti (popup) :::: commenti :::: categoria : sciclinews, socrathe, peppe savà, sciclinews in vendita, sciclinews chiude

giovedì, 13 agosto 2009

Un’antica sofisticheria siciliana non pone limiti alla capacità di trazione di un pelo pubico femminile: “tira più di un carro di buoi”. L’avete sentita e ripetuta mille volte no? È un adagio che conosciamo benissimo. Ebbene, il paralogismo è stato finalmente smascherato.

«Un gruppo di studenti e studentesse della Facoltà d’ingegneria di Padova coordinati dal Prof. Giovanni Perini ha preso seriamente a cuore il problema decidendo di porre questo benedetto limite o quanto meno stabilire un punto fermo. Usando una macchina per il calcolo della resistenza alla trazione per il collaudo di cime per la nautica, studenti e professore hanno misurato il peso che può essere trascinato da un pelo pubico di donna. Il risultato massimo ottenuto è stato di 13,8 kg»

Che delusione!

E il carro coi buoi dei nostri sogni? E l’imaginifica trazione del capello pubico pe’ tutte le salite del mondo? E il paesaggio trico-bucolico di quel carro, di quei buoi e di quel famoso pelo a mo’ di capestro d’oro.. e le metafore, e il simbolismo e il saggismo dei nostri vecchi.. che fine faranno?

Considerato anche il fatto che la materia prima è ormai merce rara - chè la tendenza della moda punta dritta al Brasile, con l’epil-depilazione totale, alla brasiliana appunto! - e che le donatrici dovevano essere tutte in crescita, anzi in ricrescita! ancorché giovani e di primo pelo, considerato tutto, a noi, maschietti tradizionalisti, nostalgici dell’antico pelo, chi ci ripaga del mito caduto? Passeremo il resto dei nostri giorni a pianger sul ventre di Giulia, una coppa d'avorio, uno scudo raggiante.*

 

 

* D’annunzio, il Piacere.

  

Foto di copertina: le partecipanti al concorso "maglietta Sciclinews" Nelle foto in basso, Angelica, 23 anni, di Pozzallo. Studentessa di lettere e filosofia.

sabato, 06 giugno 2009

A banalità mi batte solo Repubblica, il quotidiano.

in 30 giorni ha sfornato 176 articoli sul caso Noemi Letizia e la tag "Noemi" compare in almeno 576 news, dal 28 aprile in poi. Questi son quelli che devono fare informazione, quella con la I maiuscola. Altro che banalità Socrathiana. Comunque, per soddisfare la vostra smània di click controllate pure qui o puntate il mouse sulla foto alla vostra sinistra. È il risultato della query “noemi” sul data base di Repubblica.it. Però una spiegazione ve la devo. Come mai Sciclinews presta il fianco al pink-tank–thank di villa La Certosa e del Papi in calore?

Abbiamo voluto combattere questa guerra impari contro “il colosso dell'editoria che conta in Italia” con le poche armi a nostra disposizione, la banalità sciclitana e il vostro vezzo di voler guardare a tutti i costi dal buco della serratura. O meglio, non abbiamo voluto lasciare da solo Ezio Mauro con i suoi maritozzi rosa engagè. O engagees. O engagès. Ma come scrivono ‘sti francesi! Manco so cosa vuol dire, mi piaceva il suono di quell'aggettivo che da qualche parte avrò pure letto e l'ho fatto mio. Perchè “Engagé” un aggettivo dev'essere. Almeno credo. Ed è un aggettivo che fa la sua bella figura, bisogna ammetterlo! O meglio ancora, volevamo che Scicli fosse ricordata non solo per i cani di Sampieri ma anche per la foto di Marco Travaglio in versione Trans. Un delirio!!  Se poi dal proxy di Repubblica e de ilriformista e de Il giornale e dalla Presidenza del consiglio dei ministri i colleghi del nostro Moderatore, i panificatori di maritozzi rosa a mo' di comunicato stampa, leggono anche le minchiate di Socrathe, non possiamo farci nulla. Se poi stralci dell'articolo su Franceschini, la fine del Pd- da belzebù al signore delle mosche, sono stati stracopiati, stampati e utilizzati anche da firme autorevolissime del giornalismo italiano, poco interessa. Ci leggono? E questo a noi piace. Assai! Ci apprezzano? Ingrassano a dismisura la nostra vanità. Le  banalità di periferia hanno fatto sorridere e incuriosire il centro e anche il Nord, purtroppo. E sì, purtroppo! La potenza delle parole, con un avverbio valutativo abbiamo chiuso un periodo, quello che avete appena letto, e allo stesso tempo abbiamo dato da bere al vostro pessimismo cosmico, in odor di tisi dopo questa lettura. Questa è internet. Banalità. E sono d'accordissimo con voi quando dite che tutto questo è banale e scontato. Abbiamo pubblicato delle banalità. E chi lo può contestare?

Volete dei numeri? Non potete giocarveli al lotto, purtroppo (so come toccare le corde del vostro catastrofico malessere eh!!) : il blog di Socrathe dal 5 Maggio al 6 Giugno ha avuto più visitatori di ScicliNews. Non lo dite al moderatore altrimenti si prende una collera che non vi dico, ché quello è un intellettuale serio che ascolta De Andrè e conosce a memoria tutti gli aforismi di Pier Paolo Pasolini, e se gli chiedete quante volte compare il lemma "berbero" nella fisiognomica dei testi di Battiato lui vi schiaffa la risposta matematica in faccia senza nemmeno consultare Google e il suo algoritmo di ricerca. Appunto, lui è un intellettuale. Mica è banale e scontato e petulante come Socrathe. E i 176 articoli di Repubblica pubblicati da Ezio Mauro? Non era un intellettuale pure lui? Il direttore di Repubblica s'è venduto l'anima, l'onore l'aveva perduto già ai tempi dello YesWeCan di Walter, pur di avere un posto in prima fila per palpare le cosce di Noemi e le tette di Veronica .  E Lui, il nostro Moderatore,  che si è dato alla castità mediatica e anche fisica, non voleva credere all'effetto bomba del caso Papi! È una banalità! Così diceva. La mia risposta è stata questa : la canzone di Vasco Rossi rivista e corretta in 3 minuti primi di orologio, quello con le lancette, odio il calcolo del tempo in digitale, ha fatto  circa 70.000 hits, su ScicliNews e sul blog di Socrathe. Non ci credete? Chiedete pure al  direttore di ScicliNews che il 5 maggio, giorno in cui abbiamo pubblicato  Veronica e tu mi parli di una vita insieme,  m'ha chiamato per dirmi:

" ho più di 200 persone on line in questo momento, secondo te è l'articolo sul Pepino virus che fa strage di pomodori a portare tutto 'sto po po' di traffico?"

Vi rendete conto? La banalità fa audience! E Pasolini? E le campane tibetane di Battiato? E il pianto berbero degli amici del Pd che non sanno dove sbattere la testa per le stronzate del proprio segretario che ha ammazzato un partito? E la filosofia del pernacchio? E l'intellettualismo impegnato del Pepino Virus?

L'italia di oggi è questa amici miei. È l'Italia dei Topolonek e delle gambe delle veline, è l'Italia dei Marco Travaglio in versione Trans, dei Silvio Berlusconi in corsivo ma anche in stampatello e dei poveri Franceschini in reggicalze e guepiere. È anche l'Italia dei pepino virus di quel magnifico intellettuale del nostro moderatore, che pure mi sopporta.

E noi questa Italia dobbiamo raccontare, per non dimenticare, per far felici tutti, intellettuali (a ridaje!) e guardoni, gran popolo di maccheroni. Alla siciliana. Passatemi la rima..

Un caro saluto, Socrathe

 



avete scordato qualcosa riguardo alle banalità del pink-thank pubblicate in questi giorni; aggiornate la lista.

5 giugno  - Socrathe.-Colpo-di-Stato

4 giugno  - Socrathe.-Le-due-veline-che-non-gliela danno

3 giugno  -Socrathe.-Noemi,-Veronica-Meglio-Gaetana-che-non-mi-da pensieri

2 giugno -Socrathe.-La-doppia-vita-di-Marco-Travaglio-a-Villa-la-Certosa

31 maggio              -Socrathe.-il compagno di veronica

30 maggio              - Socrathe.-Noemi,-Veronica:-La-lettera-d'addio

29 maggio              - Socrathe.-Lodo-Noemi

22 maggio              La velina di Ferrara l'ultima tentazione di Silvio

20 maggio,             Franceschini facci sognare

e qui ci son 10 giorni senza pubblicazioni! occorre indagare..

11 maggio :            compleanno Noemi la foto dello scandalo

10 maggio :            anno zero bordello di stato

5 maggio :              Veronica: e tu mi parli di una vita insieme

5 maggio-               la fine del Pd, da Belzebù al Signore delle mosche

5 maggio-               Berlusconi, con una mano en la cintura

 

domenica, 24 maggio 2009

 

LA TARANTOLA

 

Guardavo dal Pata-Pata la spiaggia gremita di ragazzi. Tanti dialetti, tante facce non proprio isolane. Il mio bicchiere gelato di birra lasciava scorrere perle di sudore sul tavolo di legno. Il golfo di Sampieri, di un azzurro sfumato, pastello, riempiva il mio orizzonte. La vecchia fornace lontana chiudeva idealmente una baia che non sembrava lasciarsi intaccare dal tempo ma viveva di un'eternità convenzionale, scontata. Tamburellavo nervosamente con le nocche delle dita sulla superficie del tavolino per accompagnare una musica fatta essenzialmente di rumori, di parole gridate, di un inglese made in Italy necessariamente maccheronico e storpiato.

Quanto tempo era passato dalle mie ultime estati giovanili! Ricordo che non c'era nulla di tutto quello. Un vecchio chalet rimontato sempre alla stessa maniera, un jukebox che dispensava le trasgressive canzoni di Mina, le storie raccontate da un Celentano sempre più elettrico ed eccentrico. Gli ultimi urli di Sanremo coperti e offuscati dall'insuperabile melodia dei Beatles e poi dalle canzoni degli altri complessi e complessini che fecero della mia epoca una nuova stagione della musica. Su tutte primeggiavano, attraversate da un'inquietante vena di malinconia, le tormentate canzoni di Battisti. E soprattutto non c'era più lei. Il volto dell'amore eterno e disperato che aveva sconvolto la mia vita serena e tranquilla di ragazzo tutto casa e chiesa come un tornado, come un vento d'uragano. Veniva per l'estate da Catania, dove il papà lavorava come direttore presso un importante istituto di credito. Sofisticata, bella, il corpo perfetto inutilmente coperto da un bikini mozzafiato. Un autentico azzardo per quei tempi. Attorniata sempre da ragazzi e ragazzi che le facevano il filo. Perché mi scelse? Ero impacciato, timido, non bello.

..tu non sai cosa ho fatto quel giorno quando io la incontrai, in spiaggia ho fatto il pagliaccio per mettermi in mostra agli occhi di lei, che scherzava con tutti i ragazzi all'infuori di me, perche', perche', perche', perche' io le piacevo..

Prima di allora non avevo avuto con le donne nessuna esperienza da raccontare come invece gli altri miei coetanei. Stavo sotto un ombrellone giornate intere a leggere romanzi e, chiacchierando, sicuramente dovevo essere noioso. La vidi una mattina piantare il suo ombrellone vicinissimo al mio. Il suo sguardo insistente mi copriva di vergogna e d'impaccio. Ruppe il silenzio senza che lo sperassi.

-Sei di Modica?- Chiese.

-Perché dovrei essere di Modica?- Risposi risentito, quasi irritato.

-Sampieri è una spiaggia frequentata più da modicani che da gente di Scicli. Gli sciclitani si possono contare sulle punte delle dita. Sei di Scicli, allora?-

-Si. -Confermai seccamente.

-Maria Adele, mi chiamo Maria Adele e tu?-

Esitai guardandola a lungo negli occhi splendidi.

-Giuseppe.-

-Che cosa leggi?- Ritornò alla carica con più sicurezza nella voce.

-Oh, nulla! -Minimizzai io. - Un romanzetto. L'ultimo di Lalla Romano.

-Non la conosco. Non conosco quella scrittrice.- Aggiunse.

Le mostrai la copertina.

-La penombra che abbiamo attraversato? Che titolo originale e romantico! -Esclamò dopo aver letto il titolo ad alta voce.

Maria Adele diventò un'ospite fissa del mio ombrellone. I giovani leoni ruggenti, infaticabili giocatori di tamburelli, spiavano le nostre mosse e sospiravano con più di un pizzico d'invidia. Sentivo soprattutto i loro occhi puntati su di me quando io e lei, insieme, andavamo allo chalet per bere un'aranciata o solo per ascoltare una delle sue canzoni preferite. A casa le battute non mancavano. A pranzo, durante le visite degli amici dei miei, tutti volevano benedire un amore che non presentava nessun ostacolo, che navigava sicuro verso mete felici. Mi restavano solo pochissimi esami per laurearmi in matematica all'università di Catania. Lei faceva Economia e Commercio sempre a Catania. Stesso Palazzo delle Scienze anche se le facoltà erano ospitate in piani differenti. Passò l'estate e continuammo a vederci a Catania. Le famiglie erano entusiaste del nostro rapporto. Noi, innamoratissimi come nessuno. Preparai la tesi in un fiat. Il professore, mio relatore, si meravigliò non poco della rapidità con cui la scrissi ed anche della profondità del contenuto. Le comunicai con infinita gioia il giorno della laurea.

-Ci sarò. - Mi assicurò baciandomi castamente sulla fronte.

Volevo invitare anche i suoi ma lei me lo sconsigliò. Scegliemmo insieme un ristorantino ad Acitrezza per festeggiare l'evento insieme a tutti gli amici e ai miei genitori. Il giorno fatidico ero nervosissimo. Lei, seduta in uno dei posti più alti dell'aula, mi rassicurava a piccoli gesti. Discussi la tesi in una maniera veramente brillante. Caddi nelle sue braccia per un abbassamento repentino di adrenalina. Lei mi consolava come avrebbe fatto una madre con il suo bambino. Rientrò la commissione per annunciare il voto. Io mi presentai. Centodieci e la lode, con pubblicazione. Esplosi di gioia, sommerso dagli abbracci e dagli applausi di tutti gli amici e della famiglia in festa. La cercai disperatamente con gli occhi per condividere con lei uno dei momenti più importanti della mia vita. Lei non era al suo posto. Chiesi a tutti se l'avessero vista uscire. Nessuno si era accorto della sua assenza. La cercai in tutti i bagni, pensai a un malore o a una comunicazione improvvisa. Mi attaccai a un telefono a gettoni e chiamai casa sua. Non era ancora rincasata. La mia gioia si colorò di tristezza. Invano i miei minimizzavano l'accaduto. Alfio, il comunistaNon potevo essere felice senza di lei. I giorni che seguirono furono tremendi. Dopo qualche settimana seppi che, da un pezzo, aveva conosciuto Alfio, un altro ragazzo e, a mia insaputa, aveva cominciato a uscire con lui.

Con Alfio non avevo niente in comune. Forse solo gli anni. Era uno dei leader del movimento studentesco, imbevuto di rabbia sindacale e di teoria marxista. Portava una barba lunga, incolta. Fumava droghe leggere. Per liberarsi dalla società borghese. Disprezzava la ricchezza dei ricchi ma aveva comprato a rate una moto da competizione con la quale sfrecciava per le strade di Catania a velocità pazzesche. Di estrazione proletaria, il padre, un brigadiere dei carabinieri in congedo, arrotondava la misera pensione facendo l'informatore degli istituti di credito, scovando i veri domicili dei morosi o accertandone le presunte generalità. Una città strana Catania. Piena di truffatori e di ladri, di loschi capitani d'industria e di evasori incalliti e spregiudicati. Scappai a Scicli. Per non incontrarla con la sua nuova fiamma. Per risparmiarle la penosa mortificazione del mio amore. Ero come sbandato. Non sapevo capire il mondo e le persone. Ci volle del tempo, molto tempo prima che ritornassi a una vita normale. Quest'epilogo inatteso e triste mi lasciò svogliato, pigro, privo di qualsiasi ambizione. Rifiutai tante offerte di lavoro anche all'interno dell'università. Odiavo Catania. Cominciai a fare domande per supplenze. Preparavo l'esame di ruolo nel frattempo. Ritornò l'estate e con l'estate anche Maria Adele. Sempre più bella, sempre più cercata. Di Alfio neppure l'ombra. Mi sbirciò al mio solito posto in spiaggia e ritornò a piazzare l'ombrellone molto vicino al mio. La ignorai ma tremavo. Non era rabbia, era l'antico desiderio che ritornava come una febbre a possedermi. Ora più che mai. Una tentazione sublime di riprendermi una rivincita con una donna abituata a tenere il mondo ai suoi piedi. Era la scusa con cui m'ingannavo.

-Sai, -ruppe un giorno lei stessa il ghiaccio. - il mio rapporto con Alfio era solo di stretta collaborazione politica. Non volevo che tu t'ingelosissi. Per questo mi sono allontanata, per non farti del male. -

Mentiva. Con l'abilità di sempre e la spregiudicatezza della sua malizia. Non risposi una parola. Mi accarezzò i capelli con la sua mano calda.

-Io non saprei vivere senza di te. - Aggiunse.

..lei mi amava, mi odiava, mi amava, mi odiava, era contro di me… io non ero ancora il suo ragazzo e gia' soffriva per me, e per farmi ingelosire quella notte lungo il mare e' venuta con te..

Mi usava come il bambolotto che le avevano regalato i genitori quand'era piccola. Era abituata a giocare con la vita degli altri. Degli uomini. Alla fine del mese comparve in spiaggia Alfio. Minaccioso, geloso, le fece una scenata alla quale lei rispose con un leggero sorriso. Ritornò ancora più furioso a Catania. Per parte mia ci guadagnai un insulto e una sfida a botte che non raccolsi.

-Non m'interessa Alfio. Ti sei reso finalmente conto?- Mi domandò. - La mia vita è con te. -

Ritornammo insieme. Per come si poteva ritornare insieme a quei tempi. Abbracci al chiaro di luna, baci, parecchi, ma nient'altro di più. La castità era la sua bandiera. Mi convinsi anch'io che il suo rapporto con Alfio si fosse fermato solo a pochi e innocenti preliminari. L'estate fu lunga e particolarmente felice. Lei si sarebbe laureata a ottobre. E così fu. Con il pretesto dell'emozione non volle amici e parenti alla discussione della sua tesi. A novembre mi comunicò di aver trovato un ottimo studio di commercialista presso il quale iniziare a fare praticantato. Un cliente del padre. La persi di vista. La cercai disperatamente. Si negava al telefono. Presi una seconda cotta e giurai in cuor mio di sposare una donna totalmente diversa da lei. L'occasione non si fece aspettare. Avevo conosciuto una collega carina, non bella. Di estrazione borghese. Ci fidanzammo prima che arrivasse di nuovo l'estate e, con l'estate, lei. Alla fine di quell'agosto, io e la mia fidanzata, fissammo il giorno delle nozze. Volevo darle implicitamente una risposta. Una festa molto sotto tono fu il mio matrimonio per me. Quell'estate, però, lei non ritornò a Sampieri. Mi ritrovai con una donna nel letto e, dopo qualche anno, anche due meravigliosi bambini. Non seppi più nulla di lei. A quanto pare dimenticò Sampieri. Mi avviai verso il lungomare senza aspettare di vuotare il bicchiere con la birra.

"Perché questo improvviso e malinconico ritorno al passato?" M'interrogai senza darmi risposte. Sulla piazzetta del lungomare una macchina con i finestrini aperti. La sua radio accesa a tutto volume trasmetteva una canzone del primo Celentano di cui lei andava veramente pazza. Una storia d'amore. Sembrava che tutto congiurasse contro il mio desiderio di dimenticare. Passai attraverso le bancarelle dei marocchini. Una di esse vendeva cappelli di paglia. Mi avvicinai come per comprarne uno. Lo indossai e mi guardai nello specchio. I capelli erano ormai quasi tutti bianchi e radi. Borse agli occhi. I baffi, anch'essi bianchi, tirati su una bocca appassita che già denunciava i suoi anni. Ebbi paura della mia decadenza fisica e lasciai con orrore il cappello e lo specchio. Quanti anni ormai erano passati? I figli grandi, all'università, il mio rapporto coniugale anonimo, routinario, ufficialmente appagante e felice. Camminavo a zonzo per il lungomare senza preoccuparmi della gente che mi sciamava intorno, depresso e confuso.

-Mi sbaglio o sei proprio Giuseppe?- Una voce di donna mi richiamò dal mio iperuranio.

Mi voltai istintivamente. Alle mie spalle una coppia di signori pendeva dalle mie labbra per una conferma che non sapevo dare.

Lui, una persona molto distinta ma anche molto avanti negli anni. Alto, elegante, portava un panama che gli conferiva un'aria decisamente coloniale. Lei, molto più giovane di lui, indossava un cappello di paglia elegantissimo. Abbronzatissima, dal trucco curato e per nulla dozzinale, si nascondeva dietro due enormi occhiali da sole. Le dita piene di preziosi anelli, una scollatura mozzafiato che non avrebbe curato sicuramente le ansie del povero marito. Dovetti balbettare qualcosa.

-Dai! Possibile che non mi riconosci più?-

Tolse gli occhiali da sole e finalmente ogni dubbio svanì. Era lei, Maria Adele che si manifestava una volta ancora nella mia vita come un ectoplasma. Mi prese un tremore alle gambe. Dovetti anche diventare rosso come un gambero. Il signore mi diede amabilmente la mano per salutarmi.

-Ma...- Feci io, in preda a un panico che non sapevo dissimulare.

-Lo so. -M'interruppe lei. -So a che cosa stai pensando. Tanto tempo è passato. E anche tanta vita. - Mi guardò con un interesse sfacciato. - Ti ritrovo cambiato. In meglio. Hai una pancetta adorabile e il grigio dei capelli ti dona. I baffi ti danno un'aria severa, da cattedratico. Insegni sempre matematica?-

-Si! - Farfugliai. E non osavo guardarla.

-Non vorremo stare tutta la sera fermi a fare radici...-Sbottò lei. Sottobraccio a suo marito, con l'altro braccio afferrò il mio e cominciammo ad andare.

-Finalmente ho conosciuto Giuseppe.- Esclamò con ammirazione il signore. - Sa. Maria Adele mi ha parlato spesso di lei, del vostro rapporto solare, della vostra fraterna amicizia. Cose rare oggi per i tempi in cui viviamo...-

Ero come paralizzato nella lingua, non sapevo se urlare o sorridere.

-Ti dirò, -lo interruppe lei - dopo che mi sono laureata, ti avevo accennato alla possibilità di fare un buon praticantato presso uno dei commercialisti più importanti di Catania...-

-Si. -Confermai. - Ricordo vagamente.-

-Maria Adele venne nel mio studio -continuò lui - e a poco a poco non solo lo rivoluzionò ma rivoluzionò anche la mia vita. Da scapolo impenitente, quando ormai neppure pensavo al matrimonio, dovetti arrendermi alla sua intelligenza e al suo fascino. Così finii per dire di sì a tutto. Quest'anno abbiamo comprato una delle villette del villaggio di punta Sampieri. Tutte le estati precedenti le abbiamo trascorse tra la nostra villa di Taormina e uno chalet, che ho voluto regalarle per il decimo anniversario del nostro matrimonio, a Cortina d'Ampezzo. Le confesso però che questa spiaggia e questo mare le sono mancati tanto in tutto questo tempo. Decisi allora di mettere radici anche qui. Non abbiamo avuto figli per una libera e reciproca scelta. Per essere perciò totalmente indipendenti e spostarci con facilità da un luogo all'altro senza dover dipendere da nessuno. I fine settimana li passiamo da molti anni a Roma, dove abbiamo avuto la fortuna di comprare un attico con vista su Piazza Navona. Un luogo magico e unico al mondo.-

..l'hai sposata sapendo che lei, sapendo che lei moriva per me, coi tuoi soldi hai comprato il suo corpo non certo il suo cuor..

-E tu? - Domandò lei dirottando su un altro fronte il filo del discorso. - Ho saputo che ti sei sposato e hai anche dei figli, raccontaci di te...-

-Oh! Come l'hai saputo?-

-I miei me ne hanno parlato. E poi non sai l'antico adagio? Fidanzati e dillo ai quattro venti, fatti monaco e non lo dire a nessuno.-

-Maria Adele, -si intromise il marito.- perché non inviti il tuo amico un pomeriggio a casa per un gelato o un tè? Avremo più tempo per parlare e raccontarci.-

-Sì. - Gli rispose con prontezza lei.- Mi hai bruciato sul tempo. Volevo proprio proporglielo.-

-Oh, grazie! - Mi schermii io. - Non è il caso di prendersi tanto disturbo...-

-Venga! Ci conto! - Insisté l'uomo. - Chissà quante cose avrete da dirvi e quante cose avrà da raccontarmi su di lei. -

Lo guardai con occhi malinconici. Lei inumidiva le labbra con la lingua. Ci salutammo. Li vidi allontanare. Non sapevo catalogare quell'apparizione. Era stata un incubo o un sogno? Guardavo il suo corpo sinuoso. Camminava con l'eleganza di un'indossatrice. Pensai a mia moglie senza un'ombra di trucco, grassa per avermi dato due figli, il petto floscio e cadente. A memoria mia mai le avevo visto le unghie dipinte. Maria Adele aveva trovato quello che io non avrei potuto mai darle. La tarantola aveva saputo tessere la sua ragnatela con abilità e malizia fino a quando aveva intrappolato la preda che cercava. Il vecchietto dalle piume d'oro con un pesante conto in banca. Da portare al guinzaglio come un cagnolino per vivere una vita disinvolta, tutta sopra le righe. Sentii che la mia mediocrità era da preferire alla vuotezza della loro vita. Taormina, Cortina, Roma ma alla fine che cosa sarebbe rimasto di tutto quel vissuto?

..A letto ritornai, piangendo la sognai sembrava un angelo mi stringeva sul suo corpo mi donava lala sua bocca mi diceva: "sono tua..." e nel sogno la baciai..

Estrassi il telefonino dal taschino e chiamai mia moglie.

-Preparati. - Le ordinai. -Sto arrivando. Stasera voglio portarti a Pozzallo per una pizza e un gelato.-

-Finalmente! - Esclamò lei. - Dopo tanti anni, per la prima volta, ti sei ricordato dell'anniversario del nostro matrimonio.-

Rimasi shockato. Chiusi il telefonino e piansi.

Un Uomo Libero

giovedì, 21 maggio 2009


Il Pernacchio nella storia della Filosofia

 

 

Il nostro doveroso omaggio va oggi alla Grecia, culla della civiltà occidentale. L'Ellade arcaica, in cui hanno visto la luce le arti, la letteratura, il teatro. E la filosofia. E proprio in questo paese, Eldorado della cultura, ha avuto origine questa branca fondamentale e imprescindibile nell'ambito della speculazione: la filosofia del Pernacchio. 'O pernàkios, argomento sotteso al pensiero dei più eccelsi philòsophoi, il cui cammino, attraverso deviazioni inevitabili nei vari paesi dell'Europa, traccia un fil rouge immaginario dalla sua fonte ellenica fino alla immortale Napoli.

 

Per gli Aristotelici il Pernacchio include il rapporto con gli altri. Ovvero, il Pernacchio è dialettica. Posso dedurre e indurre le cause che conducono al Pernacchio anche da solo, ma per esplicitare il contenuto del Pernacchio ho bisogno degli altri.

Platone sostiene che il Pernacchio è la causa finale, il motivo per cui avviene è il suo fine stesso; la causa finale di un Pernacchio è esternare l’idea del dissenso, dare forma alla critica esplicita; l’idea del Pernacchio è la causa finale del Pernacchio.

Epicuro distingue tra Pernacchio cinetico o in movimento, e Pernacchio catastematico o stabile. Ogni Pernacchio è di per sé un bene, ma non è detto che le sue conseguenze nel tempo siano vantaggiose per noi. Contrariamente ai cirenaici, che indicavano nel Pernacchio in movimento il piacere, ovvero, l'obiettivo da perseguire, Epicuro ripone il Fine nel Pernacchio statico o piacere catastematico. Solo nel Pernacchio catestamatico l’uomo risolve la completa soddisfazione del desiderio, che di per sè é piacere.

Per i dotti della semiotica il Pernacchio è quella cosa che, nella comunicazione, lascia il segno. Per Kant il Pernacchio é uscire dallo stato apparente di minorità intellettuale, divenire maggiorenni sul piano razionale e imparare a pensare con la propria testa. Kant definisce così il Pernacchio : l' uscita dell' uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso [ ... ] abbi il coraggio di servirti della tua propria intelligenza! Il Pernacchio, dunque, riscatta l’uomo e la sua intelligenza. E nella sua Critica alla ragion pura egli dirà che il Pernacchio è l' unico mezzo a nostra disposizione per conoscere la realtà.

Con Hegel la fenomenologia del Pernacchio si sostanzia di una valenza idealistica: esso trova il suo fondamento nelle idee, nella mente dell'individuo. Hegel descrive il cammino che deve intraprendere il Pernacchio che, partendo dallo spirito, raggiunge la piena consapevolezza di sè e della realtà nella realizzazione fenomenica, nella sua esplicitazione: dal noumeno (l'idea) al fenomeno (la realtà). Tutto ciò avviene in tre fasi: la tesi, che afferma ciò che si conosce, l'antitesi, che mette in discussione ciò che si pensa di conoscere e infine l'apoteosi, l'esplosione della sintesi: il Pernacchio!

Ma il vero trionfo del Pernacchio avviene nel momento della filosofia positivistica, quando i pensatori, a partire da Comte, studiano scientificamente le sue potenzialità eudemonistiche.

Attraverso la legge deterministica applicata al Pernacchio si può creare una società felice. L'uomo, anche il più diseredato, l'appartenente all'infimo sottoproletariato urbano può, attraverso la causa- effetto del Pernacchio, conseguire la misura liberatoria della sua esistenza e la piena realizzazione di sè.

Per Marx il Pernacchio è epifenomeno dell’economia. Solo partendo dal Pernacchio è possibile spiegare il Capitale. Non è la coscienza di essere proletari che determina il Pernacchio, ma è il Pernacchio a determinare la coscienza del proletariato. Il Pernacchio serve a ricercare quelle condizioni necessarie che hanno reso inevitabile la condizione di servaggio (la causa) e che ne rendono non meno inevitabile il superamento (il fine). Il Pernacchio è la Sveglia dei popoli. Diventerà il motto del Partito Comunista, e sarà metabolizzato dalla Storia e dal pensiero dormiente di tutto il novecento fino al “Cominciamento” del filosofo dei nostri tempi, Massimo Cacciari, attuale Sindaco di Venezia; per Cacciari il Pernacchio non è solo il fine, la cosa ultima, ma è anche l’Inizio, ovvero, il Pernacchio è un continuum o, come dice Lui, “l’infinità” stessa della cosa nella sua inalienabile e intramontabile singolarità, in movimento”. Viene così confutata l’idea del Pernacchio statico d’Epicuro, riprendendo il paradigma cirenaico, o teoria del Pernacchio in movimento.

Per tutti, da Aristotele a Cacciari, il Pernacchio è liberazione, è anche Sveglia dei popoli, è soprattutto Libertà. Per Edoardo No! L’attore napoletano sintetizza 2.500 anni di pensiero filosofico complesso in un’unica e semplice enunciazione: il Pernacchio è una convenienza!

Il compito dell'artista, dell’uomo, consiste, in ogni caso speciale, nella pratica applicazione di questa legge d'intima, di assoluta, d'infrangibile convenienza, che è idea, fine, causa e piacere, Cosa Ultima, Inizio e Cominciamento, principio stabile e dinamico, soprattutto dialettica di libertà e di liberamento. Con metodo.

 

«Il Pernacchio deve essere di testa e di petto, ovvero deve fondere insieme cervello e passione, ragione e follia, vi posso anche dire, in tutta confidenza che il vero Pernacchio non esiste più, quello attuale, corrente si chiama pernacchia, è una cosa volgare, brutta, il Pernacchio classico è un’arte!

Edoardo: "Siamo.. tre o forse quattro a conoscerlo profondamente e praticarlo in tutta Napoli il che vuol dire in tutto il Mondo. Insomma il Pernacchio che dobbiamo fare a questo signore deve significare: “tu si a schifezza, ra schifezza, ra schifezza, ra schifezza e l’uommene! Mi spiego?”…»

 

Solo nel momento felice del Pernacchio ogni uomo è vero.

 

Santhippe-Socrathe

 

Da l’oro di Napoli, il Pernacchio, la convenienza, di Eduardo De Filippo

 Note degli autori: «Uè, Luciano Decrescè, tu a chesto nun ce avive mica penzato!»

martedì, 28 aprile 2009
ll codice sorgente di questo Test  è stato scritto da uno studente della Stanford School of Engineering, pensate, quando ancora Internet era un privilegio di pochi e nel mondo della rete aveva fatto il suo ingresso trionfale Windows NT. Era il 1998. In Italia i computers erano merce rara. L'adsl un sogno che stava diventando realtà.  Per comprare una buona macchina -pc desk- si spendevano anche 4.000.000 di lire. I notebook? Troppo cari. Un Thinkpad della IBM  con processore Intel Pentium II costava 7.000.000, settemilioni, della vecchia e amata lira.  Si guardava al progresso con sospetto. Il futuro costava troppo. Molte aziende rifiutavano i contatti dei primi web master. Internet non era  ancora un'opportunità.

"Un sito internet? a che serve?".

Google nel 1998 non esisteva. O meglio, era sulla rampa di lancio. Fu apprezzato con ritardo dai guru del web che a quei tempi si contavano sulla punta delle dita di una sola mano. Così girava il mondo allora, lento. Nessuno aveva fretta di cambiare. La barra di ricerca più cliccata al mondo nel 1998 era  Altavista.  In quell'anno le iscrizioni alle facoltà di Matematica, in quasi tutte le sedi Universitarie del bel Paese, conobbero un picco insolito. L'Italia si preparava con consapevolezza a gestire il proprio domani tecnologico.
Nel frattempo lo Sviluppo Ottico Coassiale Rete Accesso TElecom era morto. Il cablaggio delle città con le fibre ottiche cedette il passo alla tecnologia ADSL. In realtà le due tecnologie saranno in seguito utilizzate insieme: doppino di rame e fibra ottica, di nuova generazione, convivranno sotto le strade di tutte le città italiane. Tutte? No!  SOCRATE si è fermato a Catania!